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Giovedì 17 Maggio 2012 - Aggiornato 17/05/2012 20:21 - Online: 191 - Visite: 8388607

13/01/2010 13:10

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Università Catania e corsi decentrati a Ragusa: l'ambiguità di fondo rimane

Comune e Provincia difficilmente potranno impegnarsi per un contributo superiore all'attuale milione e mezzo di euro

Ragusa - Mentre c'è chi protesta sui tempi "al rallentatore" per l'approvazione del nuovo Statuto del Consorzio universitario ibleo, riproponendo le consuete schermaglie tra gruppi politici consiliari, la realtà va emergendo: occorre fare i conti con le effettive disponibilità economiche degli enti locali. Il dibattito per l'approvazione dello Statuto in Consiglio provinciale è stato fissato per il 21 gennaio, lo stesso giorno in cui il testo sarà esaminato in Consiglio comunale. Frattanto è merito dell'assessore ai sevizi sociali, con delega anche all'università, l'aver provato a fare i conti.

L'assessore Rocco Bitetti ha infatti dichiarato quello che tutti sanno ma nessuno dice: Comune e Provincia difficilmente potranno impegnarsi per un contributo superiore all'attuale milione e mezzo di euro destinato al finanziamento del Consorzio. «Mancano due milioni e mezzo che dovranno arrivare dalla Regione» osserva l'assessore. Mentre il contributo dei privati, previsto dal nuovo Statuto, appare di dubbia consistenza. Non per caso la "Banca Agricola Popolare" aveva abbandonato il Consorzio universitario non appena si era manifestata la prospettiva di un maggiore impegno finanziario. Tra le nebbie delle dichiarazioni dei singoli esponenti politici, c'è chi sta prendendo atto che la difficoltà di mantenere tutti i corsi dell'università di Catania attivi a Ragusa (Agraria, Giurisprudenza e Lingue) sono di natura economica e non "statutaria".

Ma l'ambiguità di fondo rimane e la classe politica locale, di ogni schieramento, sembra incapace di sottrarsi alla logica del "voglio ma non posso". Negli incontri dello scorso novembre era emerso chiaramente che con 3.900.000 euro l’anno sarebbero "salvi" solo due corsi di laurea magistrale, mentre per salvarli tutti e tre occorre un sostanzioso contributo dalla Regione fino all'ammontare di cinque milioni e mezzo di euro. La resistenza ad oltranza per mantenere attivi tutti i corsi di laurea è determinata dal disegno di fare di Ragusa il perno di un "quarto polo pubblico" che non sembra nelle corde degli attuali orientamenti ministeriali.

Questo atteggiamento pecca di realismo anche perché non tiene conto della necessità, per l'Università di Catania, di varare l'offerta formativa per il 2010-11 da presentare al Ministero in tempi utili per la sua approvazione. Poiché il numero di studenti che le facoltà catanesi potranno accettare è vincolato al numero di docenti impegnati nei singoli corsi di laurea, sciogliere il nodo del decentramento a Ragusa è di vitale interesse per le facoltà che hanno un basso numero di docenti di ruolo. Insomma nella "partita di poker" tra l'ateneo catanese e gli enti locali ragusani, da una parte e dall'altra, c'è chi non rinuncia al bluff e le carte non sono tutte chiare.

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