17/01/2010 11:59
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Il vento
Il vento, nel cielo opalino, quest’inverno ammucchiava le nuvole chiare una sull’altra. Radente ed energico alla schiuma del mare, staccava il sale dall’acqua.
Quest’inverno il vento a Sampieri sapeva di ruggine e di un lamento di gole vocianti lontane e portava con sè ricchezze assolute. Lunghe ore sono stato ad osservare il suo agire e a pensare come quel posto nella solitudine invernale ha una sua sacralità, una sua mistica impalpabile.
D’inverno la misura del percepire è differente.
D’inverno ogni parte di quel luogo è più intima.
Tutto è per pochi, i soliti di sempre: quelli felicemente condannati a restare. Fisicamente abitiamo un luogo specifico nella sua fisicità, sentimentalmente siamo abitati da una memoria custodita nei recessi della mente. Le memorie affettuose del luogo Sampieri sono quelle degli inverni solitari e tristi dentro una salsedine densa di nebbie farinose e spesse, che impastano la pelle, ammantano le disabitate dimore e tutto offuscano come una lente flou.
Il mare
Il mare, ondulato e rilucente come un telo di raso, senza sosta increspa la sua superficie con schiume di bagliori accecanti. Emette un rumore unico: grave, continuo, chiaro segno della sua potente, smaniosa vitalità. Il silenzio intorno è totale ed il rispetto e l’ammirazione massime.
Con la sua energia incontenibile ha scavato solchi e sottratto materia lungo la spiaggia. Si è incuneato sotto le abbandonate attrezzature balneari, da dove tutti ora sembrano vigliaccamente fuggiti. Di quelle baracche di legno, ne ha messo a vista le fondazioni, reso sospese le pedane di tavolato, trasformando quel luogo di effimero divertimento, in zattere abbandonate nel bagnasciuga. Come scheletri di cetacei spiaggiati in riva ad un mare sempre poco rispettato, un giorno quelle carcasse le vedremo guadagnare il largo ed allora, come Galeoni di sconfitte piraterie, le avvisteremo naufragare e perdersi per sempre.
La spiaggia
La spiaggia grande si è consumata nel tempo. L’aggressione ingiustificata e il vandalismo delle risorse è ormai insostenibile. Ogni manomissione di equilibri millenari si sconta in termini di disagi che giungono a noi, di sperpero di risorse, di incosciente eredità che lasciamo a chi dopo di noi verrà.
Tornerò in riva a quel mare quando il tempo del divertimento renderà insostenibile lo stesso posto che oggi ha grande seduzione. Quando in nome di un spasso futile e immotivato che detesto, il posto Sampieri avrà perso la propria inviolabilità, la propria misura e si assoggetterà a sopportare paziente le violenze che da qualche anno si consumano con cinismo assoluto.
D’estate si può vivere della memoria di quel luogo d’inverno, dei suoi silenzi, del fascino dell’abbandono che emana, fuori da ogni tempo pensabile. Aspetteremo smonti il tendone il circo del passatempo che ogni anno d’estate con arroganza si presenta puntuale e svolge le sue scelleratezze con l’altezzosa disinvoltura di una devozione.
foto Ellj Nolbia
Ellj Nolbia
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