05/02/2010 02:22
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Pubblichiamo un bellissimo articolo di Francesco Merlo, uno dei maggiori giornalisti italiani, catanese, editorialista di Repubblica a Parigi. Il fondo che sancì, il 1 ottobre 2003, il suo passaggio, dopo venti anni, dal Corriere della Sera a Repubblica titolava: "Se la sinistra scopre che il Ponte è di sinistra". Un pezzo che ci sentiamo in toto di condividere.
FOSSE pure vero che non c´è convenienza economica, il Ponte sullo Stretto di Messina andrebbe comunque costruito, senza arroganza verso le ragioni dei ragionieri ma con un filo d´ironia, visto che nessuno ha fatto i conteggi alla Torre Eiffel o alla Statua della Libertà ma tutti capiscono che senza Torre e senza Statua a Parigi e a New York ci sentiremmo persi. Solo grazie ai simboli infatti uno spazio dove ci smarriamo diventa un luogo nel quale ci ritroviamo. Non è insomma per ragioneria che si fanno i ponti, ma per ridurre le distanze. Anche in bocca, tra due denti, si fa un ponte. Tra due feste si fa un ponte. Si fanno ponti per i sospiri, e persino il ballerino di Lucio Dalla «balla su una tavola tra due montagne». Non c´è civiltà che non sia stata edificata attraverso i ponti, non c´è bellezza di città senza ponti, negli Usa come in Portogallo, in Svezia come in Francia, in Scozia come in Australia e in Giappone. Del resto chi fa ponti, in qualche misura diventa pure papa, pontifex, pontefice. Si fanno ponti anche come sberleffo alla natura, quella dei terremoti e quella dei vulcani, e si fanno ponti per dare ordine e bellezza al paesaggio che non è fatto di mitili e di mostri omerici, ma è fatto dagli uomini e dai loro progetti, perché nessun uomo ha mai visto la Terra senza gli uomini. Il Ponte insomma è bello, ed è sempre e comunque sviluppo, è progresso, è darsi la mano, è il binario per il pendolino e per l´Eurostar che si sono fermati a Eboli, è l´adeguamento delle autostrade al flusso di automobili e di camion. Il Ponte sconvolge l´arretratezza del sistema viario perché accelera e parifica. E anche con i bilanci in rosso, il Ponte sarebbe comunque ricchezza, risorse, opportunità straordinarie, nuovi posti di lavoro. Alla fine insomma questo Ponte sullo Stretto è l´opera più bella e più avanzata che l´Italia possa realizzare, è un risarcimento al nostro Sud, ed è - deve essere - un´operazione laico simbolica keynesiana, la fine di un handicap, la fusione di Messina e Reggio nella Città dello Stretto, come una nuova Costantinopoli. Perciò il Ponte è di sinistra, anzi è quanto più di sinistra si possa fare (non dire, ma fare) oggi in Italia.
E infatti, a sorpresa, la sinistra meridionalista sta riscoprendo le ragioni del Ponte sullo Stretto e, senza troppa timidezza, avanzando per riviste e per convegni, si fa ponte verso il Ponte di Berlusconi, vorrebbe spingerlo a passare dal virtuale al reale, posare insieme con lui quella prima pietra prevista nel prossimo mese di maggio, e magari pure sfilargliela di mano, perché i ponti si possono anche discutere, ma poi, alla fine, si fanno, e mai per ragioni contabili, visto che nessuno le ha mai applicate al Ponte di Brooklyn, e si viaggia magnificamente dentro il tunnel che attraversa la Manica, malgrado i bilanci siano ancora drammaticamente in rosso.
Torna dunque il Ponte di sinistra o, meglio, la sinistra del Ponte, proprio quando il più grandioso progetto del governo Berlusconi, il più meridionalista dei suoi progetti, maltrattato dalla burocrazia di Bruxelles, rischia di rivelarsi, già nei prossimi vertici europei della prima metà d´ottobre, un ponte di sabbia o meglio un ponte di carta. Aggredito dall´arcaismo retorico del più candido, ingenuo e peggiore ambientalismo, e trascurato dallo stesso Berlusconi che lo ha usato come strumento propagandistico, uno dei suoi tanti belletti, il Ponte è infatti, come tutte le trovate berlusconiane, un´impresa, ma solo nella dimensione virtuale e mediatica, la dimensione dell´inesistenza. E però l´impresa, perfetta per simulazioni, prove e controprove, disegni, grafici e colonne sonore, non può diventare reale senza gli attrezzi politici e culturali, la voglia di potenziare il territorio, e il rischio degli imprenditori privati che, sia pure con il sollievo dei crediti agevolati della Banca Europea (Bei), dovrebbero affrontare il 60 per cento di un investimento che si avvicina ai 6 miliardi di euro. Ed è inutile cercare un punto mediano tra la virtualità catastrofista della sinistra economicista che prevede, testualmente, "un Ponte frequentato solo dai gabbiani" e la virtualità berlusconiana che lo immagina come "una macchina per soldi" capace di "risolvere i più grandi problemi del Mezzogiorno". Opposte previsioni di spesa si fronteggiano sugli spalti dei giornali avversari, ma sono dati che non andrebbero contrapposti ma invece giustapposti. I vantaggi infatti non andrebbero assolutizzati e gli svantaggi non andrebbero drammatizzati. Bisognerebbe lavorare per ridurre l´area degli svantaggi e accrescere quella dei vantaggi. Questa è la politica.
Ebbene, che la politica, la cultura politica di sinistra, voglia riscoprire il Ponte, aprirsi, articolarsi e magari da subito riprendersi quel Ponte che aveva fatto sognare i suoi migliori meridionalisti, che la sinistra voglia infilarsi nel progetto Ponte, lo si scopre con gioia leggendo il numero 41 della rivista del neomeridionalismo di sinistra, che si chiama appunto Meridiana e che al Ponte è interamente e variamente dedicata, con un bellissimo saggio introduttivo di Lea D´Antone. Con l´idea dinamica, non scontata, che non esiste il Mezzogiorno ma esistono i Mezzogiorni, dove non tutto è sempre e comunque arretrato, la rivista è marcata Donzelli, editore di tutto rispetto e rivista-manifesto degli storici meridionalisti cinquantenni in cerca del simbolo di una generazione.
E difatti leggendola si capisce bene come il Ponte sullo Stretto possa rappresentare, finalmente meglio e più del terrorismo, il simbolo della generazione del Sessantotto. Sono infatti loro che lo vogliono; siamo noi che, giunti alla maturità, vogliamo i ponti mentre prima volevamo dittature e bardature, chiusure e costruzioni anti. Il Ponte per la sinistra italiana potrebbe significare dunque anche il giro di volta della maturità, perché questa generazione del Sessantotto è ancora alla ricerca del suo simbolo, e il ponte è la conclusione logica di quel percorso, di quell´avventura fatta tutta per rottura di ponti.
E la mafia? A Palermo non ci sono ponti, la mafia non è nata né sopra né sotto i ponti. Certo, la mafia c´è e qualsiasi grande investimento corre il rischio della mafia. Ma forse, contro la mafia, non bisogna più investire nel Sud? E non sarebbe, il rinunciare al progresso e allo sviluppo per paura della mafia, la maniera più vile di arrendersi alla mafia? Per alcuni la mafia cresce nella povertà e nel sottosviluppo, per altri nella ricchezza e nello sviluppo, c´è chi la lega al grano e alla terra arida, chi all´arancia e all´acqua. A Gela la mafia è arrivata con l´industria ma a Villalba, Mistretta, Montelepre, Corleone non c´è mai stata industria. La verità è che la mafia si combatte con polizia e magistratura, con la pazienza, l´eroismo e il rischio d´impresa che è fatto di innovazione e dunque anche di ponti. I testi di Morale ci insegnano del resto che l´angoscia d´esser nati può diventare forza criminale quando va verso la disoccupazione, o forza propositiva, ergon, quando va verso il lavoro.
Infine, e di nuovo, Berlusconi. Si può volere il Ponte che vuole Berlusconi e cominciare a farlo insieme a lui. È questo il solo modo per sottrarlo alla sua ormai proverbiale e furba dabbenaggine, il modo per introdurre garanzie, rapporti con il sindacato, e alla fine fare del progetto Ponte un Parlamento con maggioranza e minoranza, prendere il controllo di una grandiosa operazione che non è solo economica e deve essere gestita da tutta la cultura politica italiana, perché riguarda tutta l´Italia, la simboleggia tutta, Ponte tra le due Italie, tra le due culture, tra le due esigenze. Il Ponte che, come la rivista di Piero Calamandrei, unifica senza confondere, e addirittura rinsalda le identità perché le fa diventare identità aperte contro le identità chiuse che ti fanno orgoglioso e spocchioso, ma non ti portano da nessuna parte.
Ecco: il Ponte, per la sinistra, è anche un ponte contro la spocchia, contro la sicumera, contro il complesso di inferiorità coperto di muscoli, il Ponte al posto dei baffi di ferro e dei girotondi, il Ponte per non smarrirsi nello spazio astratto dell´ideologia, nell´Italia-manicomio che, pur di fare un´altra pernacchia a Berlusconi, vorrebbe volare da Scilla a Cariddi con la liana e l´urlo di Tarzan.
Francesco Merlo
09/05/2012 - 13:27
AttualitàScicli
12/05/2012 - 00:58
AttualitàRagusa
09/05/2012 - 13:55
AttualitàScicli
08/05/2012 - 17:23
CronacaScicli
13/05/2012 - 16:23
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17/05/2012 - 11:55
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14/05/2012 - 23:40
CulturaUn Uomo Libero racconta
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14/05/2012 - 15:22
AttualitàAmbiente
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28/04/2010 09:30
PROPAGANDA
Pasquino
Marcella a svelato il trucco. Pittosto che fare informazione, meglio la propaganda che aiuta a rincoglionire. Essere contrari alla realizzazione del ponte di Messina non significa essere ai ponti. Poi destra e sinistra.... Potremmo ridefinire e fare informazione anche sul tema piuttosto che creare divisioni manichee. Il Sud ha già vissuto di cattedrali nel deserto e i risultati sono più che evidenti. Possiamo parlare di progetti di sviluppo che vadano oltre i proclami? Ma questa classe politica e gli iatliani tutti siamo ancora in grado di farlo? Diffidare di chi vuole greare contrapposizioni e di chi all'opposto fare finire tutto a tarallucci e vino. Semplficare la complessità è il nuovo trucco di questi apprendisti stregoni!
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12/02/2010 11:51
DDD
Il post che parlava di ignoranza non era quello del sig. Caruso ma quello anonimo a seguire, mi scuso per averli confusi
-1
12/02/2010 11:49
DDD
Mi rivolgo a tutti coloro che si dicono a favore del ponte e soprattutto al sig. Caruso che scrive che chi è contrario lo è essenzialmente per ignoranza. Io sono contrario. Per moltissime ragioni: 1. lo stretto di Messina è il tratto a più alto rischio sismico in Europa, più alte le possibilità che ci sia un terremoto, più alta la possibilità che sia devastante, e che il ponte venga giù; 2. anche se terremoti non ce ne dovessero essere, la Sicilia si allontana dall'Italia alla velocità di 1 millimetro all’anno, in modo tale che ben presto il ponte non sarebbe sufficientemente lungo; 3. il costo preventivato è enorme e quei soldi sarebbero molto più utili per realizzare infrastrutture in Sicilia (dove sono pessime) oppure in Calabria (dove proprio non ci sono), considerando ad esempio che la Siracusa-Gela è in costruzione da oltre cinquant'anni mentre sulla Salerno-Reggio Calabria ci sono parti che si percorrono a passo d'uomo; 4. il costo effettivo sarà molto superiore al costo preventivato, sia per le inevitabili infiltrazioni della criminalità organizzata (anche in questo purtroppo Sicilia e Calabria sono ai vertici in Europa), sia per i tempi usualmente lunghi per la realizzazione di opere pubbliche delle nostre parti, che rendono i progetti di spesa sempre inadeguati; 5. il ponte rovinerebbe uno dei panorami (e dei litorali) più belli al mondo e andrebbe ad influire sui flussi migratori di molte specie di uccelli; 6. non avrebbe alcuna utilità per gli abitanti delle città di Reggio e Messina (nel cui interesse soprattutto dovrebbe essere costruito, e dove il ponte non lo vuole nessuno) dal momento che i piloni principali sono previsti a Ganzirri (estrema periferia nord di Messina) e Cannitello (tra Villa San Giovanni e Scilla) in modo che per andare da una città all'altra in auto bisognerebbe fare un giro di più di 60 km, che, con il relativo pedaggio, rendono senz'altro preferibile farsi 20 minuti di aliscafo; io rispetto le ragioni di coloro che vogliono che il ponte si faccia (ad esempio per farcisi un giro sopra) però sentirmi anche accusare di ignoranza……………
-2
11/02/2010 19:49
Marcella
Il presupposto dell'articolo è la convinzione che "sinistra=moralità, buoni princìpi"; di contro, "destra" starebbe a significare praticità, ricorntro pratico e politico di certe decisioni o, in questo caso, di opere pubbliche. A mio avviso si ricorre troppo spesso alla divisione destra-sinistra, e questo, se può essere un espediente azzeccato per certe tematiche, non lo è per altre. Di queste ultime fanno parte le opere pubbliche come lo Stretto di Messina. Troppo spesso, infatti, si cerca di convincere il pubblico, non solo in ambito giornalistico, attraverso dichiarazioni che puntano più all'emotività che alla documentazione o all'offrire informazioni, per quanto è possibile, sicure. Eppure proprio in queste sedi si dovrebbero portare vanti prove, dati e documenti, più che affermazioni, diciamo così, ideologiche. E' necessario valutare il problema "ponte sullo Stretto" con conoscenze che tocchino ambiti diversi, che si occupino di economia, gestione delle merci e traffico di queste nelle diverse regioni, geofisica, bilancio regionale, vantaggiosità di determinate opere, e, perchè no, anche pareri della gente comune, basati sulla convenienza o sul danno provocati da certe opere pubbliche. Ma quello che mi auguro è che il dibattito sul ponte non diventi la solita discussione tra destra e sinistra, e che questa dicotomia non tocchi più certe tematiche così importanti.Porto solo a titolo di esempio, il quale, riconosco, potrà essermi contestato, le affermazioni del professor Di Majo, docente universitario e ingegnere delle F.S., il quale dichiara la presenza di diverse lacune nel progetto esecutivo del ponte (intervista di Report del 2002), il che evidenzia una mancata chiarezza nella gestione delle documentazioni e dei progetti esecutivi.
-3
11/02/2010 01:16
Bue intenditor
Bravo Merlo (anche se suona male...) e bravo Saint-Just. Non sono in molti a seguire un pensiero che, per quanto lucido e lucidamente espresso, non perde la capacità di presentare problemi molto complessi.
-4
08/02/2010 19:38
OPINIONE PERSONALE
Saint-Just
Francesco merlo, il miglior giornalista italiano in attività. Recuperate i suoi articoli sull'archivio web di Repubblica. Troverete di che riflettere e soprattutto ci si accosterà ad un pensiero lucido, colto, dalla prosa impeccabile.
-5
08/02/2010 00:12
DISINFORMAZIONE IN AZIONE
Pasquino
Così si fa disinformazione, senza entrare nel merito ma suscitando umori, illusioni, ..... Vogliamo ribaltare il tema: se ci sono a disposizione 6 miliardi di Euro, come si possono migliorare le comunicazioni e la viabilità con questi soldi? Autostrada del mare, viabilità secondaria, ferrovie (ferme da oltre 50 anni) ..... Ecco i posti di lavoro che creano sviluppo e servizi e non sogni!
-6
07/02/2010 01:25
DI SINISTRA?
andrea ruta
fare, fare, fare? cos'è, la politica del fare una buca anche se non serve, l'importante che crea lavoro? ma si possono fare ancora sti discorsi nel 2010, quando la terra rischia di distruggersi fra 50 anni a causa della politica del fare indiscriminato? per chi non lo avesse capito, è un articolo demagogico che fa leva sui sentimenti. non affronta, come invece dovrebbe, la questione daun punto di vista scientifico,pratico ambientale eccetera. quando vorrete parlare in maniera seria di ponte,vedrete che ci sono moltissimi aspetti negativi. e chi lo dice poi che èprogresso?? le centrali nucleari una volta erano progresso, oggi non lo sono più, però l'italia vuole costruirle lo stesso, e le chiama progresso.
-7
07/02/2010 00:45
MIO PAPà è MORTO COL DESIDERIO DI VEDERLO REALIZZA
Luigi Caruso
Sono cresciuto parlando sempre di questo ponte di Messina, in tutto il mondo si sono realizzati centinaia di ponti con vari record, prima di morire avrei l'innato desiderio ed il piacere di passarci sopra, penso che solo il ritorno dell'ignoranza, nelle persone,( e vogliono togliere la geografia), possa non favorire la non costruzione, ma sicuramente abbiamo perso almeno 50 anni di tempo a realizzarlo, aspettare ancora vuol dire tanta ma tanta ignoranza bella e buona, ed essere arretrati o chiusi o invidiosi o altro ancora e ci sarebbe da scrivere, (non indico persone, zone, ideologie politiche, anche il vicino di casa), scusatemi ,chiudo, e diventato uno schifo, l'importante e fare fare fare fare fare, e non criticare chi fa, facciamo facciamo facciamo facciamo, ciao a tutti, Luigi.
-8
06/02/2010 21:33
MIO PAPà è MORTO COL DESIDERIO DI VEDERLO REALIZZA
Sono cresciuto parlando sempre di questo ponte di Messina, in tutto il mondo si sono realizzati centinaia di ponti con vari record, prima di morire avrei l'innato desiderio ed il piacere di passarci sopra, penso che solo il ritorno dell'ignoranza, nelle persone,( e vogliono togliere la geografia), possa non favorire la non costruzione, ma sicuramente abbiamo perso almeno 50 anni di tempo a realizzarlo, aspettare ancora vuol dire tanta ma tanta ignoranza bella e buona, ed essere arretrati o chiusi o invidiosi o altro ancora e ci sarebbe da scrivere, (non indico persone, zone, ideologie politiche, anche il vicino di casa), scusatemi ,chiudo, e diventato uno schifo, l'importante e fare fare fare fare fare, e non criticare chi fa, facciamo facciamo facciamo facciamo, ciao a tutti, Luigi.
-9
06/02/2010 19:20
MI SI è RISTRETTO IL PONTE
TFC
Ci sono tante bocche fameliche che vedono ancor lunga davanti a se la possibilità di saccheggiare questo paese. Purtroppo forse attorno alle ossa è rimasta troppa poca polpa perchè i vermi possano continuare a prosperare sulle ruberie in nome del progresso e del lavoro. Il baratro del default è vicino, si parla tanto di Grecia Spagna e Portogallo e forse non si parla di Italia perchè l'ipotesi è terrificante per tutti: altro che uscita dalla crisi ... poveri figli nostri , gli stiamo lasciando le macerie altro che inutilissimi e dannosissimi ponti.
-10
06/02/2010 17:55
ARà SBRIGATIVI A FALLU
fozza ponti
GRANDE QUESTO ARTICOLO Sono d'accordo in tutto e per tutto. E non sono di sinistra