Lunedì 06 Febbraio 2012 - Aggiornato 05/02/2012 21:09 - Online: 112 - Visite: 8388607
06/02/2010 20:57
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Firenze - Premessa
Cercherò di essere, nell’argomento, quanto più possibile divulgativo e stringato insieme.
L’esercizio del progetto d’architettura è un’arte difficile. La difficoltà non risiede nell’ingegneristico ardimento strutturale, no! Quello si risolve sempre. La difficoltà non è da identificare con le procedure, né nelle soluzioni tecnologiche. La difficoltà è riferita all’argomento del progetto, perché narra l’intero universo dell’abitare, del sistema delle relazioni che noi stabiliamo con la terra. La difficoltà maggiore del progetto è determinata nella capacità individuali nella lettura del luogo e della misura nella trasformazioni del luogo.
Tutti i luoghi hanno un’anima.
L’anima di chi quel luogo ha vissuto e lentamente adattato ai propri bisogni, in tal senso trattiene significati profondi non trasgredibili. Si tratta di relazioni durevoli (funzionali, simbolici, rappresentativi, produttivi) tese a continuare i valori dei luoghi per trasmetterli alle generazioni future. Progettare architetture significa, innanzitutto, entrare in sintonia con ciò che il luogo – attraverso la sua propria storia geologica e la storia dei suoi abitanti - trasmette. Ma per far quest’azione di rispetto, necessitano progettisti con sensibilità non comuni. Sensibilità che non si possono affidare al possesso del titolo accademico e neppure dall’abilitazione all’esercizio della professione. Le sensibilità necessaria al progetto, da una parte fanno parte delle sorgive virtù personali, dall’altra scaturiscono dalla cura del “sé”.
Il luogo – urbano o paesaggistico – il progetto lo detta. Per saperlo ascoltare, per sapere interpretare la poetica del luogo, ci vogliono orecchie attente e capaci organi di senso. E poi, non ultimo, una grande umiltà nel rispetto della storia e della sua collettività.
Il riferimento
Oscar Ribeiro de Almeida Niemeyer Soares Filho, brasiliano, è un grandissimo (ultracentenario) architetto moderno e contemporaneo. La sua massima espressione è riferita alla realizzazione di manufatti utilizzando in maniera plastica il cemento armato. Le forme curve rappresentano il suo campo espressivo. Le sue sono manifestazioni del Movimento Moderno, che hanno lasciato una pesante impronta nella cultura successiva.
Brasilia, pianificata da Lúcio Costa negli anni dal 1956 al 1960 è città di fondazione, insieme alle coeve Chandigarh, firmata da Le Corbusier e la cittadella del potere politico di Dacca, progettata da Louis Kahn. Le architetture della nuova città brasiliana, vennero affidate a Oscar Niemeyer. Città di fondazione, vuol dire che Brasilia nasceva su un terreno senza altre presenza architettoniche intorno, e quindi il luogo veniva aggredito con la disinvoltura progettuale come per un deserto. Certo, il territorio, il paesaggio non sono “un vuoto di senso”, trattengono sempre tracce millenarie di un vissuto sociale fatto di lotte contadine e di lavoro, di trasformazioni naturali e geologiche.
I casi
Nel progetto d’architettura esiste da sempre la necessità del riferimento formale e culturale. In ambito accademico, questo procedere si accetta ed a tratti si incoraggia perché ispiratore. L’inventiva, la capacità ideativa, l’urgenza immaginifica, però necessitano successivamente la messa a confronto, la “misura” con gli elementi geomorfologici che l’anima del luogo riporta come tracce cariche di senso assoluto. Senso della storia e senso del luogo sono materiali progettuali, perché sono la narrazione dell’identità del luogo stesso e con quei tracciati il progetto deve trovare confronto ed assonanza, interazione, concertazione nella innovazione per stabilire contestualità profonde.
Scicli
Degli architetti hanno formato scuole di stile e determinate architetture modelli.
A Scicli, in piazza Italia, c’è una applicazione insensibile di modelli presi a prestito da contesti lontani e sovrapposti a stati di fatto di delicatezza storica senza comprenderne il senso del luogo. In ambiente di sensibilità, dove gli edifici all’unisono raccontavano la storia della società, della morfologia urbana ed architettonica, è stato inserito, negli anni sessanta, dall’arch. Cilia, un manufatto preso a prestito dai progetti di Oscar Niemeyer per Brasilia (città nata – vale ricordarlo - su un terreno considerato come un vassoio indifferente). Quell’edificio in cemento e vetro, tra quinte scenografiche coerenti di nobile pietra locale, è un insulto. Una tipologia che non trova continuità alcuna con gli edifici intorno, né tanto meno con il linguaggio espressivo.
Ravello
Da qualche giorno è stato inaugurato l’auditorium di Ravello (costiera amalfitana), nato da uno schizzo “telefonato” di Oscar Niemeyer, che mai aveva visto il luogo del suo schizzo. Sul poco coinvolgimento al progetto di Oscar Niemeyer riporto: “Il progetto è opera dell’ufficio tecnico comunale, che ha poi redatto un regolarissimo, completissimo progetto definitivo, firmato dall’arch. Rosa Zeccato”, Corriere del Mezzogiorno del 15 gennaio 2004.
Anni di ricorsi di Italia Nostra, e sentenze del TAR che riconosce l’illegalità rispetto al PUT (piano urbanistico territoriale) che si appella “con specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali”. Finché il Consiglio di Stato annulla la sentenza del TAR: così l’auditorium si è realizzato, e “la camorra ringrazia”, come dice Vezio De Lucia. A che valgono i piani urbanistici quando si trasgrediscono e poi – per rendere sanabile l’abuso - si approntano varianti a misura della speculazione?
Vorrei portare l’attenzione più che sulla questione della legalità – importantissima ma che porterebbe lontano - sul linguaggio adottato e sulla disattenzione del caso che ha delle similitudini con la scuola Lipparini di Scicli.
I due esempi sono imbarazzanti
A Scicli, dentro una piazza di trine e merletti, in un salotto di pietra, è stato incuneato un disturbo notevole. I progetti – che in due mandate concorsuali successive – hanno cercato di risolvere, alcuni tendevano ad innescare un ulteriore malessere. Con chi non è stato capace di leggere quanto il luogo suggeriva, ma ha confidato sull’eclatante idea innovativa: abbiamo rischiato un altro danno. Eppure, sia l’aspetto del controllo formale quanto dell’uso dei materiali: è dettato. A saper interpretare il luogo, con le sensibilità prima espresse, tutto questo è visibile.
L’intervento a Ravello è un errore. Perché? Dove risiede il senso, la necessità, della modifica della forma di un paesaggio collinare, che è già ricco di senso di per sé e che non ha bisogno di aggiunte. L’aggiunta di quell’”oggetto anomalo” in quel paesaggio è un impoverimento del senso storico, naturale e antropico della collina. (potremmo parlare a lungo sul senso della forma e come una forma chiusa, quale la sfera, non può mai avviare relazione con l’intorno prossimo).
E poi, parliamone chiaramente, a me che il progetto l’abbia ispirato l’architetto di grido che è nella storia o altro progettista, è attenzione secondaria. L’aspetto che ci deve fare riflettere è che dietro il nome altisonante si sia nascosto un’operazione illegale. Il paesaggio non si salva se si avalla la teoria secondo la quale la legalità è qualcosa che si può aggiustare dopo. (mi riprometto di farne tema di altro intervento).
Sconcertanti al riguardo sono le affermazioni di Cesare De Seta: è "grottesco opporre all'atto creativo le ragioni della legalità”. Ecco, non è ammissibile una simile espressione, inaccettabile. È la stessa che ha prodotto città disperse, oggetti autoreferenziali come monumenti ai progettisti, espressioni autocentriche come testimonianza di bisogno di affermazione del “sé”. “Gesti” in nome di una progettualità repressa, che ha bisogno di visibilità, di urlare paternità riconoscibili, gran parte del mondo degli architetti è insensibile alla legalità ed ha poche attenzione per il “fatto urbano”. Forse non si è capito che aderire a quel filone, alimenta l'illegalismo che trova buoni consensi ed interesse nella criminalità.
La città è una bene comune e tutti – nella prassi delle scelte partecipate e condivise - siamo progettisti del nostro habitat. Tutti con la stessa responsabilità.
Negli ambienti disciplinari urbanistici – ormai da anni – le parole d’ordine sono di tipo sartoriale: cucire, legare, riammagliare. Questo misurato ed attento procedere nel tentativo di instaurare un processo di recupero nelle relazioni tra la diffusa dispersione edilizia urbana. Non è più accettabile – in nome di una vanità individuale dei progettisti – aggiungere oggetti su oggetti, fino a generare un glossario di parole senza sintassi di frasario certo o comprensibile.
Da anni mi esprimo per un avvicinamento tra architettura e urbanistica, tra architettura e paesaggio. Non sono per uno contro l’altro, quanto per un procedere in assonanza e come derivazione di scala interpretative e di analisi a cascata.
Non sono più sufficiente i piani urbanistici, se dopo vengono trasgrediti e si edifica nell’illegalità. Sono necessari progetti urbanistici, che dettino l’agire e che suggeriscano anche le relazioni e i materiali per una migliore qualità di un bene comune: la città!.
Pasquale Bellia
Pasquale Bellia
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1
26/04/2011 17:06
a
0
22/10/2010 18:35
GIUSTO UN COMMENTO
ricerca dell'anima dei luoghi
Per far rivivere ciò che non appare
-1
16/02/2010 11:16
WW
Assolutamente. Si sente fortissima la necessità di tornare a sentire il preesistente come risorsa e non più come vincolo, odioso ostacolo. O ancora peggio di non percepirlo affatto. Basterebbe l’umiltà di tacere un attimo lasciando parlare il luogo, imparando ad ascoltare le stanche pietre che tanto hanno da raccontare.
-2
09/02/2010 22:11
IL NUOVO E L'ESISTENTE
P.B.
Il nuovo, in architettura e nella città, è sempre un complemento dell'esistente. Non si tratta di divaricare: nuovo o antico, quanto nuovo e antico. Non una strategia di adattabilità, quanto una occasione di rilettura critica. Il progetto è guidato dal principio di relazione tra le parti e dall'unicità della materia nella possibilità di raccogliere l'identità della città come elemento durevole.
-3
08/02/2010 21:28
IL PROGETTO E LE RAGIONI DEL LUOGO
P.B.
Il progetto di architettura da sempre sottostà alla condizione di radicamento ad un luogo. Assume e conferisce senso o aggiunta di senso ad un luogo. Il manufatto assume le condizioni del luogo in cui si colloca, che siano le regole della costruzione urbana, oppure i caratteri del paesaggio naturale che quell'architettra riceve. Le trasforma dal momento in cui la nuova edificazione lega a sè tali regole, oppure i caratteri naturali, in una nuova unità!Ma i luoghi sono preesistenti al progetto di traformazione, si sono fomati - i luoghi - nella storia lunga del loro esistere e riassumo in se stessi una cultura precedente - delle volte molto precedente - al nostro progetto delle trasformazioni. Vanno quindi i luoghi, analizzati, interpretati, ascoltati.
-4
07/02/2010 12:37
IO SONO PER...
innovazione architettonica a scicli, prossimamente
io amo l'architettura dirompente!sarebbe facile dare armonia con una costruzione nuova ma con l'anima del contorno, se fosse così non esisterebbero studi e ricerca nel campo dell'architettura!
-5
06/02/2010 23:34
ALLA RICERCA DELL’ANIMA DEI LUOGHI: SCICLI, RAVELL
Ho letto con grande interesse le riflessioni che lei ha esternato nella sua lettera a ScicliNews e sono perfettamente d’accordo con il suo punto di vista . Purtroppo oggi si punta spesso alla maestosità e spettacolarità dell’opera senza preoccuparsi minimamente delle profonde ferite che si infliggono non solo al contesto, in termini architettonici, in cui essa viene inserita, ma anche a livello di tradizioni e cultura. Come scrive lei, “la sensibilità necessaria al progetto”, non è dato a tutti averla, è sicuramente una dote innata difficile da acquisire, ma che in molti e con una forte carica di presunzione credono di avere. Secondo me l’errore di fondo sta però alla base; in molte Università, si spingono gli studenti a svolgere esercizi progettuali che mirano alla particolarità della forma o all’innovazione teconologia piuttosto che ad un intervento pensato dopo aver effettuato un’attenta lettura morfologica e tipologica del sito in cui l’opera andrà successivamente inserita. E’ necessaria quindi una maggiore sensibilizzazione a tal proposito; senza dubbio ciò non impedirà la realizzazione di interventi come quello di Ravello o come quello di Scicli negli anni ’60, ma di sicuro potrebbe, anche se in minima parte, limitare i “futuri danni”. Cordiali saluti, una persona che ha ancora tanto da imparare.