16/02/2010 10:39
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Firenze - “… l’urbanistica degli imprenditori. Essi pensano e realizzano, senza nasconderlo, per il mercato, in vista di un profitto. La novità, il fatto più recente, è che essi non vendono più alloggi o immobili, ma urbanistica. Con o senza ideologia, l’urbanistica diventa valore di scambio” (Henry Lefebvre, 1968)
La storia e la naturalità dei luoghi, la terra stessa a supporto del paesaggio, non vengono prodotti come le comuni consuete merci.
Ci sono in natura.
Sono la natura.
Hanno sì - mi direte - un senso naturale aggiunto ad uno culturale nel valore del lavoro e delle lotte sociali nel corso del tempo lungo della loro esistenza. Però la sovrapposizione dei due – o moltissimi – strati di valore e di senso, ne hanno determinato il pregio di cui oggi ci rallegriamo.
I paesaggi, sia della naturalità che anche quello “artificiale”, rendono testimonianza di civiltà da tramandare alle generazioni future e se il territorio non è più in grado di autogovernarsi per gli abbandoni delle campagne, non vuol dire farlo diventare territorio in attesa di trasformazioni edificatorie.
A differenza dell’urbanistica delle ultime (malefiche) generazioni, la tutela del paesaggio non si “contratta” – come fossimo in un’area soggetta a reinvenzione dai piani urbanistici – poiché la cura, l’attenzione ambientale si sa bene è spesso in contrasto con la ricerca del consenso diffuso per avallare manovre speculative o illegittime.
Il paesaggio Ibleo è ancora ben conservato nella sua caratteristica ruvidità, nella pregiata spontaneità. Preservarlo è compito prioritario e impegno comune di tutti noi. Non serve più aggiungere case su case, disperdere la città - già polverizzata - nelle campagne. Solo follia urbanizzare la campagna che tale in quei territori non lo è mai stata. Motivo di sconforto sarebbe la manomissione del paesaggio agricolo, portandolo verso il progressivo omologarsi, verso un non meglio definito paesaggio turistico fatto di seconde case, lottizzazioni intensive. Sovvertendo così lo stato dei luoghi, favorendo l’alterazione del rapporto tra conduzione del fondo e attività edificatoria indispensabile a quello scopo produttivo. La pressione speculativa (già tanto virulenta sulla costa) se si instaura nelle colline interne, distruggerà le campagne in funzione di una mal interpretata e “insostenibile modernizzazione” fatta di case con piscine sacrilegamente abitate tre mesi l’anno.
Scopo preminente dovrebbe essere quello di proteggere le aree non urbanizzate ricadenti nella perimetrazione del Parco degli Iblei, con particolare interessamento a quelle zone che conservano vistosi segni del rapporto tra lavoro e natura. Quindi i paesaggi rurali, i paesaggi forestali, i frammenti di natura intatta. Proteggerli dall’invasione immotivata e ingiustificata delle trasformazioni che quei pregiati segni – nelle zone della costa – hanno già cancellato, e che ora rischiano di manomettere gran parte del paesaggio ibleo. Non posso che essere favorevole a porre un vincolo di immodificabilità del residuo paesaggio rurale ibleo: un vincolo di salvaguardia di una specie in via di estinzione. Favorevole al mantenimento e all’incoraggiamento – dove ancora persistono - dell’attività agrosilvopastorale, con interventi di conservazione e restauro del paesaggio agrario non urbanizzato.
Riporto di seguito i “principi fondamentali in materia di governo del territorio con riferimento al territorio non urbanizzato” che la legislazione regionale toscana applica e tra questi voglio ricordare i seguenti:
- “gli strumenti di pianificazione non consentano nuove costruzioni, né demolizioni e ricostruzioni, o consistenti ampliamenti, di edifici, se non strettamente funzionali all'esercizio dell'attività agro-silvo-pastorale, nel rispetto di precisi parametri rapportati alla qualità e all'estensione delle colture praticate e alla capacità produttiva prevista, come comprovate da piani di sviluppo aziendali o interaziendali”
- “la demolizione dei manufatti edilizi già utilizzati come annessi rustici, qualora perdano la destinazione originaria”.
Quindi, oltre al vincolo e alla regolamentazione edilizia motivata e controllata, anche la demolizione dei manufatti agricoli non più in uso … altro che aggiunte di diletto per seconde case.
Pasquale Bellia
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