20/02/2010 11:02
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Roma - La Corte di Cassazione mette la parola fine alla vicenda legata alla morte del modicano Lorenzo La Monica, avvenuta il 10 settembre del 1994 per botulismo non diagnosticato.
Il giovane, all’epoca ventitreenne, fu colpito da botulismo dopo avere mangiato un panino acquistato in un supermercato di Marina di Modica, imbottito con i funghi, alla fine risultati infetti.
“La IV Sezione della Suprema Corte di Cassazione – spiega l’avv.Enzo Galazzo, che ha patrocinato la famiglia della vittima – ha confermato, questa volta in via definitiva, la condanna per omicidio colposo a carico di tutti gli imputati”.
Il processo era a carico del produttore dei funghi, Vincenzo Genesio, di Avola, della titolare del supermercato “L’Economica” che esercitava in Piazza Mediterraneo, Elisa Poidomani, responsabile di averli posti in vendita, e dei tre medici dell’Ospedale Maggiore, Vincenzo Manenti (primario), Guglielmo Carbone e Margherita Occhipinti, che lo avevano avuto in cura nella divisione di Medicina. Il primo grado si chiuse con una sentenza di condanna a carico dei primi due e di assoluzione in favore dei medici. In secondo grado, la Corte di Appello di Catania confermò la condanna del produttore e della commerciante ma riformò anche la sentenza assolutoria dei medici, dichiarati tutti colpevoli di una grave negligenza ed imperizia nella gestione del caso clinico. La lunghezza del processo permise soltanto che la sentenza di condanna fosse tramutata in sentenza di estinzione del reato per intervenuta prescrizione. Tutti e cinque gli imputati avevano proposto ricorso in Cassazione, chiedendo l’assoluzione nel merito. Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Ruta, Citrella, Rossino, Borrometi e Paterniti. La vicenda scaturì allorquando Lorenzo La Monica fu ricoverato presso la Divisione di Medicina dell’Ospedale Maggiore. Secondo l’accusa i medici non avrebbero curato il giovane per quelli che sarebbero stati i sintomi, vale a dire botulismo. Nel corso del processo in primo grado furono diversi i consulenti tecnici chiamati a dare delle risposte, ma molte furono le contraddizioni. Le parti civili, ovvero i genitori ed i fratelli di La Monica, rappresentate dagli avvocati Enzo Galazzo e Francesca Bilardo, ritengono di “avere finalmente reso giustizia a quella che hanno sempre considerato essere stata una morte ingiusta, prevedibile ed evitabile”. Nella sostanza, la sentenza della Cassazione si è limitata ad annullare solo le statuizioni civili espresse in appello, il resto l’ha rigettato.
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