Sabato 11 Febbraio 2012 - Aggiornato 10/02/2012 22:03 - Online: 87 - Visite: 8388607
02/03/2010 16:06
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Ragusa - «Non rispondo più delle azioni dei miei concittadini e del territorio»: il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque, non ha usato giri di parole per dire che la crisi delle campagne è ormai, a tutti gli effetti, una crisi sociale. Lo ha scandito ieri, nella sala riunioni dell'Ispettorato agrario, alla presenza dell'assessore Titti Bufardeci. Oggi, Venticinque, lo ripeterà anche al prefetto, Francesca Cannizzo. Alle 15, una delegazione di produttori e di sindaci si recherà, infatti, in prefettura per chiedere al rappresentante del governo di spiegare a Roma che i problemi economici dell'agricoltura siciliana meritano, quanto meno, lo stesso impegno esibito dal governo francese e la stessa solerzia mostrata per affrontare la crisi dell'auto.
Anche gli allevatori hanno posto un ultimatum: se la trattativa sul prezzo del latte non si sblocca entro dieci giorni, sarà «guerra totale».
In ballo, come ha specificato il dirigente dell'assessorato Michele Lonzi, c'è la sopravvivenza di migliaia di aziende e di quasi due milioni di siciliani che vivono di agricoltura e delle attività collegate.
L'assessore Bufardeci ha potuto toccare con mano una situazione che ribolle di rabbia e che, in alcuni casi, rischia di sfociare nella disperazione. L'assessore ha preferito evitare promesse impossibili da mantenere, ma le sue risposte al problema non hanno soddisfatto gli agricoltori. Su un punto, in particolare, ha voluto ammonire tutti: «Il riconoscimento dello stato di crisi non è né semplice, né sicuro. Occorre dimostrare a Bruxelles, una riduzione di redditività, nell'ultimo triennio, del 30 per cento. Stiamo raccogliendo dati e informazioni, in modo da completare l'istruttoria già avviata dal governo nazionale».
Qualche impegno in più, Bufardeci lo ha assunto sui controlli reclamati dagli agricoltori per fermare l'ingresso di prodotti di provenienza extra Ue. Ha rivelato che oggi, nell'elefantiaca macchina della Regione, gli ispettori addetti a questo compito solo solo 29 e che ha disposto il loro aumento a 180-200 unità. Si attiveranno anche attraverso le segnalazioni anonime che saranno raccolte da un numero verde di prossima istituzione.
Su tutto il resto ha ammesso di non possedere «la bacchetta magica», ma di voler mettere a disposizione dell'agricoltura siciliana tutto il suo impegno e la sua buona volontà.
La sua analisi si discosta, in parte, da quella dei produttori. Secondo Bufardeci, dalla crisi si esce, non tanto attraverso misure straordinarie («Sono pannicelli caldi»), ma intervenendo alla radice migliorando le capacità di commercializzare i prodotti di qualità (anche attraverso il marchio «Agricoltura Sicilia», dimenticato in un cassetto della Regione), aggiornando la qualità e la tipologia dei prodotti in base anche a quanto richiede il mercato, offrendo alla grande distribuzione qualità, quantità e tempi certi nelle consegne. Per raggiungere questi obiettivi, Bufardeci sollecita la creazione di grandi organizzazioni di produttori (O.P.), in modo da poter aggredire con maggior efficacia i mercati e, perché no, i bandi dell'Unione europea.
Si tratta di soluzioni che, solo in parte, possono essere raggiunte nel breve periodo. In provincia di Ragusa, si teme che molte aziende non arrivino alla campagna estiva, quando i prezzi, di solito, si abbattono del 70-80-90 per cento, rispetto a quelli di febbraio.
Nel mese scorso, la mercuriale del mercato di Vittoria è rimasta bassa (e anche ieri, alla riapertura delle trattative, i prezzi erano in linea con quelli degli ultimi giorni) e il fisiologico arretramento di giugno porterebbe a situazioni non facilmente immaginabili.
Gli agricoltori presenti in sala si aspettavano qualcosa in più per quanto riguarda, ad esempio, i rapporti con le banche o con la stessa Unione europea e misure straordinarie nei confronti della grande distribuzione, come, ad esempio, il ritiro delle licenze per vendere ortofrutta negli ipermercati dell'isola.
Bufardeci delude i produttori «La buona volontà non basta»
«La crisi è gravissima e le attuali leggi non sono in grado di offrire soluzioni. Occorre superare queste leggi, ci sono problemi nuovi e servono soluzioni nuove»: nelle parole pacate di padre Giuseppe Di Rosa, promotore dei comitati in rete, non c'è solo delusione. Il sacerdote parla al termine dell'assemblea dell'Ispettorato agrario che ha seguito in prima fila, seduto accanto ai parlamentari regionali Riccardo Minardo e Roberto Ammatuna. Padre Di Rosa, da tempo, si sforza di far comprendere alla politica la gravità della crisi che attanaglia le campagne. «È una crisi strutturale – ripete – e servono soluzioni all'altezza dei problemi gravissimi che migliaia di famiglie stanno vivendo».
Anche la Chiesa si è mossa e già quattro diocesi (Ragusa, Siracusa, Noto e Caltagirone) hanno costituito una sorta di osservatorio. L'ufficio per la pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Ragusa ha scritto al prefetto e al presidente della Provincia. E proprio alle Chiese di Ragusa e Noto si è rivolto, ieri, il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque. Ha scritto ai vescovi, Antonio Stagliano e Paolo Urso, chiedendo loro di farsi interpreti verso le istituzioni «delle istanze degli operatori e delle legittime rivendicazioni di un comparto agricolo messo in ginocchio da una profonda crisi».
All'assemblea dell'Ispettorato agrario erano presenti anche i rappresentanti delle organizzazioni agricole. Hanno tutti ringraziato l'assessore Bufardeci, ma hanno anche detto che le risposte fornite a Ragusa sono insufficienti.
«È stato coraggioso a metterci la faccia e questo – ha dichiarato al termine il presidente della Coldiretti, Mattia Occhipinti – è un aspetto positivo. Il contenuto delle sue risposte, però, ci preoccupa». Anche Sandro Gambuzza, presidente di Confagricoltura, ha apprezzato «la disponibilità personale» dell'assessore, ma ha anche aggiunto che «la crisi si risolve solo se l'agricoltura entra nell'agenda degli impegni dei governi nazionale e regionale» e non con la buona volontà di un singolo assessore.
Anche la Cia, al termine dell'incontro con l'assessore Bufardeci, non riesce a trovare basi su cui costruire una speranza per le campagne iblee: «Al governo – ricorda il presidente Giuseppe Drago – abbiamo già formulato una serie di proposte, alcune delle quali non prevedono impegni di spesa. Neanche su queste, Bufardeci è stato in grado di assicurare un intervento. Questa politica ci preoccupa. L'unico aspetto positivo che emerge da questo incontro è l'unità di tutto il mondo agricolo. Ora, però, occorre passare ai fatti. Temo che la crisi dell'agricoltura possa sfociare in una crisi sociale, molto più difficile da gestire».
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