Notizie della provincia di Ragusa e di Sicilia: Ragusa, Vittoria, Modica, Comiso, Scicli, Pozzallo, Ispica

Ragusanews.com, notizie della provincia di Ragusa e di Sicilia: Ragusa, Vittoria, Modica, Comiso, Scicli, Pozzallo, Ispica

Sabato 11 Febbraio 2012 - Aggiornato 11/02/2012 20:41 - Online: 153 - Visite: 8388607

10/03/2010 15:46

Notizia letta: 2483 volte

Si suicida bambino cinese. Aveva vissuto a Modica e non si era ambientato in Sardegna

Aveva 14 anni

Si suicida bambino cinese. Aveva vissuto a Modica e non si era ambientato in Sardegna

Sassari - Aveva vissuto a Modica e da un paio di mesi si era trasferito con la famiglia, in Sardegna, a Sassari. Ieri è stato trovato morto, sul terrazzo sottostante l’abitazione dove stava con la madre. E’ un quattordicenne di origine cinesi, Qiu Zhygye, Massimo per gli amici.

La mamma è tornata a casa, sul letto la borsa con i libri del figlio e una sedia vicino alla finestra. Si è sporta per guardare istintivamente giù: c’era il corpo del figlio di 14 anni Ha urlato disperata, sono scattati i soccorsi. Non ci sono molti elementi a disposizione degli investigatori. Lo studente quattordicenne frequentava la scuola media, la famiglia è arrivata a Sassari da Modica all’inizio dell’anno e i genitori gestiscono un negozio in Via dei Gremi.

Pare che il ragazzino cinese avesse trovato qualche difficoltà di inserimento, un disagio manifestato più volte, dopo avere lasciato la città di Modica, con la profondità, spesso drammatica, che è tipica degli adolescenti. Difficoltà di integrazione, qualche amico lasciato a Modica in Sicilia dove abitava sino al mese scorso. Un nuovo tetto e una nuova città che non fa sconti a chi paga l’onere dell’essere straniero.

Tutto farebbe pensare a un suicidio (il ragazzo ha fatto un volo dall’ottavo piano di circa 25 metri anche se alcune ecchimosi al collo e l’assenza di fratture evidenti sul corpo del giovane tengono aperte altre ipotesi investigative. “Massimo” ha lasciato un biglietto in cinese, lo ha appoggiato sul tavolo poi si sarebbe buttato.


L'attesa vana di Martina

Martina, l’amichetta, l’aspettava per andare a scuola. Ma lui solitamente puntuale, stavolta non si è presentato. L’hanno cercato, non rispondeva neppure al cellulare. La mamma è tornata a casa, la stanza era perfettamente in ordine, la borsa con i libri sul letto, una sedia davanti alla finestra. Si è sporta per guardare istintivamente giù: il corpo del figlio di 14 anni era sul terrazzo del secondo piano. Ha urlato disperata, sono scattati i soccorsi.

Inutili, purtroppo. Per il ragazzino cinese non c’era più niente da fare. Il medico del 118 ha provato ripetutamente a rianimarlo, poi ha scosso la testa e si è arreso. La tragedia ieri mattina, poco dopo le 10,15 nell’edificio del centro commerciale «Il Vialetto», in via Predda Niedda dove si trova anche il Bingo.

Lo studente extracomunitario è caduto dall’ottavo piano, sulla parte retrostante dell’edificio, un’ala occupata parzialmente da uffici e - nella zona più alta - da piccoli appartamenti quasi tutti affittati a cinesi e immigrati.

Sul comodino della cameretta un foglietto scritto in fretta, calligrafia incerta, una sola frase che - a guardarla così - sembra già di poterla interpretare, anche se non conosci il cinese. La mamma del ragazzino cade a terra, spalle poggiate al muro. Piange e urla, una cantilena dolorosa che è simile a quelle di certe zone dell’interno della Sardegna. La piccola comunità cinese che risiede all’ottavo piano del «Vialetto» si ritrova in fretta: piangono e si abbracciano. A volte bastano i gesti e le facce delle persone per comprendere la portata di una tragedia che nessuno poteva prevedere. C’è il foglietto, ma quella del ragazzino di 14 anni è «una morte strana». La polizia arriva appena dopo il 118. Gli agenti della sezione volanti con il dirigente Bibiana Pala e l’i spettore coordinatore Adriano Garrucciu; la squadra mobile guidata dal dirigente Fortunato Marazzita e il responsabile della Sezione omicidi Peppino Pinna. Entrano nell’appartamentino alla fine del corridoio, prima della vetrata che porta al terrazzo, insieme al sostituto procuratore Gianni Caria. C’è pure Massimo, un giovane interprete. E anche se il cinese ha diverse variazioni regionali, basta uno sguardo a quei segni per capire. È un messaggio d’addio, l’ultimo saluto ai genitori e alla sorellina più piccola. Non ci sono motivazioni, almeno così sembra da una prima lettura.

Al secondo piano, sul pavimento del terrazzo, il corpo del ragazzino cinese è coperto con un telo argentato. Sbuca una scarpa da tennis, l’altra è lontata un metro. Il medico legale Salvatore Lorenzoni effettua un primo esame del corpo, ci sono dei segni sul collo, forse dovuti alla catenina alla moda che portava come tanti coetanei di quella Sassari che aveva cominciato a frequentare da circa due mesi. Non ci sono, all’apparenza, altri segni se non le lesioni provocate dalla caduta, da quel salto lungo sei piani. L’a utopsia, però, sarà eseguita questa mattina alle 8.45 all’istituto di Patologia Forense, e solo allora quella parte di mistero che ancora aleggia sulla vicenda potrà essere spazzata via.

Non ci sono molti elementi a disposizione degli investigatori. Lo studente quattordicenne frequentava la scuola media, la famiglia è arrivata a Sassari (da Modica) all’inizio dell’anno e i genitori gestiscono un negozio in via dei Gremi. I nonni stanno in Toscana, e nella penisola ci sono altri parenti: oggi saranno nel capoluogo sassarese per stringersi attorno ai genitori e alla sorellina del ragazzo morto.

Niente spiegazioni, solo qualche sospetto. E ora che la tragedia è compiuta lascia la traccia per una riflessione. Il ragazzino cinese aveva trovato quache difficoltà di inserimento, un disagio manifestato con la profondità, spesso drammatica, che è tipica degli adolescenti. Non era un grosso problema, all’improvviso, ieri mattina, deve essere diventato ancora più grande, un muro alto che il quattordicenne non aveva più voglia di superare. Se n’è andato lasciando tutti in attesa, ha chiuso il suo viaggio in Sardegna senza voltarsi indietro. «Chi è il cinesino?», chiedeva la gente davanti al bar del «Vialetto». Nessuno, un figlio come tanti, di quelli che ancora non avevano neppure imparato a protestare.

 

Nella foto, la Polizia scientifica sul luogo del delitto

Redazione

Commenta la news

La redazione di Ragusanews.com non è responsabile di quanto espresso nei commenti. Il lettore che decide di commentare una notizia si assume la totale responsabilità di quanto scritto. In caso di controversie Ragusanews.com comunicherà all'autorità giudiziaria che ne facesse richiesta, tutti i parametri di rete degli autori dei commenti.