13/03/2010 23:47
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Modica - Potrebbe sfociare nel licenziamento di trenta dipendenti la difficile situazione economica del Gruppo Editoriale Video Mediterraneo, che si protrae ormai dallo scorso mese di luglio ovvero dal momento della mancata erogazione dei contributi pubblici da parte del Ministero per l’Economia, determinata da un’indagine della Guardia di Finanza sui bilanci dell’azienda. Da allora la vicenda giudiziaria dell’Editore Carmelo Carpentieri si protrae sul filo delle interpretazioni che riguardano l’obbligo della “separazione contabile” tra le tre emittenti del gruppo. Proprio ieri il Gip ha deciso, a seguito della riunione in camera di consiglio tenuta lo scorso 4 febbraio, di affidare nuove indagini al Pm, affinchè possa effettuare ulteriori accertamenti, per verificare in particolare, se i palinsesti delle due “reti satelliti”, costituiscano semplice rielaborazione e ritrasmissione dei contenuti della “rete ammiraglia”, così come Carpentieri ha sostenuto sin dall’inizio (in questo caso potrebbe prevalere la sua tesi circa il mancato obbligo della separazione contabile) o se diano luogo ad autonoma e distinta produzione televisiva. Per lo svolgimento delle nuove indagini sono stati assegnati al PM altri due mesi. Un termine non da poco che protrae l’agonia degli oltre sessanta dipendenti in forza all’azienda, che non percepiscono lo stipendio oramai da sei mesi e che da agosto si trovano in cassa integrazione, effettuando per lo più turni lavorativi di quindici giorni a testa. A questo punto, essendo in scadenza gli ammortizzatori sociali che erano stati concessi per sei mesi, in mancanza di una definizione della vicenda, potrebbe profilarsi l’inevitabilità del licenziamento per almeno trenta di questi dipendenti, soluzione che l’Editore paventa da tempo in mancanza di risorse per sostenere economicamente il Gruppo. “Abbiamo aspettato e siamo stati fiduciosi in un esito positivo della vicenda –spiega Carpentieri- tenuto conto dell’assoluta trasparenza con la quale in questi anni abbiamo gestito i nostri bilanci. Oggi, apprendendo che ci tocca aspettare ancora due mesi, sono, davvero, profondamente addolorato non tanto per me quanto per i miei ragazzi, per tutti i miei dipendenti, dato che per tutti la situazione sta diventando insostenibile”.
La difesa
Punta anche sulla “buona fede”, oltre che sulla insussistenza del fatto contestato, la difesa dell’Editore Carmelo Carpentieri, affidata all’avvocato Enzo Galazzo, nell’ambito dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Procura di Modica che, avendo determinato il blocco dei finanziamenti pubblici, sta di fatto mettendo in ginocchio il Gruppo Video Mediterraneo. La contestazione, che si basa sull’obbligo della “separazione contabile” che a dire della GdF l’azienda avrebbe dovuto effettuare tra le emittenti Video Mediterraneo, Tele Tre e Mediterraneo Sat, non tiene conto del fatto che i bilanci, così come l’azienda li ha elaborati, sono passati per diversi anni dall’approvazione del Comitato Regionale per le Comunicazioni e del Ministero. “Anche a voler ammettere che si sia incorsi in errore – si sostiene dalla difesa – sarà certamente tenuto in conto il fatto che l’azienda ha sempre esplicitato ufficialmente che essa non effettuava la separazione contabile chiarendone le ragioni”. “D’altra parte – prosegue – Teletre e Mediterraneo Sat sono solo strutture aziendali, che utilizzano nei propri palinsesti gli stessi contenuti della rete principale, prodotti dagli stessi dipendenti”. In effetti, in occasione della pubblicazione dei bandi, Video Mediterraneo ha prodotto la solita documentazione e in ogni occasione il CO.RE.COM. l’ha esaminata senza sollevare obiezioni inserendo l’emittente in graduatoria. Il Ministero dell’Economia allo stesso modo ha erogato i contributi. A riprova della buona fede dell’azienda –conclude Galazzo- se avesse presentato bilanci separati, avrebbe complessivamente ottenuto contributi maggiori”.
I dipendenti preoocupati
La preoccupazione maggiore, naturalmente, adesso è tra i dipendenti che, trovandosi da sei mesi in cassa integrazione, ma senza lo stipendio che dovrebbe essere loro erogato dall’azienda per i quindici giorni al mese nei quali lavorano regolarmente, avrebbero sperato di approdare finalmente ad una soluzione positiva. “Dall’estate ad oggi –spiegano alcuni di loro- abbiamo aspettato che la situazione potesse definirsi da un momento all’altro, abbiamo aspettato la fine delle ferie, poi siamo arrivati al Natale, adesso a questo punto passeremo anche la Pasqua in mezzo a mille difficoltà”. Nonostante la difficilissima situazione economica di ognuno di loro, però, non intendono almeno per il momento realizzare azioni di protesta. Almeno, così la pensano alcuni di loro: “Finora –dicono- siamo stati solidali con l’Editore, comprensivi rispetto alle sue ragioni, convinti che stesse facendo e che sta facendo il massimo che può fare per salvare i posti di lavoro di tutti i dipendenti. Allo stesso modo siamo stati fiduciosi rispetto al fatto che l’azienda fosse nel giusto. Per questo, seppur tra le difficoltà che si possono facilmente immaginare, finora abbiamo garantito l’informazione quotidiana e tutto il resto delle produzioni dell’emittente, con sforzi sproporzionati. E soprattutto, com’è noto a tutti, non abbiamo fatto nemmeno un giorno di sciopero”.
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