14/03/2010 23:48
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C’era una volta un bambino che sognava sempre lo stesso sogno. Immagine dopo immagine quel sogno si ripeteva senza fine, identico, come sempre. La stessa sequenza, le stesse immagini, le stesse figure, lo stesso incubo, sempre:
uEra sempre lo stesso sogno, e l’implacabile avanzata dell’incubo lo conduceva sempre alla medesima fine -nel punto esatto in cui i rapidi movimenti degli occhi cedevano il passo all’inverosimile veglia- in cui a soccombere era sempre lui, il nostro bambino che sognava. Il bambino chiudeva gli occhi, si addormentava, e l’incubo, nel suo sogno, governava incontrastato il regno del suo sonno. No, non c’era proprio niente da fare. Il bambino non poteva contrastare il suo sogno. Il bambino non poteva impedire all’incubo di apparire nel suo sogno.
Al risveglio la mamma gli diceva: «Raccontami questo sogno, piccolo mio».
Lui, però, non poteva, non voleva, non sapeva come raccogliere in poche parole quelle immagini, quei suoni, quegli odori, che nella loro immutabile sequenza conosceva a memoria, una per una, fotogramma per fotogramma, suono dopo suono. Forse non erano semplici immagini di un incubo di un bambino. Erano quanto di più intimo, di più essenziale e d’ineluttabile il bambino serbasse in sé. Immagini che tornavano a ogni sogno, di notte, e che in ogni sonno sarebbero tornate, così, per sempre, nel suo sogno.
Il papà, prima di andare a letto, spegneva la lampada e gli sussurrava: «Non aver paura piccolo mio, è soltanto un sogno».
E il bambino si addormentava nella consapevolezza di dover subire ancora l’incubo, il suo brutto sogno. E si abbandonava al tormento, nel buio della sua stanza, e si lasciava ingannare da quella incontenibile sequenza di terrore, che si ripeteva identica, immagine dopo immagine, la stessa, come sempre:
Sempre lo stesso incubo, dentro lo stesso sogno. Così ogni notte, così tutte le notti.
La notte, nei sogni, non è un'ora della giornata, la notte, nei sogni , non è un'intensità di luce, la notte nel sogno è un suono. Il bambino che sognava sempre lo stesso sogno, a ogni sonno, a ogni notte, si chiamava Giuseppe.
E quel mattino di Marzo, a Scicli, la pendola del destino del piccolo Giuseppe iniziò a battere il suono della sua ultima notte. Il cielo su Sampieri non era ancora buio, eppure per Giuseppe era già scesa la notte, Ma non era un sogno.
L'opera di copertina è di Franco Sarnari
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