19/03/2010 18:54
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Madrid - Apprendo solo in serata questa tristissima notizia. Ho letto i commenti e mi hanno solo depresso. La cosa più grave, a parte lo stupro, è l’eco mediatica che la notizia ha prodotto. Reputo “irresponsabile” il commento della signora sottosegretario per non dire lesivo della dignità della città e di quanti abitano questo dimenticato lembo di Sicilia. Per due motivi “irresponsabile”. Perché accomuna fatti e misfatti eterogenei e quindi non assimilabili. Perché vorrebbe stigmatizzare il degrado di una società senza prima interrogarsi onestamente su chi fosse il vero e diretto colpevole di tale fallimento. Un’”arancia meccanica” in piena notte, nel cuore di una città deserta e desertificata, rilancia ancora una volta il problema dell’ordine pubblico a Scicli e punta inesorabilmente il dito, per un j’accuse senza riserve, contro chi ha voluto questo degrado, l’ha permesso, lo mantiene e nonostante tutto con faccia tosta lo denuncia e lo critica.
Da quanti anni Scicli aspetta una tenenza dei carabinieri che non sarà istituita mai? La città è stretta nella morsa del malaffare, brucia di notte come una nuova Roma, per una continua “Cavalcata”. Soffre aggressioni e dileggi da chi non dovrebbe avere neppure il coraggio di parlare.
Lo stupro della signora, nella guardia medica del centro storico della città, mi ha indignato e fortemente scosso. Non abbiamo la certezza della nazionalità di chi abbia compiuto l’abominevole gesto. A parte la sua possibile connotazione araba, a nessuno è permesso criminalizzare un’intera etnia. Non è civile, non è onesto.
C’è, invece, uno stupro che è ancora molto più grave. Consumato dalle istituzioni ai danni di cittadini inermi e indifesi che hanno come unica chance la fuga. Questo stupro non l’ha denunciato nessuno perché consumato nella quotidianità del giorno. Assunto a piccole dosi come un veleno o una droga, ha creato una dipendenza e un’indifferenza alle quali sarà difficile sottrarsi. Guardiamoci intorno. Scopriremo solo rovine, desolazione e spazzatura. Ecco una fotografia turistica di Scicli. Lo Stato qui non esiste. Questa è la verità. Nonostante i vari proclami politici, nonostante lo zelo del nuovo Prefetto. I pochi carabinieri devono temere per la loro incolumità, quando la notte pattugliano le strade. Una delinquenza spicciola sta crescendo all’ombra di una latitanza colpevole delle istituzioni. Si fortifica, si aggiorna, si organizza. No. Non è solo l’extracomunitario che mi fa paura. Il diverso spesso è molto simile a noi. Ha le nostre stesse pulsioni, le nostre furbizie, la nostra rabbia. Non dobbiamo scatenare, perciò, una guerra tra poveri. Una nuova Calabria non aiuterebbe questa città a risorgere ma scaverebbe un solco molto più lungo e profondo dell’attuale nell’equilibrio delicato della convivenza pacifica.
Oggi abbiamo bisogno di solidarietà intelligente e fattiva non di commenti stupidi.
La signora aggredita e poi stuprata, guarirà, ma nulla potrà restituire alla sua vita la serenità di un tempo. Come a noi nessuno restituirà quel nome che un tempo era il nostro orgoglio, la nostra garanzia, tutta la nostra speranza.
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