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Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato 22/05/2012 20:22 - Online: 269 - Visite: 8388607

21/03/2010 11:12

Notizia letta: 2630 volte

A Scicli ferita

"Non toglietemi la certezza che il popolo sciclitano abbia ancora un cuore e la capacità di ragionare"

A Scicli ferita

Trento - Lo scorso anno è morto un bambino, che aveva un’unica colpa: nascere in una terra in cui l’illegalità fa da padrona.
Quest’anno un nuovo atto di violenza e molti si stanno scagliando contro un popolo, il popolo extra-comunitario come se fosse l’unico ad avere questa specificità. Leggo gli appelli alla pena di morte e non riconosco più il popolo sciclitano, quello stesso popolo laborioso e pronto a far festa attorno ai falò di San Giuseppe. Quello stesso popolo che avrebbe dovuto gridare giustizia di fronte alla morte del piccolo Giuseppe o alla violenza perpetrata dai nonnetti del quartierino.
Dov’è la rabbia nei confronti di tutte le promesse mancate, dell’assenza di politiche adeguate a favore dell’integrazione, dell’assenza di fondi alle forze dell’ordine? Dov’è la rabbia per i lauti compensi agli uomini del governo siciliano, mentre le nostre strutture sanitarie o scolastiche cadono a pezzi?
Proprio qualche settimana fa sono stata invitata a cena da una famiglia tunisina per mangiare il cuscus; una famiglia come tante, molto simile alla mia, perché il padre fa il camionista.
Una famiglia che si porta nel cuore il dramma dell’emigrazione, ma che dignitosamente si guadagna un posto in un mondo in cui anche i morti di fame provano a fare gli “americani”.
E’ comodo pensare che la violenza appartenga a una razza anziché a un’altra, ma non dimentichiamo che la sopraffazione nei confronti della donna è parte della storia del genere umano, una prevaricazione che si sviluppa nella maggior parte dei casi tra le mura domestiche.
Non toglietemi la certezza che il popolo sciclitano abbia ancora un cuore e la capacità di ragionare. Non accettate la rassegnazione di chi vi convince che non cambierà mai niente, trasformate la rabbia in energia costruttiva perché Scicli possa ancora rinascere. I bambini cresciuti in ambienti violenti diventeranno uomini e donne senza cuore, non permettiamo che un fatto gravissimo legato a una realtà delinquenziale ci trasformi in mostri incapaci di dare amore.
Alla cara vittima di quest’orribile violenza offro solo il silenzio per una bruciante cicatrice che dovrà imparare ad accettare.
Ai miei concittadini ricordo il loro sigillo d’orgoglio: il grande senso di ospitalità e di accoglienza.

Bernardetta Alfieri

 

Lettera firmata

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