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Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato 22/05/2012 20:22 - Online: 279 - Visite: 8388607

23/03/2010 23:27

Notizia letta: 2685 volte

Sentirsi come Cassandra in una città che non pone in sicurezza la Guardia Medica

Nessuna prevenzione poteva essere messa in campo?

Sentirsi come Cassandra in una città che non pone in sicurezza la Guardia Medica

Scicli - Anni fa, non molti in verità, osservando la nostra Scicli nei pomeriggi del sabato affollata, nei luoghi del mercato settimanale di cittadini stranieri di varia provenienza o riflettendo su alcuni comportamenti ai limiti della microcriminalità di alcuni ragazzi, sempre stranieri, nella scuola dell’obbligo, mi  dicevo che se non avessimo attuato nessuna politica di integrazione e cioè di prevenzione prima o poi sarebbe successo qualcosa di brutto. Poi il tempo è passato e mi sono detta che ero la solita pessimista e che magari le cose andavano meglio di quanto io pensassi. Ma ecco, pochi giorni fa , quell’episodio di violenza alla Guardia Medica di Scicli. Non ci saranno mai parole sufficienti per lenire il dolore e per condannare l’atto. Ma nessuna prevenzione poteva essere messa in campo? Ad incominciare dalla sicurezza del luogo stesso in cui è collocata la Guardia Medica? Ed una politica di integrazione con i ragazzi e ancora di più con gli adulti stranieri non permetterebbe anche un controllo maggiore e l’individuazione di individui potenzialmente più pericolosi di altri?

Ora la risposta comune è  quella di mandarli  tutti via, che ognuno stia a casa sua, che gli italiani all’estero erano espulsi per i reati da loro commessi. Ma, chiediamoci seriamente, sono risposte intelligenti? Possiamo fermare le onde dell’oceano o dobbiamo conoscerne i movimenti e prevenire le catastrofi?

L’integrazione dovrebbe muoversi soprattutto lungo le vie della conoscenza, della conoscenza delle regole delle nostre società, della partecipazione alla vita della città ed altro ancora.

Ultima nota finale, un po’ velenosa ma veritiera: dobbiamo mandarli e mandarle tutti via compresi quelli che lavorano dalla mattina alla sera, quelli a cui affittiamo a “prezzi modici” le nostre casette, quelle che assistono i nostri anziani 24 ore su 24 e quelli o quelle che ci aiutano a superare le nostre “solitudini affettive” e ci fanno vivere una nuova “ giovinezza”?

 

Scicli, 22 marzo 2010

                                                                                            Donata Militello

Donata Militello

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