Venerdì 10 Febbraio 2012 - Aggiornato 10/02/2012 22:03 - Online: 170 - Visite: 8388607
29/03/2010 00:38
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Comiso - Capita a volte che si abbia notizia che da un libro che abbiamo amato trarrà un film un regista che ammiriamo: legittime sono le attese, che a volte vengono premiate (si pensi al bel film “Porte aperte” dall’omonimo romanzo di Sciascia), ma altre volte – purtroppo – vengono deluse (si pensi a “Il nome della rosa” derivato dal libro di Eco).
Mi aspettavo quindi tanto dal docufilm “Auguri don Gesualdo” che Battiato, artista che seguo con entusiasmo da 30 anni, ha dedicato a Bufalino, che leggo dal 1981 e su cui mi sono laureato nel 1987 (con la prima tesi dedicatagli).
Ma devo ammettere che, purtroppo, le aspettative sono andate deluse.
Battiato poteva infatti seguire due vie per dare una prima idea dello scrittore comisano: 1) quella del documentario; 2) quella analogica.
La via del documentario (vedi il buon Piero Angela o i canali analoghi di Sky) fornisce in modo ordinato allo spettatore i dati essenziali per conoscere un argomento, sia esso il panda o Federico Barbarossa, lo tsunami o il comandante Nobile: la voce narrante ci guida quindi attraverso riprese, foto, documenti, testimonianze orali di esperti,…; alla fine dei circa 50 minuti canonici ci possiamo sostanzialmente orientare nella materia.
La via analogica, che è poi quella dei video musicali, procede per accostamenti liberi di immagini, musiche, parole che possano darci “la sensazione” del soggetto affrontato.
Battiato non sembra avere seguito né una via né l’altra.
Avrebbe cioè potuto avvalersi delle competenze e conoscenze, ad esempio, dei professori Traina e Zago, veri esegeti di Bufalino, o di Giovanni Iemulo, nume tutelare della Fondazione dedicata allo scrittore, per illustrarne la vita, le opere, le tematiche, lo stile, etc. secondo una sceneggiatura lineare.
O avrebbe potuto “illuminarci” su Bufalino usando le musiche di Mozart Debussy Charlie Parker, i quadri di Klee Klimt Guccione, i fotogrammi di Murnau Carné “Perceval le gallois”, il barocco ipersegnico e classico del val di Noto,…
Ma il docufilm che abbiamo visto a Comiso il 28 Marzo è rimasto incerto sulla via da seguire: ha sì il merito di aver recuperato vecchi filmati significativi e toccanti (Bufalino con Sciascia, Bufalino a Comiso,…) e di aver fatto parlare amici e validi studiosi (Scandurra, Zago, Di Grado,…), ma in fin dei conti sembra essenzialmente un pre-montato da cui lo spettatore medio né conosce Bufalino né può intuirne l’originalità.
Caro Franco, non ti chiediamo perciò troppo se ti preghiamo di ritornare sul montaggio del docufilm.
Lo devi a Gesualdo, a noi e a te stesso.
Giuseppe Pitrolo
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