Lunedì 06 Febbraio 2012 - Aggiornato 05/02/2012 21:09 - Online: 84 - Visite: 8388607
01/04/2010 22:39
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Madrid- Mai il papato ha conosciuto livelli tanto bassi. In pochi anni questo papa ha letteralmente dilapidato l’eredità ricevuta da tre grandi suoi predecessori. L’ha fatto intenzionalmente e per un rigore teologico che appare lontano dall’interpretare il passo moderno del tempo. Poco comunicativo come pastore. Né ascetico né mistico, il Ratzinger della comunicazione mediatica è stato sopraffatto dall’autorevolezza della parola pronunciata ex cathedra. Il teologo sottile, dotto e sapiente, è stato annullato dalla presunzione di un inquisitore che nulla conosce del mondo se non il peccato che astrattamente stigmatizza e codifica.
Prima o poi doveva succedere che la realtà travolgesse i suoi silenzi, abbattesse i muri di omertà che per più di vent’anni si era affannato ad alzare fra le segrete ed asettiche stanze dell’Ex Sant’Uffizio. Perché il peccato -di cui tanto nella sua vita ha disquisito, sottovoce, con dottrina di fede alla mano- è stato ora gridato da migliaia di voci, da uomini che hanno subito nell’umiliazione della carne l’offesa ancora più grave di un silenzio complice.
Ho seguito in diretta televisiva da Piazza San Pietro il rito della benedizione delle palme presieduto da Benedetto XVI. Ho ascoltato anche l’omelia, dunque. Il Papa in un fugace riferimento alle ultime accuse lanciate da autorevoli giornali internazionali circa un suo indiretto coinvolgimento negli scandali dei preti pedofili, assicurava di non lasciarsi intimidire dalla forza del pettegolezzo e del chiacchiericcio. In una precedente apparizione per recitare l’Angelus aveva invitato la Piazza di San Pietro, gremita di pellegrini, a perdonare il peccatore perché così aveva richiesto Gesù nel Vangelo. “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”. Mi sorpresero queste parole di Ratzinger. Tanto più che erano dirette a persone lontane che molto avevano sofferto.
Ratzinger dimenticava l’altra domenica, ad arte, quel terribile ed inquietante brano del Vangelo nel quale il Cristo stesso inveiva contro chi avesse osato scandalizzare uno solo dei pargoli. E Gesù ha per questo peccatore parole di fuoco. Gli addita il suicidio, addirittura come ultimo rimedio onorevole. “Sarebbe meglio per lui una macina al collo e giù in fondo al mare”.
È strano come il Signore della vita arrivi a prevedere un castigo tanto inappellabile e duro. Non più la bontà misericordiosa del padre verso il figlio. Non più la mediazione caritatevole e indulgente nei confronti di chi abbia sbagliato. Ma una presa di coscienza netta, intransigente, chiarissima. Perché? Me lo sono chiesto tante volte. La risposta è nel piccolo, nel bambino, nella sua ingenuità profanata che grida vendetta agli occhi di Dio. Un peccato che neppure nell’economia cristologica della salvezza, trova presso Dio misericordia al pari dell’apostasia. All’ombra delle cattedrali, questo peccato, purtroppo, è stato ripetutamente consumato.
Si è fatto accusa nel solenne silenzio dei templi, mentre la Sede apostolica taceva, preoccupandosi solo di soffocare gli scandali. A quale prezzo? Ratzinger non è credibile quando afferma che mai come prefetto venne a conoscenza di simili vergogne. Proprio nel 2001 il Prefetto Ratzinger diramava dall’alto del suo “officio”, a tutte le diocesi del mondo, una circolare con la quale esortava i presuli a coprire eventuali scandali con il silenzio. Il silenzio degli innocenti. E il papa non è ancora credibile quando nega di conoscere i fatti dei “passerotti del duomo” di Ratisbona, la cattedrale dove il fratello, per molti anni, diresse proprio il coro delle voci bianche. A parte qualche denuncia che ha coinvolto lo stile della direzione artistica del fratello stesso (un giornale ha raccolto alcune testimonianze secondo le quali padre Georg, durante le sue collere, tirava anche le sedie ai ragazzini –i passerotti del duomo, appunto-che sbagliavano le note).Tutti gli ambienti curiali sono veri e propri nidi di vespe. Nei sacri palazzi non solo circolano le verità ma anche i semplici sospetti. Chi ha avuto una frequentazione dell’ambiente ecclesiale sa che nulla può rimanere segreto e nascosto a lungo, che prima o poi tutto verrà a galla. Spesso nel peggiore dei modi. Così è accaduto a Ratisbona.
Come credere, perciò, che il fratello del papa fosse all’oscuro di tutto se poi i sacerdoti furono trasferiti? Come credere che lui, papa Ratzinger, allora prefetto dell’ex Sant’Uffizio, non fosse stato informato minimamente dal fratello su ciò che accadeva in quella diocesi? Così anche per alcune diocesi irlandesi, svizzere, austriache, americane e via via cantando. Durante la sua prefettura, a quanto pare, la posta si perdeva al di qua del Tevere. Il silenzio ostinato è diventato un boomerang per questo ambiguo pontificato. La tecnologia, Internet soprattutto che ha reso possibili i collegamenti tra le vittime, ha abbattuto con la forza della verità le colpevoli coperture di un vaticano retrogrado e bacchettone che ha disatteso troppo spesso l’insegnamento più elementare del Vangelo. La Chiesa di Los Angeles intelligentemente ha preferito rimborsare in silenzio, e in parte, i danni sofferti da alcune vittime della pedofilia.
Chi potrà rimborsare, però, una fanciullezza oltraggiata, una vita ferita, il ricordo di un lupo che si coprì delle vesti dell’agnello per profanare l’intimità più sacra che un uomo possa custodire dentro la sua stessa natura?
L’Italia minimizza, e tace.
Scicli e altri centri della nostra diocesi sono stati coinvolti in vicende analoghe o comunque simili. Le vittime, all’epoca dei fatti, furono isolate dalla gerarchia, additate come reprobi. Sulle loro vite ha pesato una condanna ingiusta che avrebbe invece richiesto comprensione e vicinanza, risarcimenti morali e materiali. Eppure nessuno pagò per quei fatti. Nessuno in questi giorni ha voluto ricordare un passato doloroso e vero. L’oblio della storia è stato tacitamente invocato da più parti, per scrivere su quelle tristi vicende, nonostante tutto, la parola fine..
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