Attualità Strettamente personale 22/04/2010 13:09 Notizia letta: 8038 volte

I nostri dialoghi al bar, la mattina, davanti al caffè e al giornale. Cos'altro ci potrà stupire?

Il nostro grazie a chi ci ha plasmati al dialogo
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Scicli - Ogni mattina ci incontriamo al bar, a colazione, prendiamo il caffè e
leggiamo i giornali. Uno, due, tre, quattro quotidiani, ogni giorno, tutti i giorni, dopo il caffè, tutte le mattine. Sembrerebbe un comportamento normale, un semplice evento riproposto nel tempo: amici che s’incontrano al bar, prendono il caffè e leggono i quotidiani.
Sembrerebbe, ma non lo è.
La pienezza di questo ripetuto momento di benessere, perché di benessere si tratta, e tra poco scoprirete anche il perché, non risiede né nel primo caffè del mattino, né tanto meno nella lettura tormentata delle pagine dei nostri quotidiani.

Noi ogni mattina ci incontriamo al bar e edifichiamo la nostra coscienza, dopo il caffè, dopo la lettura dei quotidiani, tutte le mattine, ogni giorno. È così che ci “costruiamo”, bevendo il caffè, leggendo i quotidiani e ragionando, per quel che ci è dato sapere, per quel che conosciamo, per tutto quello che ci hanno insegnato…

Ogni mattina una nuova costruzione, una nuova fabbrica, un nuovo edificio di conoscenza, e di ragione. Come? Dopo il caffè, dopo la lettura dei quotidiani, dialogando.

La misura e la semplicità delle nostre conversazioni, dialoghi, alza la meravigliosa vittoria dell’Inter sul Barcellona in coppa dei campioni, allo stesso piano del conflitto storico, politico e sociale tra demos e aristocrazia. Come è possibile saldare la ragion di stato al green di San Siro? Noi ragioniamo anche di questo, naturalmente. Fantasticheria? No, nessuna stravaganza intellettuale, i nostri sono, semplicemente, dei dialoghi sciolti.

Il cantiere della nostra conoscenza è sempre aperto. Ve lo assicuriamo.

Non avete idea delle nozioni di Bartolo in materia di social democrazia del fuori gioco, applicato in politica e non sui campi di calcio! Oppure, l’aristocratica tecnica della marcatura “a zona” di Pino verso l’umile e “proletario” controllo “a uomo” degli editoriali di stampa. Liscio, attorcigliato, gonfiato e poi vaporizzato con sostanze nere che profumano d’aracne, impalpabili come una ragnatela; secondo Luca, il riporto del capello del nostro Presidente del Consiglio dei Ministri è espressione architettonica, non è semplice pettinatura!

I nostri dialoghi al bar, ogni mattina, dopo il caffè, dopo i quotidiani, sono anche questi. Noi traghettiamo lo stoicismo imperturbabile della cronaca di tutti i giorni al guado dello stupore emozionale. Filosofia?
Sì. Questa è filosofia.

Un ottimo sistema per sviluppare un modo di pensare autonomo, che ci permette di discutere del monismo del calcio e della moda, del dualismo cosmico della politica e del malaffare, del logos e della pittura e dell’arte, del divenire della musica e del teatro, in speditezza, consapevolmente.

Se ogni mattina al bar, dopo il caffè, dopo la lettura dei quotidiani, tutti i giorni e tutte le mattine, ci edifichiamo nella nuova fabbrica del sapere, che muta e s’adatta, agli eventi e agli argomenti, dobbiamo rendere grazie a chi ci ha plasmati al dialogo, a chi ci ha educati alla ragione, così, stupiti di noi stessi, il nostro caro, carissimo, infinitamente caro professore di Filosofia. Grazie Salvatore, grazie Professore, Maestro di Filosofia.

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* il bar è solo una figura retorica, e niente più

Redazione