Sabato 11 Febbraio 2012 - Aggiornato 11/02/2012 20:41 - Online: 212 - Visite: 8388607
06/05/2010 14:47
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Ragusa - Domenica 2 maggio si sono ritrovati sulla foce dell’Ippari i volontari del WWF per valutarne lo stato di salute. E’ stato monitorato lo stato delle fasce fluviali e ripariali, delle aree umide ormai bonificate, della aree occupate e del fronte di Kamarina in frana, per valutarne lo stato e avanzare proposte per la loro tutela, rinaturazione e valorizzazione nel tratto del Parco Archeologico di Kamarina.
Sono state inoltre censite le zone umide circostanti e le dune, le aree di macchia mediterranea, le zone agricole con le serre, i manufatti e le abitazioni, le cave, i depositi e le discariche, l’artificializzazione delle sponde e altri aspetti che consentiranno una visione completa delle aree indagate. I tratti di fiume sono stati fotografati e i dati raccolti saranno elaborati con sistema GIS (Geographic Information System) nazionale.
“Lo spirito è quello di delineare una lettura archeologico – naturalistica del tratto finale dell’Ippari – dichiara Gianluigi Pirrera, responsabile della Campagna Liberafiumi siciliana – verificando con la collaborazione della Soprintendenza di Ragusa quanto ancora rilevabile. Durante la giornata abbiamo così individuato importanti elementi dell’antico porto fluviale quali respingenti di banchina, l’antimurale grazie alla bassa marea, e individuato l’argine di delimitazione dell’area di attracco, oltre che l’antica sorgente Fico.
L’antimurale e la contestuale “barra di chiusura” fluviale dimostravano come sia possibile in condizioni di ventosità e di marea favorevoli come quelle di Domenica ottenere lo spiaggiamento in prossimità dell’area di crollo. Questo dovrebbe favorirsi attraverso sistemi attivi, quali il reimpianto delle praterie di posidonia.
Purtroppo il fiume ormai è stretto in un canale a filo della collina di Kamarina e le aree umide sono occupate da serre e campi coltivati, fin sotto la necropoli di Rifriscolaro e il villaggio turistico di Kastalia. Riteniamo che queste aree debbano tornare a uno stato di naturalità storicamente contestualizzato, con tecniche di rinaturazione storicamente appropriate, che giovino al miglioramento della qualità delle acque dell’Ippari che abbiamo trovato visivamente inquinato, ripristinando l’importantissima capacità autodepurativa anche con i metodi pilota sperimentati nell’Oasi Fluviale Valle del Morello. Tutto ciò contribuirà alla salvaguardia degli ecosistemi fluviali per la loro grande ricchezza di specie attualmente gravemente a rischio. Nell’Anno della Biodiversità purtroppo lo stato trofico e la scarsa ossigenazione dell’Ippari non hanno permesso di individuare habitat e comunità ittiche di interesse. Tuttavia la presenza di diverse specie di equiseti (persino interi ambiti ripariali totalmente colonizzati) e di varie idrofite mostrano una capacità di rigenerazione potenziale che contrasta la presenza di diverse specie aliene o invasive quali il diffusissimo canneto. La presenza delle 3 organizzazioni associative (AIPIN, Legambiente, TuttiPerKamarina) e della Soprintendenza è d’auspicio per rafforzare la proposta del WWF Sicilia. L’appuntamento di Domenica era poi importante perché contemporaneamente circa un centinaio di volontari del WWF erano presenti sul tratto urbano dell’Oreto ed un gruppo autonomo, in collaborazione con il FAI Palermo, ha fatto una passeggiata a Fontana Lupo in una suggestiva area di grande interesse storico e naturalistico, e nel catanese sulla foce del Simeto. Nelle settimane successive saranno curati anche la Valle del Morello a Villarosa (Enna), con i suoi insediamenti presistorici e le foci dell’Irminio a Ragusa, del Torrente di Modica e del Ciane-Anapo a Siracusa, di grande valore naturalistico”.
Ai successivi appuntamenti sulla foce dell’Irminio e del Torrente di Modica – Spinasanta, saranno presenti anche l’Assessorato Ambiente e Territorio della Provincia di Ragusa e l’Ordine dei Geologi di Sicilia.
Redazione
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