20/05/2010 11:24
Notizia letta: 2118 volte
«Il 20 maggio del 1970 nasceva lo Statuto dei lavoratori, la legge 300 delle 'Norme sulla tutela della libertà e dignità dei lavoratori, della libertà sindacale e dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro e norme sul collocamento'. Obiettivo di fondo dello Statuto, figlio di dure lotte sindacali guidate dagli operai a cui si aggiunsero i movimenti studenteschi del '68 sotto lo slogan "operai e studenti uniti nella lotta", era quello di tutelare la libertà e la dignità del lavoratore e sostenere la presenza dei sindacati sui luoghi di lavoro. La legge n. 300 fu approvata a maggio del 1970, con l'astensione del Partito Comunista che, pur apprezzando la garanzia dei diritti costituzionali prevista per i lavoratori sul luogo di lavoro, lamentava l'esclusione delle tutele per i lavoratori delle aziende più piccole».
La storia scioglierà coi fatti le contrastanti previsioni del Partito Comunista Italiano e della confederazione generale italiana del lavoro. Lo statuto garantirà i diritti civili di milioni di lavoratori, metterà fine al caporalato nelle fabbriche, disciplinerà in modo univoco i contratti. Il desiderio di sentirsi diversi, inquinando l’interesse generale con soluzioni di parte e mediocri, spingerà all’angolo il più grande sindacato italiano. Per la prima volta nelle fabbriche i lavoratori incrociarono le braccia contro il narcisismo indistinto di chi doveva garantire loro le tutele. La Cgil non riuscì a incalzare la domanda dei lavoratori, che chiedevano più controlli, più assistenza, più garanzia.
Da un lato, Cisl e Uil sceglievano il merito con una decisone di cui è difficile sottovalutarne l’importanza storica. Dall’altro, l’astensionismo politico del PCI e il “no” confederale della Cgil facevano il paio con il sorriso beffardo del capitalismo industriale italiano. Arbitro e giocatore vestivano il 20 Maggio del 1970 la stessa maglia rossa.
Scordarsi di questa marchetta politica significherebbe costruire sulla sabbia il domani delle garanzie e dei diritti dei lavoratori, senza preoccuparsi delle fondamenta che hanno costituito la regola universale e generale.
Ragusanews.com
Redazione
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2
24/05/2010 00:37
NEGARE L'EVIDENZA
lastoriasiamonoi
Il motto imperante. Nonostante si lamenti , OGGI, la discriminazione per i lavoratori delle piccole aziende la colpa sta sempre e solo da una parte. Mi sembra una lettura storica, più che parziale, faziosa. Ma anche questo è imperante, non accettarlo , equivale a remare contro il potere costituit e nn conviene. La schiena dritta nn è per tutti!
1
20/05/2010 20:12
Alla faccia dei compagni............