21/05/2010 18:01
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Ha cantato, su invito di Carmen Consoli,
Il nonno di Marina Rei era di Avola, il papà, Enzo, batterista, fra gli altri, di Fabrizio De Andrè, è nato a Napoli; lei, salendo su per l’Italia, ha visto la luce a Roma.
La signora Restuccia (è il suo vero cognome) ama “scrivere di donne forti, rivoluzionarie, che non sono necessariamente famose, anche se cito Frida Kahlo, Tina Modotti, la Montalcini o la Betancourt, donne che rappresentano dei grandi punti di riferimento.
Mi piace pensare che le “mie donne” conducono una vita quotidiana di grandi difficoltà, che superano con grande forza; donne che non si lasciano per vinte, ma non rinunciano al proprio scopo, al proprio ideale, al proprio obiettivo e all’affermazione di se stesse, alla propria vita. Donne che combattono e riescono con un sorriso a superare i momenti di malinconia. Mi piace raccontare di loro".
Qual è il messaggio delle tue canzoni?
"Chi ascolta le canzoni si fa il suo, ognuno interpreta il suo modo di ascoltare la canzone. C’è un modo da parte mia di descrivere un certo tipo di donne con le quali mi rispecchio. Donne che vorrei avessero in mano la situazione, anche politica. Donne che rispetto e che stimo, però non c’è un unico messaggio nell’album “Musa”."
Fai yoga, perchè?
"Lo yoga mi aiuta nella respirazione, dal vivo ho una grande resistenza, anche perché suonare la batteria e cantare insieme non è proprio come stare seduto e fumare una sigaretta. Quello che faccio io, l’astanga, credo sia uno yoga che aiuta molto l’accettazione di te stesso anche nei momenti di difficoltà. Lo yoga ti aiuta ad accettare che quel momento di difficoltà c’è e ti aiuta a superarlo, a essere paziente e a saper aspettare".
Quanto danno fastidio le donne capaci?
"Molto. Ma più che fastidio fanno paura. Oggi c’è lo stereotipo impaurito da questa donna, incredibilmente libera, indipendente sotto ogni aspetto, anche economico, come se fosse un fatto straordinario. Forse eravamo troppo abituati all’idea della donna che sta a casa e si occupa solo di quello. Anche una casalinga è una rivoluzionaria, ho il totale rispetto per le donne che sostengono una famiglia, perché, per quanto mi riguarda, la donna è il collante della famiglia, ma da quando la donna, tra virgolette, si è emancipata ha preso la sua strada anche lavorativa e quindi si è creato una sorta di non equilibrio, quindi adesso si dice che questa donna fa paura”.
Redazione
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