Giovedì 09 Febbraio 2012 - Aggiornato 08/02/2012 22:51 - Online: 110 - Visite: 8388607
22/05/2010 22:34
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Scicli - Si inaugura il 28 maggio, alle 19,30, nella sede dell'associazione Passo, in via Brenta, la mostra personale di Giovanni Robustelli dal titolo "Significante".
Il testo di presentazione
"Significante", ovvero ciò-che-significa, il veicolo segnico. Porzione di materia squisitamente fisica, opportunamente segmentata: un suono, un gesto, un tratto grafico. Come la scrittura, come il disegno. E' ciò che, comunicando, ci sta innanzi, ciò di cui facciamo esperienza. E' la chiave d'accesso a quel suo, indispensabile, corrispondente funzionale suscettibile agli umori storici del rapporto tra l'uomo e il mondo, ai modi in cui il primo organizza il secondo: "il significato". Il loro abbraccio solidale si chiama "segno", un abbraccio che è libero, possibile, non necessario, arbitrario. Ogni segno è convenzionale. Il tempo, l'uso stabiliscono l'inerenza reciproca tra queste due facce della stessa medaglia. Ma esiste un segno dall'abbraccio più ampio. Il mito. Una parola, un'immagine pre-codificata che si presta altresì ad una significazione seconda atta a dare ordine ad ogni universo culturale. "Il mito trasforma la storia in natura", sono le parole di Roland Barthes. Il mito reifica. Decostruire i miti, svelarne l'arbitrarietà, è una pratica di liberazione. E rifondarli è il massimo grado del potenziale simbolico umano: la mitopoiesi. A partire dagli anni Ottanta l'artista riacquisisce la sua autorità mitopoietica, si rifà bricoleur. Libero dalle costrizioni sistemico-analitiche tipiche delle neo-avanguardie, attinge all'ampio bacino del mito per riproporlo in chiave de-ideologizzata. Svela il carattere autoritario del mito, persino di quello modernista legato a una visione lineare della storia concepita come sviluppo perpetuo. Robustelli si attesta su questa linea e in lui risulta evidente una vertiginosa e anti-sistematica pluralità segnica, perseguita tanto sul binario del "significato" (che va dal "viaggio allucinante" compiuto nel suo Atlante Anatomico fino alla Medea della presente mostra) che su quello del "significante" (acquerello, china, disegno a matita, tradotti in un pluristilismo che va dal recupero del divisionismo previatiano de I Miracoli di S. Antonio alla precisione del disegno tecnico del progetto GR13). Ne viene un'attitudine che suggerisce piuttosto una concezione a spirale della storia (e della storia dell'arte) secondo cui ogni sguardo proteso in avanti non può prescindere da una coltivata retrospezione (che letteralmente significa "guardare indietro") e dalla consapevolezza critica che il mito è anzitutto un segno di cui va svelata l'arbitrarietà linguistica, a vantaggio del potere dell'artista di farsene libero interprete e, a sua volta, codificatore.
Marco Napolitano
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