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Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato 23/05/2012 15:30 - Online: 280 - Visite: 8388607

01/07/2010 15:06

Notizia letta: 2655 volte

Il Vescovo: Il tempio della nostra umanità

I lavori saranno completati in tre anni

Il Vescovo: Il tempio della nostra umanità

Scicli - “Costruiamo il tempio della nostra umanità”.

Il Vescovo di Noto, monsignor Antonio Staglianò, ha esordito così ieri sera durante la cerimonia della posa della prima pietra della chiesa dedicata a San Giorgio Martire a Donnalucata.

Alla presenza delle autorità civili e militari, è stata officiata la Santa Messa di benedizione della prima pietra, alla presenza degli eredi di Edmondo Riccotti La Rocca, che ha donato il terreno su cui il tempio sorgerà: la vedova, Anita Manenti, i figli, Giovanni e Marina Riccotti La Rocca. (Guarda il Video)

 

“E’ con molta emozione che oggi celebriamo un momento storico, un evento rarissimo nella vita di una città, la posa della prima pietra per la costruzione di una nuova chiesa -ha dichiarato il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque- .

 

L’ultima volta è accaduto più di 50 anni fa.

 

E’ una giornata particolare per la nostra comunità, resa ancor più straordinaria dalla presenza di tanti concittadini e di Sua Eccellenza, Monsignor Antonio Staglianò.

 

 

La costruzione di una nuova chiesa è un momento importante non solo per la comunità religiosa della nostra Donnalucata e di Scicli, ma anche, permettetemi di dire, per quanti non credono.

 

Perché una chiesa segna il senso di appartenenza, una chiesa in un quartiere è il segnale che c’è una presenza costante e continua di fede e speranza.

 

Qualunque sia l'appartenenza religiosa di ciascuno, il sentimento di fede è comunque un momento di crescita per la collettività.

 

La presenza di un’istituzione educativa, culturale, morale, quale la Chiesa, è fondamentale.

 

 

Oggi c’è bisogno di educare, di dare cultura, di fornire modelli di moralità e di etica.

 

 

Giornate come quella di oggi trasmettono il senso delle istituzioni, e soprattutto il senso dell'incontro con Dio, che si tramanda da una generazione all’altra.

 

 

Noi tutti oggi siamo consapevoli di avere ricevuto una eredità di immenso valore, da coloro che ci hanno preceduto: una città bella, riconosciuta dall'Unesco Patrimonio di tutta l'Umanità.

 

Scicli, chiamata anche “la città delle cento chiese”, continua con  questa tradizione.

 

 

E se  oggi siamo ancora all'altezza dei nostri avi, se celebriamo la nascita di una nuova chiesa, lo dobbiamo a Mondino Riccotti La Rocca, che ha donato la sua terra,

e alle istituzioni religiose e civili che hanno fatto sì che questa continuità si realizzasse.

 

 

Auguro a me e a voi che momenti così commoventi e importanti possano ancora ripetersi nell'arco dei prossimi anni.

 

E'  l'auspicio che da sindaco di Scicli faccio a tutti quanti noi”.

 

La lettera di Mons. Crociata

Il Segretario della CEI Mons. Mariano Crociata (Vescovo emerito di Noto) nel suo messaggio inviato per l'occasione ha ricordato ai presenti al rito che "la costruzione di un edificio di culto costituisce anche una singolare occasione di entrare in dialogo ed in relazione con il tessuto urbanistico, sociale e, più in generale, culturale del territorio". Il parroco don Rosario Sultana a conclusione ha ringraziato tutti esortando a "sentirsi incoraggiati e spronati da me e dal vescovo a lavorare insieme, in cordata, in sinfonia, affinché ognuno sappia fare la sua parte a vario titolo e livello per il bene di tutti, dunque ci impegneremo insieme perchè la chiesa venga costruita bene e consegnata ai fedeli nei tempi previsti. E’ indispensabile in noi un atteggiamento positivo, di fiducia reciproca, di speranza e di fede in tutto quello che saremo chiamati a fare per l’edificazione di questa nuova chiesa. Nessuno di noi si senta inutile, escluso o estraneo a questo progetto, piuttosto ognuno scopra e metta a frutto i propri talenti, superando ogni forma di scoraggiamento o inadeguatezza, siamo invece chiamati ad un compito singolare ed originale per l’edificazione comune".

 

 

Giuseppe Savà

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