Giovedì 09 Febbraio 2012 - Aggiornato 08/02/2012 22:51 - Online: 117 - Visite: 8388607
20/07/2010 21:48
Notizia letta: 2406 volte
Ragusa - Nel sito internet del Bed&Breakfast di Silvia La Padula si legge: ‘L’Antica masseria si trova in un’area strordinaria che domina dall’alto la campagna circostante...idealmente posizionata tra pascoli, boschi di carrubi e ulivi secolari.’
Questa è la Val di Noto, un’area rurale della Sicilia sud-orientale, e molte masserie come quella di Silvia, abbandonate dalla popolazione contadina sempre più in diminuzione, negli ultimi cinque anni sono state acquistate al volo da investitori britannici.
È facile capire il perché: persino durante l’ondata di caldo di questa settimana, la calura del sole viene stemperata ed addolcita dalla brezza che arriva dal mare, che si trova solo a pochi chilometri di distanza. Il cibo ed il vino sono eccezionali.
Le spiagge sono pulite, ampie ed il mare, qui ad una latitudine più a sud di Tunisi, ha la stessa limpida trasparenza della costa tunisina e libica. Così forte è il suo fascino che i giornali italiani hanno iniziata a chiamarla ‘Ragusashire’.
La Val di Noto è anche famosa per essere la zona in cui sono ambientate le avventure dall’ispettore Montalbano, il protagonista dei romanzi di Andrea Camilleri, lo scrittore italiano al momento più conosciuto nel mondo. Donnafugata, un castello a pochi chilometri dal B&B di Silvia La Padula, è, nei romanzi di Camilleri, la residenza del boss mafioso Balduccio Sinagra. Sfortunatamente per gli ulivi secolari, per non parlare di coloro che hanno investito qui i propri risparmi, nella Val di Noto le cose hanno appena preso una brutta piega: i suoi straordinari scorci paesaggistici sono recentemente diventati ancora più straordinari – ma in senso negativo.
A Marzo, con grande costernazione di Silvia, una squadra operaia della compagnia chimica ed energetica ENI è arrivata nel terreno accanto al suo e nel giro di due mesi ha eretto un impianto di trivellazione alto 80 metri.
La corsa al petrolio a Ragusa era cominciata.
Il sito internet che descrive le bellezze del B&B di Contrada Cammarana continua dicendo, “Di notte, avrete la possibilità di godere della spettacolare vista del cielo stellato...”
Non più. Di questi tempi, il cielo stellato è offuscato dalle luci dell’impianto di trivellazione, che è attivo 24 ore al giorno. La terra trema, attraverso gli altoparlanti vengono urlati ordini ai dipendenti dell’impianto, e più volte nell’arco di un minuto si sente un rumore metallico che assomiglia ad un lamento, come una mucca a lavoro, mentre la trivellatrice scava sempre più a fondo.
È successo tutto molto in fretta. “Un amico che si occupa di politica ne ha sentito parlare a febbraio,” la signora La Padula ha dichiarato questa settimana. “Si trattava quasi di un segreto, senza nessuna anticipazione o avviso a riguardo, nulla in bianco e nero. Poi un giorno a marzo hanno iniziato a scavare davanti alla nostra proprietà. Abbiamo pensato che stessero solo estraendo della pietra, ma invece dopo due mesi hanno eretto questo impianto enorme. Quindici giorni fa hanno inziato a trivellare.”
È emerso che un vicino della signora La Padula, un’allevatore la cui ricotta e il cui formaggio artigianale hanno vinto anche premi, è stato persuaso ad affittare il proprio appezzamento di terreno all’Eni per 30 anni per una cifra di €80,000 (£67,000). “Noi facciamo ricotta,” ha detto la moglie dell’allevatore quando è venuta a farci visita per capire cose stesse succedendo, “ma adesso diventeremo ricchi!”
“Se avessimo saputo cosa stavano cercando di fare avremmo potuto affittare la terra per la stessa somma ed evitare che la si desse a quelli” sospira la signora La Padula.
Nella stessa valle dove si trova il B&B, suo cugino Salvatore Mancini gestisce l’ Eremo della Giubilana, un albergo a cinque stelle in un antico monatastero del quindicesimo secolo, costruito sulle fondamenta di una fortezza saracena, che anticamente serviva come rifugio dagli assaliti dei pirati.
Questo è uno di quei luoghi in cui è ancora palpabile il mondo senza tempo dell’aristocrazia siciliana: la fortezza di pietra con i suoi ulivi che hanno più di quattrocento anni e il suo giardino protetto da un muro è stata la residenza estiva di una famosa famiglia locale fin dal diciassettesimo secolo e mostra la serenità tipica di una casa signorile.
“Questa è la Val di Noto,” afferma il proprietario, Salvatore Mancini, un architetto, “che è quasi un’isola in un’isola. Nel sedicesimo secolo, i re spagnoli che governavano la Sicilia cedettero questa parte orientale alle famiglie altolocate della zona. L’occidente rimase invece diviso in enormi possedimenti terrieri di proprietà di pochi baroni completamente pigri e disinteressati alla terra. Da qui vennero fuori, atttraverso le figure degli amministratori di questi latifondi, gli eredi della Mafia di oggi.”
Ma qui nel sud-est, la piccola nobiltà locale si prese cura delle loro piccole proprietà, il che spiega perché questa zona è oggi così bella.
Il Ministero della cultura la descrive come come una delle più importanti aree rurali in tutta Italia. La sua bellezza è così calda, secca, quasi polverosa che ci vuole un po’ di tempo prima di apprezzarla a pieno, ma quando il signor Mancini mi fa volare sul suo velivolo a quattro posti tutto diventa chiaro.
Questa è una terra di pietra calcarea, dove il vento ha scavato canyons e ammorbidito le colline, che è punteggiata da carrubi ed ulivi e con solide, quasi tozze “masserie”, fattorie con dei tetti di terracotta leggermente appuntiti.
In mezzo, sinistro e angosciante come la presenza di un’invasione aliena, ecco l’impianto petrolifero. Come è possibile che una cosa del genere accada così, praticamente dall’oggi al domani, in un’area di eccezionale bellezza naturale, un’area in cui attivisti e politici locali lottano da anni perché diventi parco naturale?
Siamo in Sicilia, ma secondo Mancini il problema non è la Mafia. “Non pensavo l’avrei mai detto,” mi dice dopo l’ atterraggio,“ma oggi la Mafia non ha più ragion d’esistere. I sindaci locali non hanno più legami con la Mafia. Lavorano alla luce del giorno. I mafiosi non hanno più bisogno di uccidere perché nessuno gli è contro.”
Il problema, mi dice, è il progetto di deregolamentazione portato avanti da Silvio Berlusconi che nel corso dei suoi sette anni di governo ha fatto di tutto e di più, dalla decriminalizzazione del falso in bilancio al rilassamento delle norme che regolano la costruzione di edifici ed impianti industriali nel territorio.
“Il livello alto di corruzione al governo ha condotto ad incredibili livelli di illegalità e impunità negli affari pubblici”, dichiara Mancini.
“Non è molto difficile per gli imprenditori deturpare il territorio, visto che è molto semplice ottenere autorizzazioni dal governo. Al momento la situazione in Sicilia è come a Cuba ai tempi di Batista – ma noi non abbiamo Che Guevara. E lo dico nonostante io non sia uno di sinistra.”
Ma la minaccia dell’impianto di trivellazione ha un significato particolare. Si è a conoscenza della presenza di petrolio nella regione dalla seconda metà dell’ottocento; negli anni cinquanta le compagnie americane pompavano petrolio di bassa qualità molto vicino alla superfice per usarlo come bitume.
Ma il nuovo progetto dell’Eni scava molto più a fondo, a più di 1,500 metri; secondo una fonte, la qualità del petrolio anche a quella profondità è abbastanza scarsa, ma la vera speranza, il sacro grail di queste trivellazioni, è il gas.
Nel frattempo, Mancini nota che le trivelle non stanno scavando nella sabbia ma nella roccia calcarea e gli innumerevoli corsi d’acqua che la attraversano; e l’acqua è proprio ciò che rende la campagnia abitabile. “La nostra paura è che i corsi d’acqua vengano inquinati dal petrolio.” E si attendono nuovi impianti: “dall’alto abbiamo visto un secondo impianto in costruzione.”
Un portavoce dell’Eni ci dice: “non abbiamo mai creato problemi ambientali in quest’area, abbiamo ricevuto piena autorizzazione dalle autorità locali ed abbiamo dei rapporti eccellenti con la gente del posto.”
Ma la signora La Padula, il cui terreno è adiacente all’impianto, nega di essere mai stata contattata dalla compagnia.
“Stiamo facendo tutto il possibile per batterci contro le trivelle,” afferma. “Abbiamo le organizzazioni ambientali dalla nostra parte; il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, che è siciliana, si è dichiarata contro questo progetto e lo stesso ha fatto il presidente della regione, Raffaele Lombardo. Ma è un po’ come Davide e Golia; qui ci sono dei poteri forti all’opera. E c’è una diffusa ignoranza sulle conseguenze di ciò che sta accadendo.
Ma la situazione non è senza speranza. Tre anni fa, una compagnia petrolifera franco-americana chiamata Panther Eureka, stava per aprire degli impianti di trivellazione alla ricerca di petrolio vicino la città di Noto, a circa 30 miglia. Noto è una delle otto cittadine della Val di Noto riconosciute dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità per la loro eccezionale architettura tardo-barocca. Ma dopo le denuncie di Andrea Camilleri, la compagnia si ritirò.
Ieri il signor Camilleri ha dichiarato a The Independent: “Se i siciliani non vogliono che le trivelle distruggano la bellezza della loro regione, devono semplicemente scegliere degli amministratori che abbiano a cuore la bellezza della loro terra.”
Articolo in inglese:
http://www.independent.co.uk/news/world/europe/sicilian-idyll-struck-by-the-curse-of-black-gold-2023160.html
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11
23/07/2010 14:51
Sì è VERO
Un Uomo libero.
ma con la i maiuscola.
10
21/07/2010 18:18
SI SCRIVE INDEPENDENT
9
21/07/2010 16:04
COMPLIMENTI
Giacomo Magro
Un grazie di cuore per il bel commento del modicano Concetto Spadola, bisogna dirle queste cose, sono la nostra anima, il nostro spirito di vita degli iblei. Il petrolio non ci appartiene, Roma e Palermo rilascino le concessione sulle loro terre, a cercarlo bene il petrolio è dappertutto, in fondo.
8
21/07/2010 14:18
CERTO CHE BISOGNA SCEGLIERE
commento libero
...e non è neanche difficile: terra = agricoltura mare = pesca bellezza paesaggistica e storica = turismo Ma tutte e tre le attività vanno fatte bene e ognuna deve essere complementare all'altra, in perfetta armonia. In tutto questo il petrolio non ci sta.
7
20/07/2010 16:17
TRIVELLE
Giacomo Magro
Mali nostri ne abbiamo parecchi, le trivelle possiamo evitarle, andate a guardarle da vicino, e andate a Gela e a Priolo e poi vediamo se cambiate idea.Il petrolio è distruzione e morte, noi ne abbiamo avute abbastanza, il prezzo da pagare allo sviluppo è cinquant'anni che lo versiamo, ora basta.Sviluppiamo il turismo, sostenibile, che ci garantirà il futuro per le generazioi che verranno, altrimenti fra pochi decenni la provincia sarà cementificata ed asfaltata per intero, spazi liberi rimarranno gli immondezzai, per il resto tutta una metropoli, diventiamo tutti americani, a furia di guardare tv imbecille siamo rincoglioniti completamente.
6
20/07/2010 15:50
LA VERITá
Concetto Spadola
Amici,si puó dire la veritá?Ma tutti diranno:certo che si puó anzi si deve dire!La piccola bugia a fin di bene si puó dire pure?Sí!ma come no!anzi é d'uopo specialmente per evitare qualche guaio peggiore della piccola bugia!Ebbene visto che ho autoricevuto il permesso ,Vi diró una veritá ed una piccola bugia!Prima la veritá e cioé vogliamo ammettere che ognuno é solo vicino a se stesso!Sí perché fin quando non vieni coinvolto in prima persona reagisci solo teoreticamnete! E se Vi dico che il mio dolore é quasi fisico per lo scempio che sto vivendo nel nostro territorio e che sentire l'odore di un carrubo durante la frescura del mattino e gli aromi selvatici forti della nostra terra o cercare un fungo di carrubo e giá pregustare la bontá di questo piatto a priori o il piacere di raccogliere uno dei frutti che il nostro terreno ci dona a causa della sua immacolata naturalezza senza agenti chimici o raccogliere della cicoria selvatica e tan'altro che solo la mia generazione (anni 50)ha avuto la fortuna di poter gustare!Mi credete se vi dico che il pensiero che potró solo raccontare ai nostri figli queste cose e non potró fargliele provare,ripeto mi credete?E ADESSO LA PICCOLA BUGIA!SONO SICURO CHE MI CREDETE! Affettuosi saluti da un modicano innammorato della sua terra
5
20/07/2010 13:05
sono in parte d'accordo con i 3 post precedenti, ma c'è molto da ridire su queste affermazioni: innanzitutto non è assolutamente vero, lo dico da esperto nel settore, che le trivellazioni non hanno alcuna influenza sul territorio, basti pensare al movimento macchine all'installazione dellestrutture connesse all'impianto, per non dire l'influenza sulle falde acquifere. e' vero, però, che tutta questa propensione della provincia verso l'incremento del turismo non c'è..se non ci fosse stato Montalbano tutto sarebbe rimasto tale e quale, mancano i servizi ( questo non vuol dire avere alberghi a 5 stelle sulla spiaggia e cementificazione incontrollata a discapito del paesaggio di dune e retrodune), manca un'adeguata pulizia delle aree ( anche se molto dipende dall'educazione del cittadino). Io amo questi paesaggi selvatici del nostro territorio, ma ogni volta che torno non posso che notare il degrado sempre crescente associata ad un'inciviltà ormai fuori dal controllo ed avere una visione sempre più critica della realtà locale. Purtroppo non ho facoltà di votare nella provincia, ma io mi auguro che le persone siano più oculate nelle scelte dei politici locali e nazionali e non si facciano corrompere da sacchetti con qualche pacco di pasta e scatolette di tonno o per la promessa di lavorare 2 mesi l'anno alla forestale!
4
20/07/2010 12:29
LE TRIVELLE ....
R.T.
Bisogna decidere la vocazione del territorio. Petrolifera? Turistica? Agricola? Non si puo' fare tutto... Se si tutela il paesaggio non si possono costruire trivelle e pale per l'eolico. Se si continua cosi' a distruggere il territorio addio turisti. Vanno in Puglia, in Sardegna, In Grecia, in Croazia.
3
20/07/2010 11:26
TROPPA DEMAGOGIA
Obiettivo
io abitoa Ragusa da più di trenta anni e non ho mai visto problemi creati dalle trivelle, il turismo è allontanato dalla carenza di servizi, dalla spazzatura, dai trasporti, dagli orribili capannoni e villette a schiera che fanno pù danni al paesaggio senza che nessuno se ne lamenti ! Avete visto l'ingresso di Scicli da Jungi, altro che trivelle!! credo che il giornalista abbia preso un abbaglio !
2
20/07/2010 10:25
MESSA COSì LA COSA ALLORA
è un problema solo di soldi? Ho acquistato una masseria, ci campo perchè ne ho fatto un B & B, arriva la trivella e mi rovinano la piazza. Anche a me piace la campagna ragusana, così secca, con rari alberi di carrubi che vedo solo lì, ma tutto quel seccume deve rimanere solo un deserto? Siete sicuri che diventerete un luogo pieno di turisti? Io vedo solo persone più o meno originarie del luogo. E poi come ci si arriva? Ci vuole un giorno di vacanza solo per il viaggio. Anzi due, andata e ritorno.
1
20/07/2010 09:44
E ADDUóCU CARA U SCéCCU
Un Uomo libero.
Per l'Indipendent è facile scrivere. Non è così facile per noi scegliere amministratori che abbiano a cuore il bene collettivo. Se ce ne fosse stato almeno uno, la Sicilia in parte si sarebbe salvata.