Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 97 - Visite: 8388607
25/07/2010 16:29
Notizia letta: 2932 volte
Nell’affollato alveare del Tour de France, l’ape regina veste sempre la maglia di colore giallo. Identifica il segno del primato e può cambiare di spalla ogni giorno. Passa alla storia del ciclismo, chi riesce a portare quella maglia fino a Parigi.
Poco fa il Tour si è concluso sotto l’arco di trionfo e l’ha vinto Contador - il campione spagnolo della squadra Astana - per la terza volta consecutivamente. Il ciclismo, si sa, è sport individuale nel senso della vittoria, vince solo un atleta, ma senza squadra è difficile concretizzarla in una gara di tre settimane. Nella squadra del Kazakistan ASTANA del vincitore, un solo italiano è stato presente. Un gregario di prestigio, che ha saputo infiammare di passione e di sano agonismo. Si chiude il sipario, ma le emozioni rimangono intatte e per lungo tempo. Paolo Tiralongo, avolese, cresciuto a mandorle e nero d’Avola, da quest’anno milita in quella squadra statale, espressione di un ricco Stato dell’est. È stato, in salita, il locomotore indispensabile per il vincitore, sia sulle Alpi che sui Pirenei. Ha forzato l’andatura in salita per assottigliare il gruppo, condannando al ritardo molti pretendenti alla vittoria finale. Non stava a lui vincere, il suo ruolo è stato lavorare. Il capitano, ha dovuto solo essere regolare in ogni momento. Paolo ha tirato sempre allo spasimo, fino allo sfinimento, con dietro Contador lasciando in un vuoto d’aria al suo capitano e segnandogli il ritmo delle pedalate. Poi scansandosi, per perdersi nel gruppo dell’indistinto, quando il lavoro di selezione era ormai fatto, ed arrivare sfinito quando poteva. La pedalata di forza sempre stata retta da enorme fatica. Le gambe abbronzate dal sole, dalla polvere, dalla pioggia sembravano scolpite nel bronzo. Il viso scavato e sofferente denunciava la severità dello sforzo e anche lo spasimo, l’incertezza, il tormento, la sfibrante pena di quell’andare spremendo tutto dai polmoni e dal cuore.
Da bambini si pedala con istinto e per gioco. Paolo a 14 anni, aveva deciso di vivere di questo sport. A papà Salvatore disse: “o vado a scuola, o vado in bicicletta. Voglio fare il corridore”. Abbandonò così – con una scelta coraggiosa - gli studi di geometra. Era al primo anno. Si dedicò alla bicicletta. Fin da piccolo non aveva mai pensato che la vita sarebbe stata un tappeto fiorito. Così presto emigrò - in posti dai dialetti indecifrabili impastati di polenta - per inseguire il sogno che motivava la sua vita e che spesso difficilmente si lascia acchiappare. A quel tempo, sono andato a trovarlo, sopra il Bar della piazza di Palazzago (BG) dove abitava. Era un ragazzino, stava da solo, lontano da affetti e consuetudini familiari e note. Con grande determinazione inseguiva la sua fortuna, in una proiezione di lunga durata.
Nelle categorie inferiori, è stato un autentico campione, ha vinto tantissimo e gare di qualità. In pochi arrivano al professionismo, Paolo in quella categoria, ha avuto anni difficili, per troppi incidenti e perché – paradossalmente – è stato richiesto da squadre importanti con grandi campioni. Quindi il suo ruolo è stato fare l’ape operaia. La bonomia del carattere e la correttezza nel lavoro che tutti gli riconosciamo, uniti alla classe cristallina nel gesto atletico, lo hanno fatto sempre stimare dall’appassionato popolo del ciclismo. Ora si sono riuniti attorno a Paolo, una nuova compagine di tifosi e ammiratori.
Stasera stessa partirà per tornare a casa. Angela e il piccolo Salvo lo aspettano. Poi, quando le gare lo libereranno, tornerò anche ad Avola. Arriverà felice e orgoglioso, nella sua umiltà, della sua gioiosa fatica, del suo amato lavoro.
http://www.youtube.com/watch?v=SueczGNrVQM
Ellj Nolbia
21/05/2012 - 15:35
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7
28/07/2010 14:39
TIRALONGO
daniele romoli
tiralongo (un nome una realtà TIRA A LUNGO) e tirava alla grande :-)))
6
28/07/2010 08:31
BdP
Del ciclismo inteso come competizione, tempi, premi e tappe non so quasi nulla. Quello che di questo sport ho avuto modo di conoscere grazie ai racconti del mio amico ciclista, tratta di fatica, di costanza, di duro lavoro e forza d’animo. Tempo fa mi parlò di Paolo Tiralongo, “Paolino”, un suo amico ciclista di trentatre anni, quasi tutti dedicati alla bicicletta, un grandissimo professionista. Mi avvertì che avrebbe partecipato al Tour, mi fece vedere alcune foto, la maglia e mi disse che avrei avuto modo di incontrarlo nelle tappe più dure, quando si sale perché il suo ruolo all’interno della squadra sarebbe stato quello di tirare in salita. Così ho iniziato a seguire le tappe, una dopo l’altra,cercando di riconoscerlo tra gli altri della squadra, coinvolta dall’entusiasmo e dalla stima del mio amico per il suo Paolino. Impressionante vederlo salire morbido come stesse passeggiando, osservare l’espressione man mano sempre più affaticata e sempre concentratissima, per poi all’improvviso non trovarlo più, come scomparso! Che ruolo il suo, cha ammirazione! Con il tempo, giorno dopo giorno, l’appuntamento con il Tour è diventato per me una necessità, sentivo il bisogno di seguirlo, era come andare avanti nei capitoli di un romanzo, ma non per sapere come sarebbe finito, poco importa, ma per conoscere ogni volta una nuova storia, un nuovo impegno, l’ennesima fatica. Seguendo Tiralongo e le sua tenacia, ho avuto occasione e di capire le dinamiche di uno sport che, come sottolineava Alessandra De Stefano in una delle sue appassionate telecronache, è metafora del vivere, perché fatto di difficoltà, estenuante lavoro, passione e a volte grandi gioie. E’ stata una piacevole occasione per riflettere.
5
28/07/2010 05:30
Чнмпион,
Anna
Спасибо PAOLA
4
28/07/2010 02:46
BdP
Del ciclismo inteso come competizione, tempi, premi e tappe non so quasi nulla. Quello che di questo sport ho avuto modo di conoscere grazie ai racconti del mio amico ciclista, tratta di fatica, di costanza, di duro lavoro e forza d’animo. Tempo fa mi parlò di Paolo Tiralongo, “Paolino”, un suo amico ciclista di trentatre anni, quasi tutti dedicati alla bicicletta, un grandissimo professionista. Mi avvertì che avrebbe partecipato al Tour, mi fece vedere alcune foto, la maglia e mi disse che avrei avuto modo di incontrarlo nelle tappe più dure, quando si sale perché il suo ruolo all’interno della squadra sarebbe stato quello di tirare in salita. Così ho iniziato a seguire le tappe, una dopo l’altra,cercando di riconoscerlo tra gli altri della squadra, coinvolta dall’entusiasmo e dalla stima del mio amico per il suo Paolino. Impressionante vederlo salire morbido come stesse passeggiando, osservare l’espressione man mano sempre più affaticata e sempre concentratissima, per poi all’improvviso non trovarlo più, come scomparso! Che ruolo il suo, cha ammirazione! Con il tempo, giorno dopo giorno, l’appuntamento con il Tour è diventato per me una necessità, sentivo il bisogno di seguirlo, era come andare avanti nei capitoli di un romanzo, ma non per sapere come sarebbe finito, poco importa, ma per conoscere ogni volta una nuova storia, un nuovo impegno, l’ennesima fatica. Seguendo Tiralongo e le sua tenacia, ho avuto modo di capire le dinamiche di uno sport che, come sottolineava Alessandra De Stefano in una delle sue appassionate telecronache, è metafora del vivere, perché fatto di difficoltà, estenuante lavoro, passione e a volte grandi gioie. E’ stata una piacevole occasione per riflettere.
3
26/07/2010 21:01
L'AVVERSARIO NELLE DIFFICOLTà, DA IUTARE
E.N.
Dalle parole di Paolo Tiralongo, nell'intervista riportata nel video, traspare il sentimento di umanità che anima il ciclista. Si agisce per staccare l'avversario (Cadel Evans, attuale Campione del Mondo), però nel momento che se ne capisce le difficoltà, si cerca di aiutarlo. PAolo offriva ad Evans zuccheri ed energetici rovistando nella tasca della sua maglia, togliendosi lui il necessario, per aiutare un campione in difficoltà. Campione che con la sua tremenda tirata in salita, aveva fatto lui stesso staccare dal gruppo dei migliori, dove protetto sonnecchiava il suo capitano Contador.Il ciclismo è un romanzo popolare, scritto da gente di grande umanità
2
26/07/2010 20:17
GRANDISSIMO QST ARTICOLO. BELLO BELLO!
Davide Vino Martinelli
1
26/07/2010 19:43
UN CAMPIONE NEL SUO LAVORO
Natalia Dlugowska
"Le persone che riescono in questo mondo sono quelle che vanno in cerca delle condizioni che desiderano e,se non le trovano,le creano" G.B.SHAW questa è la frase che mi fa pensare a Paolo e ricordare tutti i suoi sacrifici che ha fatto e continua a fare e come è adesso . Paolo dopo questo tour ha dimostrato al mondo che oltre che essere un campione nella vita è anche un campione nel suo lavoro. Un lavoro fatto di sudore, di sacrifici,di rinunce,di applicazione,di volontà. Per Paolo il ciclismo è sempre stato tutto, ed oggi il ciclismo lo ha ripagato di tutto, anche di quelle rinunce o di quelli incidenti che per un VERO corridore sono purtroppo spesso la normalità. Paolo oggi hai trentatre anni.... Paolo oggi la tua cariera riparte. GRAZIE PER LE FORTI EMOZIONI CHE CI REGALI. Vai vai Paolino