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Sabato 11 Febbraio 2012 - Aggiornato 10/02/2012 22:03 - Online: 84 - Visite: 8388608

27/07/2010 21:19

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La mafia dei cugini Salvo, gli esattori. Ad Acate

Dopo il sequestro della cantina vinicola di oggi, a opera della GdF, pubblichiamo una verità nota da 26 anni

La mafia dei cugini Salvo, gli esattori. Ad Acate

    « I soldi fanno i soldi e i pidocchi fanno i pidocchi »
                                                   (Antonino Salvo)

 

Ragusa - Da queste parti le chiamano "le ville dei palermitani": sono le più grandi della zona ed hanno quasi sempre i cancelli sbarrati e le finestre chiuse. In una di esse, poco fuori Vittoria, fu scoperta tre anni fa una base operativa di Girolamo Teresi, boss dell'eroina. Tre anni fa a Vittoria circolava solo qualche spinello, oggi il centro di recupero per i tossicodipendenti, creato in clima d'emergenza, ha in cura ogni anno 400 ragazzi, solo una parte dei mille circa (uno ogni cento abitanti) che ogni sera escono da casa per procurarsi la dose.
A qualche chilometro da Vittoria c'è Acate, 7500 abitanti, 102 chilometri quadrati di terreni coltivati a viti e arance. Di Acate si è occupato l'anno scorso l'Alto commissario per la lotta alla mafia Emanuele De Francesco, dopo aver esaminato un voluminoso rapporto della Guardia di Finanza di Ragusa. «L'intero paese - furono le conclusioni di De Francesco - è stato acquistato senza badare a spese da alcune famiglie palermitane. Così a Comiso e Gela».
Lavorava, De Francesco, su intuizioni non sue: era stato il generale Dalla Chiesa, 23 giorni prima di essere ucciso in via Carini, a presentare all'allora ministro degli Interni Rognoni il suo rapporto sulla nuova mappa della mafia. Vi erano contenuti nomi, cifre e alcune personali riflessioni: secondo Dalla Chiesa la massiccia presenza delle famiglie palermitane nella provincia di Ragusa non era altro che la "contropartita" a quello che lui stesso, parlando a "Repubblica", aveva definito l'assalto dei catanesi a Palermo. Uno scambio di favori, insomma, dettato dalla necessità di allargare e frazionare, rendendoli quindi meno individuabili, i molteplici interessi in gioco. E le campagne di Acate, Vittoria e Gela erano senza dubbio investimenti tanto redditizi quanto insospettabili: chi sarebbe mai andato, prima dell'arrivo a Palermo di Dalla Chiesa, a cercare la mafia nella Sicilia "babba"?
Ad aprire la strada allo sbarco palermitano in provincia di Ragusa era stata, d'altra parte, la stessa giustizia italiana: ad Acate venivano spediti agli inizi degli anni '70 i mafiosi in soggiorno obbligato. Fra questi Gaspare Gambino, nipote del grande Joe di "Cosa Nostra", fu il primo ad intuire le possibilità offerte da questa provvidenziale misura di prevenzione che gli era stata inflitta: finito di scontare il soggiorno obbligato, Gambino acquistò 40 ettari di terreno agricolo e si stabilì ad Acate con tutta la famiglia. Un esempio, il suo, seguito da molti altri. Nomi poco noti per i non addetti ai lavori, come i Lo Cicero, i Rallo, i Girgenti e gli Amoroso, ma anche personaggi di rilievo, in confidenza col mondo politico e grandi conoscitori dei meccanismi che regolano l'erogazione dei contributi pubblici.
Michelangelo Ajello, ad esempio, ex sindaco democristiano di Bagheria, arrestato e rilasciato per una truffa ai danni della CEE. Sui tavoli di un giudice palermitano c'è in questi giorni un incartamento relativo ad un finanziamento di 1 miliardo e 147 milioni che la CAB, una cooperativa agricola controllata da Ajello, ha ricevuto dall'assessorato regionale all'agricoltura durante la discussa gestione di Giuseppe Aleppo. Ad Acate Ajello ha acquistato consistenti fette di terreno. Niente, però, di paragonabile agli interessi ragusani dei cugini Salvo, gli esattori di Salemi. La "Finanziaria Immobiliare" di Nino Salvo possiede ad Acate circa 600 ettari di terreno coltivati a vite, e altri 250 ettari di agrumeto. Un vero e proprio impero agricolo gestito secondo modernissimi criteri aziendali. Ed altre centinaia di ettari di terreno i Salvo li possiedono nel territorio di Vittoria.
Ma molte altre società sono venute in forze da Palermo alla conquista delle terre del ragusano; e per molte De Francesco ha disposto capillari accertamenti, affidandoli alla Guardia di Finanza (uno dei più recenti riguarda, ad esempio, la "Acanto S.p.a.", di cui è presidente il cavaliere Salvatore Martorana). Secondo i responsabili del CNA di Ragusa, negli ultimi quattro o cinque anni sono stati registrati 135 trasferimenti fondiari dal palermitano alla zona di Ragusa, per la maggior parte attuati da personaggi in qualche modo legati alle "famiglie" palermitane già presenti nella zona. Da calcoli approssimati per difetto si deduce che in mano a famiglie palermitane sono ormai 10.000 ettari di terreno, tra Acate, Vittoria, Gela e Comiso, per un valore di circa 50 miliardi.
Ma secondo alcuni non sono solo le straordinarie risorse agricole del terreno ad aver attirato le attenzioni della mafia palermitana su Acate e dintorni: a 6 chilometri da Vittoria, a 15 da Acate, c'è Comiso, cioè la base, cioè i dollari elargiti dagli americani per la costruzione delle infrastrutture necessarie al loro insediamento. Finora però i palermitani sono rimasti a bocca asciutta, e sembra che nemmeno i cavalieri del lavoro catanesi, che avevano subito messo gli occhi su questo gigantesco affare, siano riusciti a ricavarne tutto quello che si attendevano: diversi appalti, certo, ma non il grosso della torta.
Una torta divisa a Roma, sotto il diretto controllo dell'allora ministro della Difesa Lagorio, socialista. E forse non a caso socialista, e pare addirittura amico personale di Lagorio, è il titolare della ditta che si è aggiudicata il grosso dei lavori, la "Pizzarotti" di Parma. Oltre a Pizzarotti e ai cavalieri Rendo, Costanzo e Graci, hanno lavorato a Comiso - anche attraverso il meccanismo dei subappalti - diverse piccole aziende; e non sempre in maniera limpida: ad esempio la "Sien", subappaltatrice di alcuni lavori all'interno della base, fa capo a due personaggi dal turbolento passato, i fratelli Cutrale.
Altra storia ancora tutta da raccontare è quella relativa agli 825 milioni stanziati per la distruzione del vecchio aeroporto "Magliocco": la ditta vincitrice dell'appalto è stata la I.C.I., un consorzio di imprese che ha tra i suoi soci Raffaele Occhipinti, membro influente del partito socialista di Comiso. La Ditta di Occhipinti si è limitata ad incamerare gli 825 milioni e a subappaltare i lavori ad un'altra azienda, la "Nigita" di Comiso per 140 milioni. Che fine abbia fatto il resto della somma non è dato sapere. E' opinione di molti, comunque, che le parti più oscure del capitolo di storia relativa agli appalti di Comiso debbano ancora essere scritte; anche perché sono ancora molti i milioni di dollari che gli americani sono intenzionati a spendere da queste parti.
Tutto questo, naturalmente, non è passato su Comiso e dintorni senza lasciare traccia: anzi; si è probabilmente avverata nel corso degli ultimi tre anni la "profezia" di Pio La Torre, il deputato comunista ucciso dalla mafia: «...Si vedrà presto a Comiso lo scatenarsi della più selvaggia speculazione, dal traffico di droga al mercato nero, alla prostituzione, con il degrado più triste della nostra cultura e della nostra tradizione». Abbiamo già parlato della droga a Vittoria, ma il fenomeno è comune anche a molti altri centri della zona. E' arrivata anche la prostituzione; è arrivato il lavoro nero: agenzie di collocamento aperte e richiuse nel giro di pochi giorni hanno "sistemato" i muratori comisani presso gli americani, trattenendo il 25% di ogni paga giornaliera. E infine l'anno scorso, sempre a Comiso, ci sono stati i primi "gambizzati", e anche qualche morto. Storie americane. Ma anche storie d'eroina, dice qualcuno.

                                                                Claudio Fava
                                                                Miki Gambino

                                                            I Siciliani, giugno 1984

Claudio Fava

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