04/08/2010 18:46
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Vittoria - "L'operazione Old Tower condotta brillantemente dalla Guardia di Finanza merita una attenzione che le istituzioni cittadine, sempre pronte a esprimere solidarietà, non hanno questa volta, chi sa perché, minimamente attenzionato".
Così inizia una nota dell'ex sindaco di Vittoria Ciccio Aiello che scrive: "Già il prefetto antimafia dott. De Francesco aveva segnalato in maniera forte la presenza di esponenti mafiosi nel triangolo Acate-Vittoria-Comiso, trasmigrati in questi territori a partire dagli anni '60, che lentamente avevano messo le mani su vaste aree di produzione agricola importanti della piana e della Valle del Dirillo. Allora si parlò - scrive Ciccio Aiello - di mani della mafia sulle terre e sui pozzi.
Per decenni, l'assessorato Agricoltura è stato uno sportello finanziario aperto anche a questi gruppi. Milioni di euro - scrive Ciccio Aiello - sono andati a sostenere il radicamento nei territori dei capisaldi mafiosi che colonizzavano le campagne, prendevano possesso dei punti di snodo di quella grande ricchezza che la Sicilia si accingeva a riversare, attraverso l'agricoltura trasformata, nell'economia nazionale, presidiando i confini dello sviluppo commerciale che è rimasto nei fatti vecchio proprio a causa del condizionamento mafioso che le strutture di commercializzazione hanno assorbito e naturalizzato.
Su questi aspetti il giudice dott. Sica, successore del dott. De Francesco, segnalò in modo risentito l'esistenza di "buchi neri" che meritavano una diversa attenzione. Ma, a parte qualche spunto di tanto in tanto, riassorbito - scrive Ciccio Aiello - da assurde, tanto rassicuranti quanto interessate, anticipazioni sul "falso allarme" procurato, la grande questione della dimensione della contaminazione mafiosa di questa parte dell'Isola è rimasta sempre un oggetto misterioso, una cattiveria denigratoria del valore del nostro territorio: se la mafia c'è è meglio non parlarne; le cronache provinciali riportano ampiamente questa forma di strabismo di tanti politici e di tanti amministratori.
I Salvo - ricorda Ciccio Aiello - fecero epoca a Torre Vecchia. E quell'epoca sembrava finita. E invece no. Le indagini della Guardia di Finanza scoprono le trame della continuità tra vecchio e nuovo, tra Old Tower e nuove realtà imprenditoriali: questa operazione è importante per lo scenario inquietante che apre sulla utilizzazione dei Fondi Europei che, in gran parte, sono stati finalizzati a rilanciare vecchi sodalizi mafiosi, magari travestiti di nuove managerialità. Per questo l'agricoltura affonda e muore e molti invece si sono arricchiti. Questa operazione - scrive Ciccio Aiello - dovrebbe indurre la politica più attenta a dire: Stop ai bandi comunitari.
Ma, se una operazione di questo tipo viene oggi condotta, con coraggio e precisione, dalla guardia di finanza e dalla magistratura iblea, vuol dire che le speranze dei lavoratori e degli imprenditori onesti non sono illusioni disperate, che la grande abbuffata sulla pelle dei produttori e delle istituzioni può essere fermata, e sarà un giorno felice per chi lavora nelle campagne siciliane e di tutto il Mezzogiorno.
Ora - conclude Ciccio Aiello - bisogna evitare il rischio dei contraccolpi, dei ricatti ai territori, dei licenziamenti, delle chiusure delle aziende: forse questa preoccupazione è alla base del silenzio istituzionale su una delle più importanti operazioni che la Guardia di Finanza ha condotto nella Sicilia sud orientale da moltissimi anni a questa parte".
Ricorso al Tribunale della Libertà da parte di Fabio Rizzoli
La Fta srl e il suo amministratore delegato Fabio Rizzoli, difesi dagli avvocati Michele Sbezzi del Foro di Ragusa e Luigi Olivieri del Foro di Trento, hanno presentato ricorso al Tribunale della Libertà contro il sequestro preventivo per equivalente (fino a un massimo di 2,912 milioni di euro) di un immobile dell'azienda vinicola di Acate eseguito dalla Guardia di Finanza nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Ragusa che vede indagate 8 persone con la accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato e della Comunità europea.
Il ricorso verrà discusso avanti il Tribunale del riesame di Ragusa all'udienza di venerdì. Secondo la Fta, le ipotesi accusatorie di truffa sono frutto di una lettura non corretta di quanto avvenuto in sede di acquisto dei beni da parte della società medesima.
Lo scrive in una lettera l'a.d. della Fta srl, Fabio Rizzoli. Martedì sono scesi in campo i 142 dipendenti del Feudo Arancio di Acate e Sambuca di Sicilia con una lettera inviata alla stampa. "Lavorare al Feudo Arancio è essere assunti con contratti regolari, avere i contributi versati e il Tfr quando vai via. La mafia non sa cosa siano i diritti dei lavoratori. Lavorare al Feudo Arancio è lavorare la terra con trattori climatizzati e gabbie di sicurezza antinfortunistica; finire la scuola ed essere scelti fra tanti, per meriti e capacità; conoscere il mondo attraverso le migliaia di visitatori che ogni anno passano e si fermano; sentirsi al sicuro, programmare l'avvenire, fare progetti; crescere professionalmente, imparare, confrontarsi e riuscire.
La mafia al Feudo Arancio non è mai entrata, perché non ama il bello, l'onestà e la pulizia", così conclude la lettera dei dipendenti del Feudo.
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