10/08/2010 13:04
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Ragusa - “Caballo? Ay caballo, ma està malado”. A Cay Largo, come in ognuno degli isolotti che fanno di Cuba un paradiso, non c‘è nulla che non si possa trovare. Almeno a sentire i cubani indigeni, avvezzi promotori di un mondo che soffoca loro almeno tanto quanto ossigena il turista. In realtà del caballo e di mille altre cose, in quell’angolo di mare incontaminato, non c’è nemmeno l’ombra.
Esistono però servizi e strutture in cui il tentativo di rispondere alla più insolita richiesta ne soddisfa l’assenza. La cultura del turismo è insita negli abitanti.
“Mi sa dire dove posso trovare gli arancini di Montalbano?”. “Boh”. Risposta da ragusano doc al turista, lo stesso che con un sorriso immediato risponde “A casa mia” all’invitato. Qui vige la cultura dell’accoglienza, lontana anni luce da quella turistica. Il territorio è vissuto come cosa nostra, pardon casa nostra. Nel senso che l’ospite è sacro ma solo se invitato. Le visite a sorpresa e non richieste, invadono privacy e polis. Pertanto, servizi zero e quelli che ci sono, seguono i ritmi indigeni. Eppure qui, dove si promuove il turismo e se ne pratica l’antitesi, c’è tutto. Mare, monti, campagne e tutti i pezzi delle origini della terra vivono frantumati nei dodici piccoli Comuni più isolati della Sicilia. C’è tutto e non serve a nulla.
Le amministrazioni locali, per la verità, abbozzano tentativi promozionali che hanno lunga gestazione, nascita lampo e morte lentissima. Un arco di tempo che in economia indica investimenti astronomici, incassi ad personam e perdite stratosferiche. Senza volere leggere le pagine del libro dei sogni, citato e corposo quanto la Bibbia, basta lanciare lo sguardo sulle evidenze che si attorcigliano nel rapporto tra pubblico e privato. L’uno insegue l’altro, evitando con sagacia una collaborazione concertata e produttiva.
Accade così che l’ambita fascia costiera iblea, ricca di perle da far invidia ai cubani, viva in estate il suo momento di gloria. L’attesa stagione del sole dispensa bandiere, ordinanze e turisti. I ragusani adorano le bandiere, invocano le ordinanze e traducono turismo in caos. Quello che ha fatto la fortuna di Rimini e Riccione. By day e by night. Qui invece i locali devono chiudere all’una. Praticamente un’ora dopo l’inizio della serata per tutti quelli che il mare lo vivono fino al tramonto del sole. Cioè le venti. Poi doccia, riposino, cena e via. I più veloci sono pronti a dibattere sul classico “Dove andiamo stasera?” non prima delle 23. La decisione fa scoccare la mezzanotte. Il tempo di organizzarsi ed è già tardi. I locali, mica poi così tanti, devono chiudere. E il litorale è già diviso.
Da un lato l’esercito di villeggianti. Quelli che hanno lavorato tutto l’inverno e nella casa al mare vogliono trovare silenzio. Niente musica, niente parole né tantomeno rombo di motori. Dall’altro, i figli dei villeggianti. Quelli che superano l’inverno provinciale aspettando l’estate metropolitana. Per divertirsi. Obiettivo condiviso dai turisti. Considerato il disinteresse dei giovani per la politica e che il turista non vota qui, è chiaro che la lotta è impari. Aiutata dall’impropria equazione locali, alcol e droga uguale incidenti. Alle battaglie, che cominciano a giugno e finiscono a settembre, con i classici colpi a cerchio e botte, sopravvivono tutti. O quasi. Sul campo restano gli esercenti dei locali pubblici, vittime di quell’estate che rappresenterebbe una piccola dispensa per l’inverno. E così di anno in anno, il popolo delle formiche lascia sempre più spazio alle cicale che sulle note di “Ci sarà un’altra estate”, sostituiscono Mameli con Paoli e si consolano con l’immarciscibile Orietta di “Fin che la barca va”. E il turista? Mai come qui ed ora sente la mancanza di Rino Gaetano, urla “Nun te regge cchiù”. E scappa.
Franca Antoci
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6
11/08/2010 14:33
Sì
Romana
ma qui parlavamo di Scicli. Per la serie: tutto il mondo è paese.
5
11/08/2010 11:15
SO
Un Uomo libero.
che l'ambasciatore italiano in Giappone è andato a pietire davanti a tutti i media perché l'immagine di Roma non fosse così danneggiata. Sicuramente la vigilanza negli esercizi commerciali e nelle strutture ricettive della Capitale si sarà fatta più reale e più intensa. Per quanto io sia convinto che il lupo perde il pelo ma mai il vizio.
4
11/08/2010 07:23
ROMA è STRACOLMA DI
Romana
giapponesi. Si incontrano nelle strade del centro sotto forma di cortei lunghi e lenti, armati delle loro macchine fotografiche. Roma val bene il rischio di essere derubati dai commercianti. Che sono tutti uguali, abbiamo visto.
3
10/08/2010 20:31
DIFATTI
Un Uomo libero.
la mancia di cento euro aggiunta al totale di un conto milionario ha fatto il giro del mondo. E i giapponesi hanno cancellato Roma da tutti i loro tour.
2
10/08/2010 19:51
A ROMA O A SCICLI
Bolina
A roma se prendi un taxi ti conviene fare un finanziamento e se dormi in qualche albergo ci puoi lasciare 3 giornate di lavoro, se poi cerchi casa in affitto gli puoi delegare quasi tutto lo stipendio da operaio o commessa. La colpa,in tutti questi casi,i è dell'euro che si presta benissimo alle mille speculazioni. Una monetta creata ad arte per gli speculatori.
1
10/08/2010 18:49
LA PENNA BIC
Romana
Quanto costa una penna biro? La Bic costa al massimo cinquanta centesimi. E infatti quello era il prezzo attaccato alla scatola. Ma io ho voluto chiedere lo stesso, considerata l'elasticità dei prezzi. Settanta centesimi è stata la risposta del tabaccaio di Jungi, Ma se c'è scritto cinquanta! Gli ho risposto. E gli ho rimesso a posto la penna, andandomene senza salutare. Morale: almeno fatevi furbi e togliete il cartellino. Mica sono tutti scemi come voi!!! A Roma ci sappiamo fare meglio con i turisti giapponesi.