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Martedì 22 Maggio 2012 - Aggiornato 22/05/2012 20:22 - Online: 371 - Visite: 8388607

13/08/2010 16:13

Notizia letta: 2484 volte

Ferragosto, turisti in fuga dalla Sicilia

Federconsumatori.«Viaggi costosi, secondi dopo la Sardegna»

Ferragosto, turisti in fuga dalla Sicilia

Catania - Quello del turismo è forse uno dei più affollati "chiacchierifici" siciliani. Un argomento su cui tutti (manca giusto il venditore di cocco in spiaggia...) si sentono autorizzati a pontificare, fra stime approssimative, apocalittiche urla di dolore e caserecce strategie di marketing. Ma quando arrivano i numeri è assai più arduo - almeno per gli addetti ai lavori dotati di un minimo di onestà intellettuale - mistificare la realtà.


IL BOOM DEI CHARTER IN USCITA.

Ripartiamo dai numeri, dunque. II primo dato da prendere in analisi è arrivato ieri pomeriggio. È triplicato, rispetto allo scorso anno, il numero di charter che sabato 14, dall'aeroporto "Fontanarossa" di Catania prenderanno il volo per le vacanze. Le più gettonate, con quattro collegamenti ciascuna, sono la Spagna (due per Barcellona e altrettanti per Madrid), Tunisi e la Croazia (si sbarca a Spalato). Questo è l'impietoso riscontro dei dati traffico elaborati dalla Sac, la società di gestione dello scalo etneo, secondo cui il weekend di Ferragosto vedrà un transito complessivo, tra arrivi e partenze a Fontanarossa, di 74mila passeggeri, 11.500 solo nel comparto charter che lo scorso anno aveva visto partire solo 8.904 siciliani (con un saldo di +29,16%).


IL CARO-VACANZE IN SICILIA.

Quindi c'è un +300% di siciliani, per lo più della parte orientale dell'Isola, che nella settimana di Ferragosto spediranno un'ideale cartolina sul nostro turismo che non funziona. Già, perché alla base del boom di vacanzieri in uscita non c'è un'"epidemia" di vincite al Superenalotto. La spiegazione è molto più semplice: le vacanze in Sicilia non reggono la concorrenza delle mete low cost del resto del Mediterraneo. E alcuni studi, diffusi quest'estate, testimoniano il caro-vacanze. Secondo l'Osservatorio nazionale sul turismo di Federconsumatori si registra un aumento dei prezzi del 3% e la Sicilia, subito dopo la Sardegna, è la località più cara: la tariffa media giornaliera (confrontando hotel a 2, 3 e 4 stelle) in pensione completa è di 140 euro nella settimana ferragostana, in salita rispetto ai 111 della settimana fra il 10 e il 17 luglio e agli 83 del periodo 12-19 giugno. Un altra rilevazione del sito specialistico trivago.it ha tracciato l'hit parade della media estiva delle città siciliane: Taormina (172 al giorno), Lipari (130), Ragusa (114), Marsala (98), Palermo (94) e Catania (92).
In compenso i tour operator siciliani registrano il (quasi) tutto esaurito per le mete più gettonate a prezzi stracciati: nella settimana di Ferragosto, compreso il volo charter da Catania o Palermo, si può andare in un 4 stelle superior ad Hammamet (599 euro con trattamento alla inclusive), in un 3 stelle a Santorini (647 euro in b&b) o in Croazia (623 euro in mezza pensione). Le alternative "made in Sicily" nella medesima settimana di altissima stagione, in strutture tutte a 3 stelle: 1.553 euro con camera e colazione a Taormina, 1.414 euro in b&b a Sciacca, 1.063 euro in mezza pensione a Terrasini.


FLOP DELLA PROMOZIONE PUBBLICA.

E l'ultima carrellata di numeri riguarda il flop degli investimenti pubblici nella promozione turistica. Secondo il report di Confturismo e Confocommercio - presentato martedì a Rimini - la Regione Siciliana è quella che in Italia spende di più per dare la caccia ai visitatori: dal 2001 al 2006 in tutto 1,6 miliardi di euro (785 milioni come spesa diretta, di cui 135 per campagne info-pubblicitarie, e 900 milioni di investimenti indiretti di sostegno agli "attrattori turistici"). La spesa pubblica siciliana è pari al triplo del Veneto e al doppio della Liguria. Sarebbe una buona notizia, se non ci fossero i riscontri: la Sicilia accoglie un terzo dei visitatori che invece scelgono le località venete e liguri. E secondo il report, nell'ultimo anno considerato - il 2006 - l'arrivo di ogni singolo turista è costato alle casse pubbliche siciliane 69,4 euro (la media nazionale è di 19,3), mentre ogni pernottamento pesa sulle casse regionali per 21,7 euro, al fronte dei quasi 5 di media italiana.
Ricapitolando: +300% di charter da Catania verso Spagna, Croazia e Tunisia; caro-vacanze in Sicilia, con una progressiva diminuzione della competitività sul mercato; la Regione spende e spande per la promozione, ma il rapporto investimenti-turisti è un disastro. Evidentemente c'è qualcosa che non funziona. Ma è meglio riparlarne in seguito. Magari dopo Ferragosto.

Redazione

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