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Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato 22/05/2012 20:22 - Online: 262 - Visite: 8388607

27/08/2010 19:16

Notizia letta: 3849 volte

La sicilianità delle minne. Il conto

figghia fimmina, nuttata persa!

La sicilianità delle minne. Il conto

"Prima o poi, Agatì, te ne accorgerai anche tu che qui in Sicilia, isola di cruzzuni, i desideri delle donne non contano niente, mentre quello che vogliono gli uomini diventa destino"

"...devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perchè allora ti collocano tra le buttane"

 

Sono due brevi citazioni tratte da un libro delizioso che sto leggendo, che si intitola "Il conto delle minne". E si apre proprio con la ricetta delle minne di sant'Agata, dolci che dalle nostre parti si chiamano cassatine. E' un libro piacevolissimo che trasuda sicilianità da ogni parola, ma quella sicilianità arcaica che contraddistingueva gli isolani di un tempo, fatta di delitti d'onore e di donne vestite di nero, che dovevano camminare a piccoli passi, a capo coperto e con gli occhi rigorosamente rivolti a terra. Una sicilianità ormai scomparsa per cui i siculi che conosco, oggi, si sono amalgamati al resto dei loro connazionali e non sono più connotati da alcun tratto distintivo inconfondibile. Che poi non so se sia un bene o un male anche se, in fondo in fondo, sono convinta di una cosa:  se pur - apparentemente - schiavizzate, le donne siciliane hanno sempre tenuto strettamente in pugno il loro potere matriarcale sui masculi, come accade da che 'il sole risplende sulle sciagure umane'.


                                                                                                                   Santhippe
 

il libro in breve: "Ogni anno nonna Agata vuole accanto a sé la nipote Agatina per insegnarle i segreti dei dolci in onore della Santa di cui entrambe portano il nome. Mentre impastano le cassatelle a forma di seno, le "minne", la nonna racconta il martirio della Santuzza, cui il crudele console Quinziano, non sopportando di sentirsi respinto, fece tagliare le mammelle. La drammatica vicenda rivela una delle regole del mondo maschile: "... devi sapere che gli uomini, se non ci provi piacere quando ti toccano, si sentono mezzi masculi, ma guai a te se ci provi piacere, perché allora ti collocano tra le buttane". Parte da qui il "cuntu", il racconto, della storia di una famiglia siciliana e delle sue donne straordinarie. Per ciascuna di loro, fino alla piccola Agatina che dovrà diventare grande, le minne hanno un significato speciale: grandi o minuscole, aride o feconde, amate senza pudore o trascurate da uomini disattenti, sane o malate, diventano la chiave per svelare i più intimi segreti della femminilità e dell'orgoglio di generazioni di donne e di una in particolare, forse la più coraggiosa.

Autore: Giuseppina Torregrossa (Palermo, 1956) è madre di tre figli e vive tra la Sicilia e Roma, dove ha lavorato per più di vent'anni come ginecologa, occupandosi attivamente, tra le altre cose, della prevenzione e cura dei tumori al seno.
 

Santhippe

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