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Mercoledì 23 Maggio 2012 - Aggiornato 22/05/2012 20:22 - Online: 272 - Visite: 8388607

02/09/2010 22:27

Notizia letta: 1275 volte

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Palermo - Per tutta l'estate si sono sentiti qualche volta solo per telefono, lasciandosi sempre con il proposito d'incontrarsi per discutere come meglio governare la Sicilia.

Tra appuntamenti mancati e messaggi lanciati attraverso i rispettivi blog, il presidente della Regione, Lombardo, e il sottosegretario alla Presidenza, Miccichè, capo dei ribelli del Pdl-Sicilia, saranno i protagonisti del dibattito sul tema «Sicilia, laboratorio politico», organizzato nell'ambito della festa nazionale dell'Api di Rutelli che si svolgerà sabato prossimo a Labro, nei pressi di Rieti. Dibattito a cui parteciperanno anche il coordinatore regionale di Generazione Italia, Scalia, e il deputato regionale dell'Api, Bonomo. 


Potrebbe essere questa l'occasione per capire come potrà concludersi la verifica, avviata da Lombardo a metà giugno e rimasta in stand-byper tutta l'estate. Un lasso di tempo troppo lungo che non ha certo contribuito a rasserenare l'ambiente. Anzi, lo ha arroventato ulteriormente. 


I rapporti fra Lombardo e Miccichè sono, comunque, rimasti buoni anche se una parte del Pd regionale, quella che fa capo al segretario Lupo e al capogruppo all'Ars, Cracolici, hanno fatto e continuano a fare di tutto per separare i destini di Lombardo da quelli di Miccichè. Entrambi hanno avuto un doppio ,comune obiettivo: governare la Sicilia, mettendo fuori gioco prima l'Udc, poi il Pdl dei cosiddetti «lealisti». 


Il capo del Pdl, Berlusconi, ha persino tollerato che all'Ars vi fossero due gruppi del partito, ma dopo la rottura con Fini, che ha creato propri gruppi parlamentari alla Camera e al Senato, probabilmente, chiederà a Miccichè e ai suoi fedelissimi di tornare nei ranghi. Per il sottosegretario sarà una difficile scelta. 


Non a caso, sul suo blog, ha teorizzato, dopo mesi di guerra senza quartiere, una riedizione della maggioranza di centrodestra che consentì a Lombardo due anni fa di vincere le elezioni. Anche perché, nel frattempo, i colonnelli siciliani di Fini, che rappresentano una buona parte del Pdl-Sicilia, hanno stretto un accordo con i rutelliani per presentare liste comuni nel caso di elezioni anticipate.


Sul piano politico, intanto, l'unica formula sul campo è quella che regge il «Lombardo ter»: Mpa-Pdl Sicilia-Api, con l'appoggio del Pd sulle riforme. Quest'ultimo che è rappresentato da due assessori tecnici, Pier Carmelo Russo e Centorrino, però, chiede di ampliare la presenza di «tecnici» della propria area, rimanendo ufficialmente fuori della stanza dei bottoni. Il segretario Lupo e il capogruppo Cracolici, per mettere Miccichè in difficoltà, hanno sollecitato la formazione di un governo di soli tecnici, tentando di coinvolgere anche l'Udc che si è detta pronta a sostenere un governo a termine e tornare alle urne nella prossima primavera. 


Ma ciò cozza con il progetto di Lombardo che, invece, intende proporre «a chi ci sta» un patto di fine legislatura e l'impegno di trasformare la coalizione di governo in cartello elettorale, nel 2013 quando si tornerà a votare per eleggere il presidente della Regione e l'Ars.


Un patto che finora nessuno ha mostrato di volere sottoscrivere, anche alla luce delle fibrillazioni politiche nazionali che non si sa dove porteranno: da un clamoroso, quanto improbabile, ritorno di Fini nel Pdl, a un altro governo Berlusconi o, addirittura, a elezioni anticipate.


Intanto, nei giorni scorsi, si è riunita la correnteInnovazioni del Pd, che fa capo all'ex-ministro Cardinale, all'ex-segretario, Genovese, e al senatore Papania. Componente che non si ostina nel chiedere un governo di soli «tecnici», come Lupo e Cracolici, e che ha un buon dialogo con Miccichè. Tutti insieme potrebbero incontrare Lombardo già domani, prima del dibattito di Labro. Il tempo delle decisioni si avvicina. E non solo in Sicilia. Nei prossimi giorni, come più volte anticipato dallo stesso, Berlusconi potrebbe cambiare i vertici nazionali del Pdl, sostituendo gli attuali coordinatori: La Russa, Verdini e Bondi con Gelmini, Meloni e Alfano. Una scelta che indurrebbe alcuni deputati regionali, ex di Forza Italia, a non tornare nel partito. Neanche se dovesse farlo Miccichè.

Redazione

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