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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 188 - Visite: 8388607

14/09/2010 21:09

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Miserere nobis, pedofilia e ipocrisia nella Chiesa moderna

Puntano il dito inesorabilmente su Ratzinger

Miserere nobis, pedofilia e ipocrisia nella Chiesa moderna

Madrid - Da ieri, 13 settembre 2010,  un grande scandalo sta agitando e scuotendo dalle fondamenta la Chiesa Cattolica belga.

Come quella austriaca, la Chiesa belga è inseguita e crocifissa dalle gravi responsabilità e dalle gravi omissioni che hanno caratterizzato il suo atteggiamento nei confronti di crimini commessi da suoi membri.

La legge del silenzio, imposta durante le ultime decadi dalle gerarchie ecclesiastiche romane e le pressioni, conseguenti e inevitabili, denunciate da Peter Adriaenssens, psichiatra e presidente della Commissione indipendente creata dalla Conferenza Episcopale belga, puntano il dito inesorabilmente su Ratzinger.

Lo psichiatra ha rivelato di aver esaminato 475 denunce per abusi sessuali e ha denunciato 13 suicidi. Casi, verificatisi dagli anni Sessanta del secolo scorso in poi, che con un’attenta disciplina e un’onesta e veloce ricognizione dei fatti avrebbero potuto essere evitati e risolti. Uno per tutti quello ancora pendente del ex-vescovo Roger Brujas, reo confesso di aver abusato, quando era ancora un semplice prete, di un nipote minorenne. 

Il partito socialista belga ha chiesto insistentemente che il Parlamento si pronunci sulle gravissime vicende.

Lo psichiatra ha definito questo scandalo “Il caso Dutroux della Chiesa”. Dutroux era il famoso pederasta assassino di bambine.

L’arcivescovo di Molinas-Bruxelles mons. Leonard, davanti a tanto dolore ha dichiarato in una difficile conferenza stampa: “Queste storie e la sofferenza che le attraversa ci fanno tremare”. Pur tuttavia ha insistito, a conclusione della stessa, sul fatto che molti dei reati siano già prescritti. Per questo ha fatto un appello agli autori perché si pentano pubblicamente e si autoaccusino. È come chiedere al ladro di restituire la refurtiva. “Errare humanun est, sed perseverare diabolicum…” Sosteneva Seneca, il giovane.

Tutta la stampa estera e la spagnola (ABC, El País, Público) riportano da ieri, a caratteri cubitali e in prima pagina, lo scandalo della chiesa belga.

Solo “El Mundo”, minimizzando, c’informa che la Procura di quel Paese sta indagando dei giudici per un sospetto caso di violazione del segreto istruttorio. Le notizie trapelarono, infatti, al concludersi delle indagini. Nella disponibilità della stampa, fecero subito il giro del mondo.

Come sempre, emerge una Chiesa inetta e ipocrita che non dà risposte immediate e concrete, che non riesce a fare un sincero esame di coscienza e a condannare senza nessuna misericordia chi avrebbe dovuto vigilare e decidere.

Il Vangelo è il nostro unico ed ultimo riferimento. “Guai a chi scandalizza uno solo di questi piccoli”. Ammonisce Gesù.

La misericordia va amministrata con giustizia e con amore. Chi si rende reo di un peccato così grande che neppure la apostasia può uguagliarlo deve essere radiato dalla comunità evangelica. Il recupero dell’uomo procederà, poi, di pari passo con le penitenze e la contrizione autentica di un cuore che si riconosce peccatore. Questo davanti a Dio. Davanti agli uomini, invece, espiando con il carcere la sua pena.

Se, invece di coprire e indirettamente proteggere questa gentaglia, la Chiesa la avesse subito denunciata ai tribunali civili, avremmo oggi dei peccatori convertiti e tante persone salvate.

Non è accaduto. L’ipocrisia continua a imperare. Negli States le domande per risarcimento hanno sfiorato il tetto di 1.200.000 dollari circa e molte diocesi hanno preferito dichiarare fallimento per sottrarsi al pagamento dei danni. La Chiesa del terzo millennio giorno dopo giorno agonizza in cima a una croce piantata sul calvario del mondo dai suoi stessi uomini.

La profezia, però, sta in questo: morire per poi risorgere.

Speriamo che il prossimo pontefice sia meno colluso con il passato e abbia occhi più aperti sul presente. 

                                                                                                    Un Uomo Libero

Un Uomo Libero

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