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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 193 - Visite: 8388607

25/09/2010 23:45

Notizia letta: 6978 volte

Giallo a Sampieri: ritrovato, ferito, Mario Amati

Un uomo di cui si erano perse le tracce ritrovato a Punta Pisciotto

Giallo a Sampieri: ritrovato, ferito, Mario Amati Giallo a Sampieri: ritrovato, ferito, Mario Amati

Scicli - Era andato via dalla sua casa di Filettino, nei pressi di Alatri, nel Lazio, il 10 settembre, annunciando al figlio Gabriele, di 11 anni: “Ricordati che ti amo, ti amo tanto tantissimo”.

La notizia che Mario Amati, 52 anni, era stato trovato in fin di vita, ferito, con sette ferite da taglio in varie parti del corpo, fra cui la gola, ha raggiunto la moglie e il figlio dell’uomo ieri mattina. Mario si trovava a Sampieri, a pochi metri dalla “mannara del Commissario Montalbano”, contrada Punta Pisciotto, dentro la sua Passat verde a bordo della quale era fuggito due settimane fa; l’auto era parcheggiata dentro il piazzale di una casa di villeggiatura disabitata. A dare l’allarme erano stati venerdì sera alcuni residenti, che avevano notato la presenza sospetta dell’uomo.

Di Mario Amati, il 15 settembre si era occupata la trasmissione di Rai Tre “Chi l’ha visto?” e l’appello lanciato dalla famiglia non era caduto nel vuoto. Il receptionist di una struttura ricettiva di Sampieri aveva telefonato in diretta: “Mario Amati ha pernottato qui, la notte fra il 13 e il 14 agosto”. L’uomo, forse in preda a uno stato depressivo che si trascinava da tempo, aveva deciso di abbandonare la casa e gli affetti. Si sa che era affascinato dai luoghi di Montalbano.

E la segnalazione giunta da Sampieri sembrava cogliere nel segno. Dell’uomo però nessuna traccia nei giorni successivi. Fino a venerdì sera.

Al confine tra Modica e Scicli, in contrada Punta Pisciotto, in una contrada di mare dalla fitta boscaglia, dove un anno e mezzo fa dei cani randagi sbranarono il piccolo Giuseppe Brafa, Mario aveva trovato rifugio, dentro la sua Passat, parcheggiata dentro il recinto di una casa di villeggiatura disabitata. I vicini, due anziani coniugi sciclitani, chiamavano il proprietario della casa, a Modica. Questi diceva di essere ignaro della presenza dell’ospite. Lo sconosciuto sembrava in stato di choc e di abbandono psico-fisico. L’indomani mattina scattava l’allarme: l’uomo presentava ferite in tutto il corpo, una in particolare al collo. Sul posto i carabinieri e i sanitari, che hanno disposto il suo ricovero al Maggiore di Modica, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. L’uomo lotta tra la vita e la morte. Resta da capire chi è l’autore di quelle ferite.

Forse l’uomo aveva deciso di farla finita. La fuga, il viaggio, l’arrivo in un luogo sognato, visto desiderato. Due giorni in albergo, poi sarebbe rimasto senza soldi, e da qui l’inizio di un vagolare senza senso che lo ha portato in quella casa disabitata. Le ferite da taglio sarebbero risalenti di qualche giorno. Anche su questo indagano i carabinieri, non escludendo alcuna pista investigativa.

 

 

La telefonata al figlio: "Ricordati che ti amo"

«Ricordati sempre che ti amo, ti amo tantissimo», sono state le ultime parole pronunciate al figlio. Poi Mario Amati non ha dato più alcun segnale.

Qualcuno, come ha riferito “Chi l’ha visto?”, lo aveva notato nella stessa giornata a Capistrello, in Abruzzo, località al confine con Filettino. Era davanti alla sua macchina, una Passat verde, nei pressi di un bar.

Da allora non si è saputo più nulla e a Filettino da alcuni giorni non si parla d’altro. I familiari sono molto preoccupati e l’angoscia assale soprattutto la sua compagna Paola e il figlio. E venerdì sera una troupe di “Chi l’ha visto?” è arrivata a Filettino.

L’ipotesi più probabile, secondo gli investigatori, resta quella dell’allontanamento volontario per problemi personali. Al momento della scomparsa, Mario indossava scarpe da ginnastica Puma di colore grigio-nere. Portava una camicia bianca, un paio di jeans scoloriti e aveva al collo un crocifisso e un lupetto della Roma. Intanto arriva l’appello del parroco di Filettino, don Alessandro De Sanctis.

«Mi auguro che Mario abbia la forza morale per tornare a casa e mettere così fine alla grande angoscia dei familiari. La nostra comunità è molto sensibile e sta seguendo con ansia questa triste vicenda. In tutti noi c’è grande preoccupazione e siamo vicini alla sua famiglia».

 

Il suicidio tentato

 

Avrebbe scelto di morire nei luoghi di Montalbano, dove tanta gente viene per godersi la bellezza del ricco patrimonio architettonico e paesaggistico di questo lembo di Sicilia. Nel suo zaino, ritrovato nell’auto, i libri sulle storie di Camilleri affidate al commissario più famoso della fiction televisiva. Mario Amati, 52 anni nativo di Filettino in provincia di Frosinone, diversamente da tanti turisti, è arrivato nello Sciclitano si presume in preda ad uno stato depressivo e qui, dopo giorni di girovagare, ha deciso per il gesto estremo. Quello di autoferirsi infliggendosi diverse ferite da arma da taglio su varie parti del corpo. Ferite, però, che non hanno toccato parti vitali tant’è che quando è stato trovato era ancora in vita. Si spiegherebbe così il grave fatto di sangue di ieri registratosi sul più bel balcone mediterraneo che l’occhio umano possa aver visto. Teatro del raccapricciante fatto di cronaca, infatti, è stata la zona costiera di Pisciotto, al confine fra il territorio di Sampieri e di Marina di Modica. Qui ieri mattina è stato richiesto l’intervento del 118 e dei carabinieri. La segnalazione dava una persona in gravissime condizioni fisiche. Ad accorgersi della presenza di una autovettura, nel piazzale della casa di villeggiatura di proprietà di una famiglia modicana a poche decine di metri dalla scogliera, sono stati i vicini della casa adiacente. Hanno allertato il proprietario e questi i carabinieri. Impressionanti le condizioni dell’uomo: le ferite in diverse parti del corpo erano infette ed in avanzato stato di putrefazione. Immediato il suo trasferimento al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Modica. Nella divisione diretta da Carmelo Scarso i primi aiuti all’uomo: è stata accertata la presenza di ferite datate, risalenti forse a qualche giorno prima. E’ stato necessario sottoporre l’uomo ad intervento chirurgico; subito dopo è stato disposto il trasferimento al reparto di rianimazione. Riservata la prognosi. L’uomo era balzato all’attenzione della cronaca nazionale il 15 di questo mese, quando della sua sparizione, avvenuta il 10 settembre scorso, si era occupata la trasmissione di Raitre “Chi l’ha visto”. Alla redazione del programma televisivo si era rivolta la sua compagna. L’appello non era rimasto nel vuoto. Nel corso della stessa trasmissione, infatti, la conduttrice aveva ricevuto la telefonata dal receptionist di una struttura ricettiva di Sampieri il quale, vedendo la foto diramata per la ricerca, si era ricordato che Amati aveva soggiornato in quella struttura il 13 ed il 14 settembre, e che in quell’occasione aveva regolarmente esibito i propri documenti. Pur lasciando l’albergo, comunque, l’uomo non avrebbe abbandonato Sampieri. Prova ne è che sarebbe stato visto venerdì sera sul tratto di scogliera tra Marina di Modica e Punta Pisciotto, a bordo della sua Volkswagen Passat vecchio modello. L’auto con cui era arrivato in Sicilia ed in provincia di Ragusa. Venerdì sera, quando le persone lo hanno notato, già mostrava segni di malessere. Ieri mattina le sue condizioni si erano ancora di più aggravate: vistosamente mal vestito mostrava ferite in ogni parte del corpo, dalle braccia alle gambe. Quella più impressionate al collo. Gli uomini del capitano Alessandro Loddo, comandante della Compagnia di Modica, si sono trovati un uomo quasi moribondo, con le ferite in avanzato stato di infezione. Per ferirsi avrebbe usato un taglierino ed il fatto che sulla stessa ferita l’uomo avesse inferto ulteriori tagli fa pensare ad un gesto di autolesionismo. Quasi a volersi uccidersi pur non avendo il coraggio di affondare ancora di più l’arma. Arma bianca che, però, durante i rilievi nella casa di Pisciotto non è stata rinvenuta. All’interno dell’auto (dove l’uomo ieri mattina è stato trovato) diverse scritte: col suo sangue avrebbe scritto “ti amo” ed altre frasi di grande affetto rivolte alla compagna ed al figlio di 11 anni. Prova della sua disperazione nel separarsi dai propri cari che, lontano centinaia di chilometri, avevano lanciato l’allarme per richiamarlo a casa.  

                                                                                (Pinella Drago, Saro Cannizaro)

Redazione

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