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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 199 - Visite: 8388607

26/09/2010 21:28

Notizia letta: 2348 volte

Un siciliano orgoglioso di essere nato a Modica

Il Console d'Italia a Madrid

Un siciliano orgoglioso di essere nato a Modica

 Fu per un grave inghippo burocratico che decisi di rivolgermi al Consolato d’Italia di Madrid. Non riuscivo a venire a capo di una situazione che, giorno dopo giorno, assumeva le caratteristiche di un incubo. Cercai su Internet “Consolato d’Italia a Madrid” e subito mi apparve il portale del consolato con tutte le istruzioni per i servizi resi ai cittadini all’estero. Io, però, non avevo bisogno del rilascio di una carta d’identità o di un passaporto, io avevo bisogno di un’assistenza specifica che mi risolvesse un problema con le istituzioni spagnole. Cliccai sul “Console” e mi apparvero i suoi recapiti istituzionali con alcune informazioni di carattere personale. In quel momento arrivò la sorpresa.  Giorgio Biscari, Console d’Italia a Madrid, nato a Modica. La cosa non solo mi stupì, mi rallegrò, mi riempì di una curiosità irresistibile. Telefonai al numero personale suggerito sul portale per chiedergli un’udienza. Mi rispose una voce di donna, forse la segretaria. Il console era in ferie. Mi disse però quando potevo trovarlo. Aspettai il suo rientro.

Nel frattempo miracolosamente l’inghippo burocratico si appianò.

Richiamai lo stesso numero a metà settembre. Mi rispose un uomo con una voce affabile. Era lui. Gli chiesi un appuntamento non più per risolvere quell’antico problema ma solo ed esclusivamente per conoscere un paesano, così dissi. All’estero le distanze, i campanilismi, i distinguo si sciolgono come neve al sole e improvvisamente ci scopriamo dello stesso ceppo, della stessa famiglia. Mi fissò l’udienza per il giorno seguente.

IL Consolato d’Italia è ospitato nella capitale spagnola in una magnifica villa di fine Ottocento situata alle spalle del grandioso complesso architettonico del periodo franchista “Nuevos Ministerios”, al centro del Paseo de la Castellana, importante crocevia della Madrid elegante, commerciale, finanziaria.

Il giorno seguente presi la metropolitana con un certo anticipo, non volendo mancare quell’appuntamento. Il Consolato scoppiava di gente. Il carabiniere che presidiava l’entrata mi chiese un documento di riconoscimento e mi cercò in una lista di nomi che il console personalmente aveva compilato. Con gentilezza m’introdusse quasi subito in un grande salone nel quale un signore sui cinquant’anni, dall’aspetto molto giovanile ed elegante, una barba curata, il tratto decisamente signorile finiva di dare delle istruzioni su un caso prospettatogli da un’impiegata.

Il console mi venne subito incontro con un sorriso e mi strinse la mano. M’introdusse nel suo studio e m’invitò a sedermi nel salotto davanti a un monumentale e artistico caminetto.

-Lei è di Scicli, dunque.- Mi chiese.

-Si.- Risposi. -Sono di Scicli ma molta della mia vita l’ho trascorsa a Modica. Ho studiato a Modica. Ho lavorato parecchio tempo nella sua città. E poi ormai Modica e Scicli sono una realtà indistinta. –

Conversammo come due vecchi amici. Di tutto. Dell’antica storia della contea di Modica, del mio appartamento madrileño ubicato in un quartiere evidentemente da lui molto conosciuto, delle mie ricerche storiche e dei miei interessi culturali a Madrid, di questo giornale on line, Ragusa news, di cui lui non conosceva l’esistenza.

-Sa. – Mi confessò- Quando ieri lei mi ha chiamato per telefono e mi ha detto che veniva da Modica, da Scicli insomma, ho avvertito prima un senso di stupore e poi una gioia improvvisa. Per questo l’ho voluta subito conoscere. Io ho lasciato la città ch’ero appena un bambino. Mio papà, un avvocato, abitava una villetta a metà strada tra Modica e Scicli. Ricordo solo questo. Poi, ho girato il mondo. Questo lavoro ci trasforma in girovaghi. Un giorno in un Paese, un giorno in un altro. Ho messo su famiglia in Spagna e da giovane avevo quasi dimenticato di essere nato là, da quelle parti. È da un po’ di tempo che la nostalgia mi prende come un malessere strano e spesso ho pensato di ritornare in quella patria lontana che mi reclama con prepotenza ogni giorno che passa, che si fa sempre più presente nella mia vita. Oggi per esempio con lei. Di Modica stranamente non mi sono rimasti impressi nella memoria i luoghi, i monumenti bensì gli odori, i sapori che a volte si fanno complici di questa mia nuova smania di ritornare alle mie origini, al mio centro segreto, alla mia algebra e alla mia chiave.-

Scrutavo i suoi occhi e vedevo che si accendevano di lampi felici. Qualcuno bussò alla porta per risolvere un problema urgentissimo. Lui mi lasciò un attimo. Quando ritornò, continuammo a raccontarci le nostre vite. Vennero ancora a chiamarlo. Capii che l’uomo non poteva più trattenersi con me. Ci alzammo. Mi accompagnò gentilmente fino alla porta del salone d’attesa divorato da una curiosità per Modica che quasi non sapeva contenere. S’informò sulla durata del viaggio. Gli anticipai le date del mio ritorno a Scicli e del successivo rientro a Madrid. Gli spiegai come per me questo andirivieni fosse diventato ormai molto facile e routiniero. Mentre mi porgeva la mano con un arrivederci, fece una pausa, mi guardò a lungo e poi mi disse: “Spesso capita che mi chiedano da che parte d’Italia provengo. Senza esitare rispondo che sono un siciliano orgoglioso di essere nato a Modica”.

                           Un Uomo Libero 

Un Uomo Libero

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