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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 198 - Visite: 8388607

27/09/2010 17:16

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La foto purissima e le contaminazioni

Galleria Cellai, 1 – 31 ottobre 2010

La foto purissima e le contaminazioni

 

Le rappresentazioni figurative nelle arti visive, vivono in uno stato di confusione. Della cancellazione dei recinti disciplinari, non si può essere che contenti. La confusione delle contaminazioni, però, non sono da agevolare.

Certo mutui scambi tra fotografia e pittura sono sempre esistiti. La fotografia è figlia del ricerche sul tema disegno. Negli ultimi anni, con l’introduzione delle riprese digitali e le elaborazioni conseguenti … quella linea sottile ma resistente che separava i due ambiti è diventata trasparente e le invasioni di campo - sono senza rigore critico - hanno generato smarrimento.

Tra pittori e fotografi il territorio di sperimentazione è ampio. Il bisogno di iperrealismo del secolo scorso, portò i pittori a riprodurre - con i loro strumenti - una realtà più vera del vero. Oggi la fotografia elaborata fino a non essere in niente evocativa della realtà, porta i fotografi a lavorare i terreni dell’ideatività artistica.


 

Le foto proposte nella mostra, sono “purissime”. Non richiamano in nessun modo la pittura, e trattengono i limiti del mezzo - senza scavalcamento di barriere d’ambito - riconoscendo l’unicità dell’espressione figurale. Sono, queste fotografie, delle scenografie che aspettano che qualcosa accada. Delle quinte dove gli esseri umani non appaiono mai. Un paesaggio urbano a tratti metafisico, dove si avverte come un minaccioso e incombente silenzio, come in presagio di qualcosa in fieri. L’architettura appare muta e accondiscendente testimone al di sopra delle parti, sdegnosamente appartata dalle umane vicende.


 

Ellj Nolbia


 

Ci sono, in queste fotografie, le pause del

l’anima e l’alitare del tempo. Come le

litografie e le incisioni che illustravano

una volta i luoghi che inconsciamente si

volevano salvare, queste immagini fermano

Castiglione nella sua vera luce,

meno crudele di quella dell’estate.

E dentro di essa, lenta, si avverte la

natura più nascosta del luogo, una sorta

di solitudine felice senza la presenza di

essere umani e dei congegni del nostro

disumano perderci.


 

Franco Antonio Belgiorno


 

Redazione

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