Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 206 - Visite: 8388607
27/09/2010 09:32
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Ragusa - Una settimana caleidoscopica, al castello di Donnafugata, affollata di eventi culturali, didattici, ricreativi. Comune denominatore il fumetto, ossia quella specialissima "letteratura disegnata", una delle tipologie più lette al mondo, nient'affatto collocabile ai livelli bassi di una sempre discutibile gerarchia dei generi.
Ciononostante il fumetto è stato spesso pensato quale dimesso cantuccio subletterario, di facile accesso a lettori poco periti, nel corso di una lunga storia che affonda le sue radici nel paleolitico, quando i nostri antenati raccontavano la caccia effettuata o auspicata attraverso graffiti, forme primigenie di comics o, se si preferisce, di strips.
Si è conclusa sabato sera l'ottava edizione del Convegno Regionale sul Fumetto italiano, una kermesse di incontri, esposizioni, tutti gravitanti attorno all'universo fumetto. Un terreno favoloso e insieme stratificato, capace di azzerare i salti generazionali, di edificare, tra grandi e piccoli, ponti fantastici, umoristici, avventurosi, affollati di immagini e figure che hanno accompagnato la crescita di tutti noi.
E sono state le "Tre icone del fumetto italiano: Diabolik, Tex, Topolino", il cuore concettuale ed emozionale di quest'ultima edizione, splendidamente disegnata dai direttori del Museo del Fumetto Xanadu di Santa Croce Camerina, Giuseppe Miccichè e Lina Canto. Una realtà, il museo camarinense, notissima a livello nazionale, come osserva Luigi Corteggi, art director delle edizioni Bonelli, tra gli ospiti del convegno, assieme a Luciano Tamagnini, critico esperto nei linguaggi settoriali del fumetto, che sottolinea d'altra parte quanto sia stata alta l'iniziativa dei coniugi Miccichè, di impiegare mezzi privati per fini pubblici.
In primo piano, tra le numerose esposizioni, le tavole di disegnatori che hanno fatto la storia del fumetto, che hanno regalato al pubblico opere originali prodotte estemporaneamente, raffiguranti praticamente l'olimpo del fumetto italiano: di Giorgio Cavazzano, fumettista di "Topolino", di Roberto Diso, disegnatore di "Tex" e "Mister No", di Nuccio Joevito, architetto agrigentino, oggi tra i quindici disegnatori di "Zagor", e di Giuseppe Di Bernardo, che a tutt'oggi disegna lo sguardo più magnetico del fumetto, quello di "Diabolik", a Donnafugata rappresentato anche dal direttore della Astorina, Mario Gomboli.
Gomboli ricorda che il fumetto è un media, capace di veicolare grandi contenuti, ma che richiede uno studio specifico, produttivamente impiegabile nelle scuole. E sulla relazione tra fumetto e didattica si è esaustivamente intrattenuta la prof. Salvina Fiorilla, che, dopo aver tracciato le linee essenziali delle evoluzioni diacroniche del fumetto, ha discusso sull'inserimento del fumetto nella programmazione didattica e sulla necessaria preparazione di una professionalità specifica nei docenti.
Come emerso dai vari dibattiti che hanno animato la settimana, il fumetto, lungi dall'essere confinato ai margini della cosiddetta letteratura alta, è una tipologia straordinaria di comunicazione e metacomunicazione, un linguaggio ricchissimo, che lascia interagire codici diversi, specialmente connessi all'immagine, al colore, all'illustrazione dell'idea.
Finanche la cultura del regime aveva prodotto un fumetto, "Il Balilla", comparso nelle edicole di tutt'Italia nel febbraio del 1923, praticamente all'indomani dalla marcia su Roma, finalizzato alla fascistizzazione capillare delle frange giovani del Paese.
Entrava allora in concorrenza col "Corriere dei Piccoli", e veniva seguito, di lì a pochi mesi, dal "Giornalino", di diretta ispirazione cattolica. Proprio in forza della sua potenza comunicativa, il fumetto (accolto dalle estetiche contemporanee tra le arti visuali, vista la prossimità alla visionarietà di Andy Wharol, ma anche all'art déco, all'art nouveau, al vintage), non vanno sottovalutate le finalità non solo narrative del fumetto, connesse a quella immancabile reazione estetica nel lettore.
Giuseppe Miccichè e Lina Canto, che vivono il fumetto quale parte integrante della propria cultura, del proprio spirito, insistono sul coinvolgimento dei ragazzi in questo cosmo tanto fascinoso quanto proficuo, quale inesauribile serbatoio eidetico, quale ineguagliabile motore della creatività.
Perciò il convegno ha dato spazio a disegnatori anche giovani iblei, come Salvatore Piazza, a maestri di settori diversi dell'arte, prestati all'arte del fumetto, come Giovanni Aquila, e poi B. Fornaro, B. Biondo, P. Ferrara, A. Giampaolo. Ed è nel segno dell'arte che si è concluso un convegno pieno di sorprese, in primis la presentazione del volume inedito di Giuseppe Miccichè "I Florio" e dell'altrettanto inedito fumetto "Diabolik. Colpo al Castello di Donnafugata", una settimana che ha ospitato la personale del maestro Giovanni Puglisi e i concorsi "Museo del Fumetto Xanadu", "Giannunzio Mandarà", "Pedibus" e "Le parole del cuore".
Alle note del maestro Gianni Renzi, è stato affidato il gran finale del convegno. Il violinista è stato il protagonista di un concerto che ha beneficiato pure del piano di Giuseppe Romano e delle voci di Fabrizio Corona e Valentina Vitti.
Con straordinario eclettismo e lungo un repertorio variegato, comprensivo della classicità, del popolare, dell'America brillante, in un climax ascendente culminante nella Czarda, vera prova di virtuosismo, Gianni Renzi ha restituito, nel senso, le atmosfere fantastiche, trasognate e soprattutto piacevoli di Xanadu, mitica residenza regia orientale, nella quale, tra le nuvolette o gli sbuffi di fumo che raccolgono le parole dei nostri eroi, tra manga, comics, historietas, sarà forse ancora possibile trovare la chiave per la favola vera di un mondo migliore.
Elisa Mandarà
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