Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 01:13 - Online: 232 - Visite: 8388607
24/10/2010 14:45
Notizia letta: 1150 volte
Il fatto, anzitutto.
Il gruppo parlamentare dell’Udc è stato disarticolato da una scissione. La parte preponderante dei deputati, sette su dodici a quanto pare, hanno costituito un nuovo gruppo che si richiama al partito che, in contemporanea hanno fatto nascere, e cioè il Partito dell’Italia Domani.
Quindi, taglio del cordone ombelicale, passato alle spalle.
Tutto liscio come l’olio sulla carta.
Il fatto è che a presiedere il gruppo, grazie alla maggioranza dei componenti, è Rudy Maira, trasferitosi nel Pid. Il vecchio gruppo dirigente, ha lasciato debiti per circa 600 milioni, coloro che sono rimasti, legittimi eredi del Gruppo, i lealisti insomma, subentrati per amore e per forza, non intendono accollarsi quella pesante eredità e la disconoscono.
Non abbiamo fatto noi quei debiti, dicono, perché dovremmo pagarli. Anche loro hanno ragione.
E che cosa hanno dovuto fare? Cancellare dalla mappa di sala D’Ercole, dove si svolgono le riunioni del Parlamento regionale, il gruppo parlamentare dell’Udc ed entrare, in cinque, nel gruppo misto.
Risultato? Non esiste più il gruppo e l’intestatario del debito.
Chi paga? Non si sa. Fuori da Palazzo dei Normanni il problema non esisterebbe, perché ogni amministrazione, pubblica o privata, è una persona giuridica e risponde di ciò che fa. Il gruppo parlamentare non è niente, perché così vogliono che sia. Il Parlamento regionale prende i soldi dalla Regione siciliana, se li fa assegnare in sede di bilancio, e li spende per fare funzionare l’Assemblea e aiutare i partiti.
Come? Con congrui contributi ai gruppi parlamentari che vengono versati al presidente del gruppo, il quale però non ha il dovere di rendicontare alcunché.
I dipendenti storici dei gruppi vengono pagati direttamente dall’Assemblea, gli affari politici sono assistiti dalle risorse pubbliche.
Se il presidente del gruppo non ha alcun dovere di rendicontare come ha speso i soldi – sulla carta dovrebbero servire per l’attività politica e culturale del gruppo – ne consegue che egli può fare dei soldi che arrivano sul suo conto corrente quello che vuole.
La qualcosa non significa naturalmente che tutti fanno quello che voglio ma che non hanno da spiegare niente a nessuno.
C’è chi fa le cose per bene, tiene i conti e riferisce sulle spese, ma è solo una questione etica individuale e interna al gruppo parlamentare. In linea teorica chiunque può prendersi il malloppo e scappare alle Hawaii senza che alcuno abbia da obiettare alcunché.
E’ capitato in passato che qualcuno “scappasse”, o meglio lasciasse in asso i dipendenti, sottraendo loro gli emolumenti, ma queste disavventure non hanno suggerito alcuna modifica alle regole che hanno radici profonde.
L’assenza di trasparenza non è solo una disattenzione verso valori di correttezza e legalità, ma è un micidiale propellente per coloro che non resistono alle tentazioni.
Dal privilegio al benefit, all’uso improprio delle risorse pubbliche. Palazzo dei Normanni è una “repubblica” con le sue regole e le sue deroghe che non risponde all’esterno di ciò che fa quando amministra le risorse pubbliche.
Il suo consiglio di amministrazione non rende pubbliche le sue decisioni, demandando ai dirigenti, i funzionari, il compito di gestire le risorse. Siccome fra le decisioni che assume c’è quella di stabilire l’entità dei quattrini da concedere agli abitanti del Palazzo, tutto comincia e finisce nello stesso luogo in cui si assumono le decisioni.
All’esterno non arriva niente, quando si tratta di soldi, con l’eccezione del bilancio, che informa sulle voci e non sulla maniera in cui i soldi vengono spesi.
Se i gruppi parlamentari possono amministrare le risorse pubbliche senza renderne conto, è dovuto a questa regola generale, non scritta, che meno si sa meglio è.
Con il risultato che cinque deputati regionali sono stati costretti a disconoscere il gruppo e il partito di appartenenza a causa dei debiti contratti dai predecessori. Se accadesse qualcosa di simile all’esterno, sarebbero in tanti a metterci il naso, ma il Palazzo è un bunker.
Redazione
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25/10/2010 22:52
LA RUOTA CHE GIRA
L'Orgoglioso
Se non sbaglio questo tipo di gioco non è nuovo a questo tipo di personaggi, sia che siano di una fazione che di un'altra. io che sono un ragazzo poco più che ventenne, mi sapete dire cosa dovrei pensare?... semplicemente confermo quello che sempre ho pensato, cioè che questa classe dirigente è formata solo da farabutti. l.n.
1
25/10/2010 12:10
BRAVI I DEPUTATI DELL'U.D.C.
A.L.
Meglio abbandonare la nave che affonda, vero ?? che vergogna ......!!!!!! sono schifato !!!!!!!!!!!!!!!! perchè non gli fanno un prelievo dallo stipendio mensile di circa € 15.000 ????? questo si che sarebbe giusto !! ...e io pago ....!! vergogna....