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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 17:40 - Online: 232 - Visite: 8388607

23/12/2010 20:16

Notizia letta: 2189 volte

Borsa Dario Campo, le poesie dei giovani

"Diamo un futuro ai Giovani"

Borsa Dario Campo, le poesie dei giovani

Scicli - La cerimonia  della consegna  della borsa di studio Dario Campo sabato scorso  giorno 18, sarà ricordato per la leggerezza e la spontaneità con cui si affrontano temi difficili e drammatici, come quella della morte di un figlio in giovane età. 

Dobbiamo  dare atto alla famiglia Campo di  aver avuto il coraggio, in questi anni, di voler ricordare il figlio, guardando verso  il futuro e tentando di realizzare qualcosa  di significativo verso i Giovani e le loro prospettive di vita e di lavoro.

Lo stesso titolo della manifestazione “Diamo un futuro ai Giovani… “  richiama questa volontà  e questo coraggio.

Ma dobbiamo  dare merito anche alle scuole, ai dirigenti, alla classe docente  ed ai suoi studenti che hanno percepito con attenzione il messaggio di questa manifestazione alla quale si sono dedicate con  un  loro modo davvero ammirevole.

La  borsa di studio come abbiamo detto in altra parte del giornale è stata assegnata a Giovanna FRASCA, una studentessa dell’Istituto Quintino Cataudella, sez.  ad indirizzo turistico, diplomatasi con 100/100 e che ha deciso di continuare gli studi  all’Università d Catania nella facoltà di Lingue straniere.

La cerimonia  è stata attraversata da  una narrazione che  ha  saputo unire con frasi significative e suggestive  i due momenti:  quello evocativo e quello  più propriamente propositivo.

L’aspetto evocativo è stato  affidato ad un Video , che con parole semplici  ma sentite   e  coinvolgenti, accompagnate da una colonna sonora  delicatissima, racconta la storia di tanti ragazzi sciclitani che se ne sono andati nel fiore degli anni.

 E’ stato preparato dai Ragazzi della scuola del gruppo Piccoli Angeli e suona come un monito per genitori e figli; ma anche per Le Istituzioni, per garantire la loro sicurezza sulla strada ,nel lavoro ..ed anche  nelle prospettive di futuro.

L’altro momento, quello propositivo, è stato  sviluppato  in modo davvero mirabile da due relatori, i nostri concittadini,  Angela Maria Manenti  e  Daniele Spadaro.

Ad essi si sono poi  affiancati i ragazzi del  gruppo Piccoli Angeli che, sullo stesso tema  dei giovani e Famiglia  hanno  fatto seguire la lettura di brani di poesie  e di altre letture significative e molto appropriate. 

Dobbiamo citare anche  la “lettera a Federica”, letta dal suo Papà, dr Enzo Padua;  una  lettera molto bella, tra le più belle che capita mai di leggere, nella quale  Amore e Speranza    non sono  scritte a parole, ma fanno parte dell’esperienza di vita.

E infine come  momento di contenuto culturale elevato,  quello del maestro Cilia, che ha dato “vita” ad un pezzo letterario, tratto dal racconto di Philip  Forest   “L’ultima notte”,   suscitando emozioni  e suggestioni, quasi  una preziosa  sintesi di un pomeriggio  di ricordi e di cultura da non dimenticare.

 

 

Scicli 22.12 2010

Per le suggestioni che le letture citate hanno avuto in molti di noi, pensiamo di fare cosa utile di pubblicare i testi completi.

I  RAGAZI CHE SI AMANO    ( di Jacques Prevert)

I ragazzi che si amano si baciano in piedi

        Contro le porte della notte

E i passanti che passano li segnano a dito

        Ma i ragazzi che si amano

         Non ci sono per nessuno

       Ed è la loro ombra soltanto

       Che trema  nella notte

        Simulando in rabbia dei passanti

La loro rabbia il loro disprezzo  le risa la loro invidia

I ragazzi che si amano non i sono per nessuno

Essi sono altrove e molto più lontano della notte

          Molto più in alto del giorno

Nell’abbagliante splendore del  loro primo amore.

 

 

 

 

ABBIAMO PAROLE   ( di  Gianni  Rodari )

 

 

Abbiamo parole per vendere,

parole per comprare,

parole per fare parole

Ma ci servono parole per pensare.

 

Abbiamo parole per uccidere,

parole per dormire,

parole per fare solletico,

Ma ci servono parole per amare.

 

Abbiamo le macchine per scrivere le parole:

dittafoni, magnetofoni, microfoni, telefoni.

Abbiamo parole per fare rumore, Parole per parlare non ne abbiamo più.

 

 

PADRE   MADRE E  FIGLIO 

 (Tratto da una canzone di Cremonini, rielaborato da Eloisa Sammito e  Leandro Nigro)

 

Padre, che dai tuoi occhi si scopre il dolore che non mi hai raccontato

                  Nei tuoi ricordi mille bombe sono esplose

                  Le tue mani mille persone hanno toccato

                  Se mi manchi è perché ho dato più importanza ai miei lamenti

                  Ora che sono con te prova ancora ad illuminarmi con i tuoi proverbi.

 

Madre, che vesti gonne lunghe fino a fianchi

                  Nelle tue guance ancora gli anni coi parenti

                  Tra i gioielli sono ancora il più prezioso

Perché piangi? Non mi hai detto che una lacrima è un segreto?

Io ci credo, ed ora che vado via non ti vedo

Butta i panni e prova ancora, se ne hai voglia, a coccolarmi.

 

 

Figlio,    che non torno mai,

                  che corro avanti e non mi volto mai indietro

il mio segreto?

Quella lacrima che mi ha  dato mia Madre

La mia forza?

La fortezza che mi  ha dato mio Padre.

 

 

L’ULTIMA NOTTE  (Philip Forest)

“Una ragazza piange  nelle braccia del suo uomo. …  Sono nello splendore greve  delle prime notti, nella vertigine  di stanchezza e desiderio, sulla trottola dei baci e delle carezze.

Tra le lacrime gli fa promettere che mai niente  gli potrà succedere. E lui promette, perché con Lei crede di poter chiudere  sempre gli occhi sullo sfacelo del tempo.

E il tempo gira su se stesso. Non si è ancora impigliato nella incredibile forza del dolore.

 Ci sono altre notti. Una scala sale fino all’ultimo piano…..

E giunge la primavera. Scoprono la magnificenza discreta delle terrazze di pietra  da cui sovrasta la lunga città verde con i suoi giardini. Le acque del fiume scivolano tra le facciate grigie dei collegi, passano sotto ponti che scimmiottano Venezia, tracciano una stretta pista per lo stacco sbalorditivo dei cigni in volo…..

Poi passeggiano nel prolisso labirinto delle corti lastricate. Seguono il disegno preciso dei giardinetti vietati al pubblico. Aprono una porta di ferro, siedono su una panchina scelta per il verde del manto erboso, l’azzurro del cielo, il rosso acceso delle aiuole fiorite.

 Aspettano la notte, l’ultima notte…  che viene  guardando i colori che vacillano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 LETTERA   A FEDERICA

 

La vincitrice della I Edizione del Premio di Laurea "Federica Padua", Giovanna Campagnolo non ha potuto ritirare personalmente il Premio perchè all'estero. Ma di seguito riportiamo la lettera che ha fatto pervenire dal Portogallo.


"La mattina della mia partenza per il Portogallo il piccolo Pablo, di 5 mesi, si é svegliato con la testa incandescente e quasi 39 di febbre. Il viaggio ci ha portati da un check-in all’altro, da un aereo all’altro, abbiamo aspettato in aeroporto per piú di 6 ore... il tutto portando la sua testina calda tra le braccia. Dall’altra parte, il piccolo Leonardo, anche lui di 5 mesi, stanco del viaggio, reclamava l’abbraccio di mamma e papá, unica sicurezza in mezzo a tutto quel trambusto mai visto.

 Mamma e  papà,  così,  si sono moltiplicati, spezzati, dati, perché i loro piccoli, ignari, non soffrissero i disagi di un viaggio complicato.

Gandhi chiamava ahimsa   ció che fu tradotto con non violenza.
Egli affermava che la storia comunemente intesa non é che una registrazione delle interruzioni della costante azione dell’ahimsa. Ed utilizzava un esempio:

“Due fratelli vengono a contesa; uno di essi si pente e risveglia l’amore che si era assopito in lui; i due ritornano a vivere in pace; nessuno prende nota di questo. Ma se i due ricorrono alle armi o alla legge, le loro azioni vengono immediatamente riportate dalla stampa, suscitano l’interesse dei vicini e probabilmente passano alla storia”.

E continua: “Quanto avviene per le famiglie avviene anche per le comunitá e le nazioni. La forza dell’anima, o ahimsa, essendo naturale, non viene registrata dalla storia”.

Guardando i miei figli apprendo come l’uomo nasca con una fame vorace d’affetto, e come passi la vita a fare i conti con questo vuoto, genetico, e con la fame affettiva dei suoi prossimi, come nell’amare si realizzi pienamente. Nessun uomo é un’isola, scriveva Hemingway.

Per credere nella nonviolenza si deve partire da qui, dal sapere che la forza dell’uomo conosce armi alternative alla prepotenza. Anche perché, come affermava qualcuno, “bisogna essere politicamente idioti per dire che il potere é sulla canna del fucile quando é l’avversario che possiede tutti i fucili”.
Bisogna guardarsi intorno in maniera creativa, e vedere di cosa é capace l’uomo...

Riuscire a vedere quale segno siano, oggi, i genitori di Federica, che hanno trovato la forza di istituire questo premio, di creare qualcosa di nuovo che porti un nome tanto caro, di mettersi all’opera costruttivamente dopo un evento di distruzione assoluta...

E pensare che io stessa non volevo scommettere su questo argomento per la mia tesi di laurea, timorosa di essere giudicata ingenua da un docente di Sociologia delle Relazioni Internazionali, timorosa di non trovare fonti né storie. E invece questo studio é stato una bellissima avventura, che mi ha portato a conoscere uomini e donne che oggi pagano con la vita o con la messa a rischio della propria tranquillitá l’opzione di vite non violente.

E oggi, 4 anni dopo, mi porta inaspettatamente a incrociare, seppur in maniera diacronica, lo sguardo felice di Federica".

   

 

 

Redazione

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