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Giovedì 24 Maggio 2012 - Aggiornato 24/05/2012 17:40 - Online: 232 - Visite: 8388607

28/12/2010 01:59

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Chiesto il rinvio a giudizio dell'on. Nino Minardo

Una vicenda relativa alla presidenza del Cas

Chiesto il rinvio a giudizio dell'on. Nino Minardo

Messina - È il caso Pozzi. La delibera "incriminata" fu siglata nel settembre del 2007, presidente era allora il modicano Antonino Minardo, breve fu la sua parentesi al timone del Cas, il Consorzio per le autostrade siciliane. E adesso, a distanza di due anni dall'apertura dell'inchiesta, siamo arrivati al dunque per l'indagine della procura peloritana che ha scandagliato le ultime due gestioni amministrative del Cas che si sono succedute nel tempo. Quella del modicano Minardo appunto, e quella molto più recente della siracusana Patrizia Valenti.

Nel giugno del 2009 il primo atto "visibile" furono le sei informazioni di garanzia inviate dal sostituto procuratore di Messina Vincenzo Cefalo, con cui s'ipotizzavano le accuse di abuso d'ufficio e rifiuto-omissione di atti d'ufficio, per tre vicende distinte. Vicende che riguardavano l'ex presidente del Cas Antonino "Nino" Minardo, i membri del Consiglio direttivo Carmelo Torre, anche nella qualità di vicepresidente, Angelo Paffumi e Giuseppe Faraone, l'ex presidente Patrizia Valenti, e il funzionario dell'ente Felice Siracusa, in qualità di dirigente generale. E per queste vicende adesso il sostituto procuratore Santo Melidona, l'ex gip di Reggio Calabria che da pochi mesi s'è trasferito alla Procura di Messina, quando era a Reggio s'è occupato tra l'altro dell'omicidio Fortugno, ha depositato all'ufficio Gip sei richieste di rinvio a giudizio davanti al tribunale in composizione collegiale, ipotizzando appunto l'abuso d'ufficio e il rifiuto d'atti d'ufficio per Minardo, Torre, Paffumi, Faraone, Valenti e Siracusa. Parte offesa nel procedimento sono il Cas e l'avvocato Olivia Pintabona. Il collegio di difesa degli indagati è invece composto dagli avvocati Franco D'Urso, Giovanni Siracusa, Salvatore Aloisi, Vincenzo Zummo, Claudio Rugolo e Giuseppe Rizzo. Nella prima tranche d'indagine risultano coinvolti Minardo, Torre, Paffumi, Faraone e Siracusa, il primo come presidente, gli altri tre come membri del Consiglio direttivo e l'ultimo come dirigente generale facente funzioni. C'è al centro una delibera "incriminata", che fu adottata il 20 settembre del 2007 con cui si affidò all'ingegnere Vincenzo Pozzi, ex supermanager dell'Anas, il ruolo di direttore generale del Consorzio autostrade siciliane. Questa nomina fu contestata all'epoca da alcuni membri del CdA (Dario La Fauci, Luigi Ragno e Ferdinando Cammissuli, che votarono contro in quella seduta di settembre, mentre furono a favore il presidente Minardo, il vicepresidente Carmelo Torre, Angelo Paffumi e Giuseppe Faraone), è fu poi oggetto di una formale richiesta di revoca da parte dell'architetto La Fauci, che sottolineò in particolare il mancato confronto fra curricula diversi. La Fauci più volte è stato sentito in Procura su questa vicenda (agli atti dell'inchiesta ci sono una sua deposizione del 3 dicembre 2007 e una sua nota del 28 novembre 2007). L'abuso si sarebbe concretizzato perché, semplificando, per un verso non ricorreva il presupposto dell'impossibilità oggettiva di utilizzare personale interno, ed ancora perché non venne espletata la cosiddetta procedura comparativa per la scelta del contraente, in concreto non venne esaminata nessun'altra candidatura. Il secondo capo d'imputazione formalizzato dal sostituto procuratore Melidona è il rifiuto di atti d'ufficio. In concreto Minardo, Torre, Paffumi e Faraone, sempre il 20 settembre del 2007 formalizzando la delibera di affidamento dell'incarico all'ingegner Pozzi, che prevedeva un compenso di 107.212 euro annui lordi, non eseguirono di conseguenza una sentenza del Tar del 2006 con cui si obbligava il Consorzio a procedere all'approvazione della graduatoria del concorso interno per titoli, proprio per coprire il posto di dirigente generale, e quindi anche la determina del commissario ad acta risalente al maggio 2006 che aveva approvato la graduatoria. All'epoca a decidere fu la IV Sezione del Tar di Catania (presidente Campanella, consigliere Leotta, relatore Leggio), che accolse il ricorso, con richiesta di sospensiva, presentato dalla Pintabona. Il Tar intimò al CdA del Consorzio «l'immediata assunzione dell'avv. Pintabona quale direttore generale dell'ente», questo perché il ricorso «presenta consistenti profili di fondatezza, in particolare» giacché «non sussistono ragioni ostative alla» sua «assunzione», e considerato «che i provvedimenti in questa sede impugnati si appalesano sostanzialmente elusivi di precedenti decisioni giudiziarie». L'ultima vicenda di gestione del Cas che fa parte dell'inchiesta riguarda l'ex presidente Patrizia Valenti. Il reato che contesta il magistrato è sempre il rifiuto d'atti d'ufficio ma in questo caso la vicenda è parzialmente diversa: la Valenti in qualità di presidente del Cas nominata nell'aprile del 2008 dopo le dimissioni di Nino Minardo, rifiutò di eseguire un provvedimento del Tar di Catania del febbraio 2008 che le imponeva l'assunzione immediata dell'avvocato Olivia Pintabona a direttore generale dell'ente, questo nonostante una precisa diffida notificata nel luglio del 2008. L'avvocato Pintabona con il Cas da tempo in quei mesi aveva avviato una vera e propria battaglia legale per avere riconosciute le sue ragioni come vincitrice del concorso a dirigente generale, vicenda che tra l'altro ha visto anche un pronunciamento del giudice del lavoro datato 23 aprile 2009, agli atti dell'inchiesta. E sempre in relazione a questa vicenda secondo il magistrato c'è anche un profilo omissivo, perché l'ex presidente Valenti non convocò il Consiglio direttivo per deliberare il conferimento dell'incarico di dirigente generale, secondo quanto prevedeva invece nei casi del genere il regolamento di organizzazione Consorzio approvato nel 2004.  

Gazzettadelsud

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