17/02/2011 13:13
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Madrid - Ho letto con molto interesse le reazioni più o meno scomposte all'articolo di Socrathe sulla libertà della donna.
Al di là di tutte le polemiche, in effetti, l'articolo voleva tentare una riflessione sincera sulla moderna interpretazione della libertà femminile. Pertanto ritengo ininfluente attribuire a Reich o a un'Erica Jong qualsiasi una frase, nel nostro caso la "zipless fuck". Mi sembra invece importante ripercorrere all'indietro la strada attraverso la quale il desiderio delle donne moderne ha iniziato a liberarsi da antichi tabù per vivere una vita ricca di emozioni, di significato, di valori che necessariamente non potevano e non dovevano essere più appannaggio esclusivo dell'universo maschile.
E' un fatto che, in mancanza di opere fondamentali apparse nei primi decenni del Novecento, tale cammino non sarebbe stato possibile.
Già la Vienna di Sigmund Freud aveva spalancato enormi portoni su un mondo mai indagato e per questo, affascinante e ignoto.
Reich ne coglie immediatamente il senso, ne approfondisce la ricerca, ne legittima le ansie.
Senza le opere basilari di quest'autore come "La funzione dell'orgasmo" del 1927 e altre apparse in seguito "Materialismo dialettico e psicoanalisi" del 1929, "La rivoluzione sessuale" del 1936, l'abbandono della vecchia e datata impostazione gesuitica riguardante la sessualità non sarebbe potuto avvenire.
Come spesso accade, la letteratura precede la scienza e la ricerca filosofica e, qui, in questo caso, si fece interprete spregiudicata e magnifica dei fermenti psicanalitici che cominciavano a sconvolgere l'intera Europa e non solo il vecchio Continente.
"Doppio Sogno" (Traumnovelle), scritto da Arthur Schnitzler nel 1925 e pubblicato nel 1926, è un inquietante affresco della Vienna decadente, attraversato da un intimo bisogno di liberare la coscienza dei singoli e della coppia dalle repressioni e dai tabù del passato per renderla capace di volare con la fantasia in un mondo inventato e onirico nel quale il sesso rappresenta lo strumento necessario e indispensabile del viaggio.
Nel 1928 Lawrence pubblicava a Firenze "L'amante di lady Chatterly" nel quale un insolito triangolo coagulava desideri, turbamenti ed emozioni in un rapporto naturale ed erotico. Come poteva essere capito, il Lawrence, da un mondo sopravvissuto all'etica vittoriana in cui la sessualità era stigmatizzata in quanto espressione diabolica di un rifiuto, la riproposta, cioè, dell'antico peccato tanto esecrato da un'ottica protestante religiosa visibilmente fraintesa e alterata? Dalla negazione del corpo con la conseguente repressione dell'eros, nasce questo capolavoro di morbosità e di voyeurismo che scardina le regole della morale imperante e, per questo, sarà subito scandalo.
Dopo le lunghe odissee del nazionalsocialismo e del fascismo che censuravano in pubblico la sessualità (alla quale attribuivano solo il compito di selezionare e perpetuare la razza) per poi in privato abbandonarsi alle abiezioni più impensabili, l'Europa conoscerà la lunga pausa di riflessione costituita dal "Dopoguerra", dominata dall'urgenza della ricostruzione e del riscatto.
La rivoluzione intellettuale del Sessantotto, divampata fra i banchi dell'università parigina, contagerà presto i principali santuari del pensiero laico europeo per sfociare in un autentico movimento epocale di massa che contrapporrà antichi ideali a nuove e moderne aspirazioni.
Il bisogno di scuotere il giogo maschile sarà la vera grande preoccupazione della donna che non sa e non vuole più essere solo comparsa nel teatro convulso e isterico della Storia.
"L'ultimo tango a Parigi" dell'italiano Bernardo Bertolucci, frutto e culmine dell'esperienza sessantottina, agisce da vero e proprio detonatore in un mondo magmatico e arrabbiato.
La grande lezione di Pasolini, alla cui scuola si era formato Bernardo Bertolucci, ritrova nell'allievo l'interprete più raffinato e più colto.
Il film segna, infatti, una data storica nella quale le antiche certezze diventano incertezze e la vita si mette finalmente in seria discussione.
Il capolavoro di Bertolucci scatenò -e come poteva essere diversamente?- le ire di un'arretrata élite cattolica bigotta mentre una classe politica contemporanea, prostituita e sensibile ai "consigli" che giungevano da "Oltretevere", ne permetteva il sequestro, la demonizzazione, la successiva condanna al rogo come al tempo controverso e discusso della Santa Inquisizione.
Nella pellicola si racconta la libertà di evasione di una donna e di un uomo. Due individui s'incontrano per caso in una Parigi anonima e distratta e vivono una relazione paritaria, travolgente e intensa, prigionieri di una fascinazione che li sgancia da ogni condizionamento, da ogni morale, dal tempo.
Un uomo e una donna, dunque. Un gioco che alla fine troverà il suo inevitabile e drammatico epilogo nella ricerca di un'identità e di un nome: il ritorno cioè dei due naufraghi dentro l'universo temporale e spaziale della Storia.
L'"Ultimo Tango" è del 1972.
Immediatamente dopo, e cioè nel 1973, appare "Paura di volare", il best seller di Erica Jong che ripropone con piccole sfumature la stessa e intima problematica del "Tango".
* * *
Proprio nel Sessantotto ero a Catania. Testimone oculare ma anche protagonista del mio tempo. Facevo con altri studenti occupazione. Le facoltà rigurgitavano di demagoghi, di Masanielli, di capipopolo che incitavano le fazioni contrapposte e avverse allo scontro frontale in via Etnea o in piazza Università. Comizi, manifestazioni e cortei, donne in prima fila. Compagne, of course. Libere-liberate ostentavano la stessa sicumera del maschio, condita da un'arroganza e da una violenza verbale che erano il distintivo dell'avvenuta affrancazione. In effetti, era solo una povera messa in scena per appagare una sessualità atavicamente repressa, fatta di coiti consumati fra i corridoi o nei bagni delle facoltà. Amplessi che si concludevano all'alba lasciando una montagna di preservativi-scorie e appena il ricordo del partner occasionale che aveva reso possibile il sogno della notte. Come nel famoso "Tango" di Bertolucci. Ma erano donne, quelle! Pasionarie e autentiche, poi ingannate dal tramonto del loro mito proletario. Spregiudicate e ardenti vivevano fino in fondo il dramma di una loro scelta che spesso significava passione e carcere.
Quanto sono cambiate le donne da allora!
Queste che oggi scendono in piazza, invece, non hanno niente in comune tra loro e con quelle. Nessun ideale, nessuna causa da difendere, nessuna grande rivendicazione per la quale immolarsi se non l'urgenza di lottare un tiranno, senza la cui demonizzazione però non saprebbero esistere, in nome di una dignità sfregiata.
E avrebbero, invece, mille altre ragioni ancora per riunirsi e combattere nelle piazze del mondo! Battaglie oneste e necessarie per liberare la loro condizione dai mille pregiudizi che tuttavia la avvolgono e la mortificano: infibulazione, lapidazione, prostituzione coatta, riduzione in schiavitù, ecc...
Queste moderne Lisistrate a rovescio, secondo me, non meritano interesse. La loro guerra è degna dell'opera buffa, vana perché priva di respiro universale. Sono solo strumento inconsapevole di burattinai (prototipi tutti uguali dello stesso maschio che vorrebbero abbattere e bruciare sul rogo della loro rabbia) che le manovrano e le usano per poi, quando non serviranno più, gettare il loro impegno e la loro buona fede nella spazzatura dei ricordi.
E non capiscono che presto la Storia seppellirà il "nemico", prima ancora che loro, sotto lo sterco delle sue parole!
Un Uomo Libero
09/02/2011 - 14:52
AttualitàScrive Socrathe
21/05/2012 - 15:35
AttualitàScicli
22/05/2012 - 16:41
CronacaScicli
18/05/2012 - 12:28
CronacaRagusa
22/05/2012 - 20:22
CronacaScicli
17/05/2012 - 11:55
AttualitàScicli
2
21/05/2012 - 15:35
AttualitàScicli
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16/05/2012 - 10:49
AttualitàRagusa
1
16/05/2012 - 16:26
CronacaScicli
1
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8
21/02/2011 03:50
DARE O ESSERE?
Un Uomo libero.
Dalle signorine "Grandifirme" alle "MissItalia" acqua e sapone, la donna ha cercato di ritagliarsi un ruolo sempre più indipendente nella società italiana maschilista per costituzione biologica e per antica tradizione littoria. Il problema non consiste "nel dare" o nel "darla". Il problema riguarda "l'essere". Le manifestazioni oggigiorno (lo abbiamo constatato) lasciano il tempo che trovano come la nebbia. Nell'era di Facebook, (Tunisia docet) la piazza virtuale, infatti, è molto più efficace della piazza materiale. Ritengo, per ciò, che l'attuale "scenata" femminile sia stata solo una pessima trovata. Per due motivi. Primo. In una nazione democratica come l'Italia, le donne, se vogliono, potranno riscattare la loro dignità offesa non votando più alle prossime elezioni per il simbolo machista che hanno voluto condannare pubblicamente in tutte le piazze, dove hanno manifestato. Secondo. Reputo fuori tempo questo scatto di orgoglio femminile e, per ciò, lo ritengo strumentalizzato e inopportuno. Dopo battaglie di grande valore civile come le campagne per il divorzio, l'aborto, la parità dei diritti, nelle quali molte di loro fecero orecchio da mercante, le nostre "belle addormentate" ora invece si risvegliano improvvisamente dal loro letargo per scoprire finalmente che tra di loro si annidano oche, veline, escort e quant'altro... C'era bisogno, in effetti, che passasse tutto questo tempo per prendere coscienza di un degrado crescente della considerazione femminile e per gridare la volontà di voler essere soggetto e non oggetto delle attenzioni del principe/orco? A me non la date (a bere), gentili signore. Sono troppo vecchio per credere ancora in queste innocenti e frivole trovate da salotto.
7
20/02/2011 22:36
Nè SANTE Nè PUTTANE
commentolibero
Le donne non sono andate in piazza a cercare la dignità, nè a rivendicare libertà, nè a denunciare altre donne. Le donne sono andate in piazza perchè sono stufe: stufe di essere rappresentate e raccontate come non sono. Non vogliamo che i nostri figli e le nostre figlie crescano con l'idea che c'è chi può fare quello che vuole di una donna solo perchè è una donna. Siamo tornate indietro di decenni, non per colpa di Berlusconi, anche se lui una mano l'ha data: l'unico requisito richiesto è essere bella, disponibile, possibilmente scema e furbetta. Ci dobbiamo difendere dalle allusioni, dai soprusi, dalle violenze che aumentano giorno dopo giorno, dall'ingiustizia di non essere assunte o di dover firmare una lettera di dimissioni in bianco solo perchè potremmo rimanere incinte. Dobbiamo difenderci dai luoghi comuni: se ci arrabbiamo non è perchè siamo in fase premestruale, se siamo stanche non è perchè siamo in menopausa, se abbiamo raggiunto una posizione prestigiosa non è perchè l'abbiamo data a tizio o caio. Grazie a Dio non dobbiamo difenderci da infibulazione, lapidazione, prostituzione coatta, riduzione in schiavitù, ecc... almeno noi. Ma se ne può parlare, come possiamo parlare dei bambini soldato, della droga nelle scuole, del lavoro minorile e di mille altre problemi che assillano l'umanità maschile e femminile. Ma soprattutto siamo stufe che siano gli uomini a dirci come pensiamo e come dovremmo pensare, come siamo e come dovremmo essere. Non ci interessa essere nè pasionarie e autentiche nè spregiudicate e ardenti. Vogliamo essere e poter essere quel che siamo, ciascuna con la propria individualità. Giudichiamo noi i nostri ideali e le nostre cause da difendere. E, a proposito di rivendicazioni per le quali immolarsi, quotidianamente le donne vengono immolate sull'altare blasfemo delle ingiustizie e della violenza. E, per concludere, pensate anche alla sessualità maschile e trovate un modo per gestirla in modo rispettoso nei confronti delle donne. E quando una donna vi dice no, vuol dire no!
6
20/02/2011 11:45
E' DIFFICILE
che un uomo capisca veramente una donna. Rinunciateci, è meglio.
5
18/02/2011 18:49
IL PROBLEMA
Un uomo qualunque
è che si è persa la capacità di misurare, di valutare, di pesare le cose e chiamarle con il nome giusto. Sono andate in piazza a cercare la dignità. Ma la dignità di chi??? Ancora non capisco! Quelle che sono andate in piazza cercavano la loro dignità o quella delle puttanelle di arcore? La seconda non la troveranno nenche con la manifestazione, mentre la prima...è bene che ognuna se cerchi dentro la propria mente... Perche gli uomini non ragionano tutti con l'uccello e sanno valutare...e questo molte donne lo sanno! Non c'è altro da aggiungere, donne, se non che ognuna deve guardarsi dentro, e poi, se la dignità l'ha persa la vada pure a cercare in piazza o altrove se non l'ha persa può dormire sonni tranquilli... Perche' non tutte le donne ragionano con l'utero e questo molti uomini lo sanno!!!
4
18/02/2011 10:24
UNA DONNA
può definire “puttana” un’altra donna per tanti motivi a seconda dell’occorrenza. Puttana può essere l’amante del proprio marito, una collega che ottiene un beneficio dal capo (maschio), e avanti così. Ma tutte le donne sanno che la puttana è colei che dà un servizio dietro compenso. E su questo non c’è niente da ridire. Non ho mai sentito un’amica affermare che sarebbe disposta a concedere quel tipo di servizio, anche se ben remunerato. Ma questo non toglie che esistano distinte signore, mogli e madri, che si applichino per guadagnare anche forti somme difficili da ottenere col sudore della fronte. In questi giorni si è parlato di DIGNITA’. Dà fastidio vedere che giovanissime donne cerchino e ottengano da un miliardario che non ha alcun problema nell’elargire a destra e a manca soldi, ogni sorta di benefici prostituendosi. E’ la loro giovane età che impensierisce. Chi era ventenne negli anni settanta cercava di ottenere una libertà sessuale che le loro madri non avevano. Volevano cioè essere libere di fare l’amore col proprio ragazzo, con la persona a cui volevano bene. E dall’altro lato studiavano e cercavano un lavoro per mantenersi, per essere considerate parte della società che produce e manda avanti il Paese, per non essere cioè solo delle casalinghe considerate al servizio di un uomo- marito e che concede loro una paghetta in cambio di servizi domestici a se stesso ed alla sua prole, eredi della sua famiglia patriarcale.
3
17/02/2011 14:24
LA DIFFERENZA
Un Uomo libero.
Perché le "compagne" di un tempo che hanno pagato di persona portando avanti lotte sacrosante e giuste erano considerate spesso dalle altre donne non impegnate persone senza dignità e, per ciò, chiamate anche "puttane", mentre oggi le donne che riempiono le piazze sono tutte perbene e sante? Vorrei capire, appunto perché maschio, dove sta la differenza.
2
17/02/2011 13:03
A ST'URA??
Desdemona
Per i contenuti nulla da ridire,per l'immagine,nonostante trattasi di grande cinema??!!...Spesso invito i miei nipoti a scrutar le vostre pagine affinche' possano saper cio' he accade intorno a loro ma a pranzo ..........
1
17/02/2011 09:29
BELLA ANALISI,
ma fatta sempre da un maschio. Nella manifestazione la parola d'ordine era la "DIGNITA'" delle donne.