17/03/2011 23:56
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Vittoria - Il gesto estremo di Georg Semir, l’albanese di 33 anni che si è dato fuoco ieri sera in piazza del Popolo a Vittoria, rappresenta il segno di un "suicidio sociale" nella città in cui 2500 rumene sono impegnate nel lavoro dei campi.
A sostenerlo è il consigliere comunale Giuseppe Cannella, psichiatra, presente in piazza nel momento della tragedia, e tra i primi a soccorrere il disgraziato, sposato e padre di una bambina (Nelle tasche del giubbotto gli inquirenti hanno trovato la foto di una bimba): "Lasciatemi morire, non voglio più vivere", avrebbe detto l'uomo, ricoverato tra la vita e la morte a Catania.
La crisi agricola è pagata dall'anello debole, i migranti.
I braccianti non ricevono il salario. Forse Georg non ha percepito i soldi che gli spettavano e per questo ha cercato di uccidersi.
La Cgil locale ha diffuso una nota per denunciare che gli immigrati "sono privati delle condizioni minime che distinguono l'essere umano dalle bestie".
I siciliani, dal canto loro, non vogliono stare nelle serre, per più di dodici ore al giorno, con una temperatura che dal mese di maggio supera i sessanta gradi, per un paga di 25 euro a giornata lavorativa.
I figli degli imprenditori agricoli non vogliono ereditare le aziende dei padri, preferiscono riciclarsi nel terziario.
L'80% degli impiegati nella coltivazione in serra sono immigrati, la vera forza lavoro agricola siciliana.
A strozzare i produttori sono da un lato i prezzi bassi d'acquisto dei prodotti imposti dalla grande distribuzione, dall'altro il costo elevato delle materie prime: i teli che ricoprono le serre, gli antiparassitari.
Il lavoratore si paga da se l'ingaggio, la paga provinciale è di 53 euro lorde, di cui 12 euro di contributi a carico dell'azienda e 40 euro nette al bracciante, invece i contributi li paga il lavoratore con la retribuzione più bassa.
La Cgil di Vittoria sta contribuendo anche a scoperchiare uno scenario inquietante: "casi di sfruttamento sessuale ai danni di donne straniere" da parte dei datori di lavoro. Da due anni c'è un protocollo del sindacato con le associazioni che lavorano contro la tratta. Storie di abusi emerse con inchieste giudiziarie e raccontate dal libro "Voi li chiamate clandestini", di Laura Galesi e Antonello Mangano.
Le donne dell'Est Europa sono costrette a prostituirsi nelle campagne del ragusano per 10 euro a prestazione sessuale, dopo aver passato la giornata nei campi per la solita paga di 20 euro. Raccoglitrici di pomodorini, soprattutto rumene, che in seguito agli abusi subiti restano incinta e abortiscono.
A Vittoria, fino a giugno 2010, sono state registrate 15 interruzioni volontarie di gravidanza. Una crescita esponenziale degli aborti denunciata come preoccupante dai medici del presidio ospedaliero Guzzardi, perché a fare richiesta di aborto è stato un unico gruppo, quello delle lavoratrici dell'Est impegnate nei campi.
A Vittoria, su oltre 60 mila abitanti, i migranti sono 12 mila di cui 8 mila impegnati come lavoratori agricoli. Di questi, 2.500 sono le donne rumene.
Redazione
17/03/2011 - 23:57
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18/03/2011 20:01
BUGIEEEEE
sorvolo su alcuni testi da voi scritti,ma a priori dico che sono bugie:bugie quelle dei sindacati,tutti che una volta difendevano gli operai,invece oggi difendono....booooo,non certo l'operaio,anzi.bugie che i siciliani,popolo laborioso non vuole lavorare nelle serre,cari miei io a 23 anni ero nelle serre e nei tendoni fino a 50 gradi e lo so che significa,ma oggi gli imprenditori se si possono chiamare così,ditemi xchè pagano un italiano o extracomuntiario così poco,forse x la crisi?BUGIE,xchè i propri affari se li fanno col sangue nostro e dei fratelli albanesi o tunisini o rumeni che siano,allora andate da loro e fatevi spiegare xchè danno 20-35-40 euro al max e dite a loro se ci mangiassero loro con quei pochi spiccioli,ma forse sono le mie bugie?grazie e scusate,x lo sfogo.un ex bracciante agricolo.
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18/03/2011 07:43
LE SPERANZE DELUSE.
Bolina
Loro vengono da noi sperando in un futuro migliore, ma qui diventa sempre più dura ed è facile cadere nelle mani sbagliate. Sono i nuovi drammi che i signoroni in giacca e cravatta che stanno a Bruxelles dovevano prevedere prima di impapocchiare la gente con le economie per i soliti noti.