20/03/2011 00:52
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Pozzallo - Ultimora. Il rimorchiatore, ha fatto sapere il ministro Ignazio la Russa, starebbe proseguendo verso ovest, tuttavia non ci sono certezze riguardo alla rotta: "non sappiamo dove perchè va zig zagando''. Intanto il padre di uno degli italiani a bordo si è detto molto preoccupato per la situazione di incertezza che avvolge la vicenda: "ci sentiamo abbandonati''.
Ieri
L'equipaggio della Asso 22 della 'Augusta Offshore', il rimorchiatore italiano sequestrato a Tripoli con a bordo 11 persone, tra cui otto connazionali (quattro siciliani, tre campani e un laziale), un ucraino e due indiani sta bene, ma a bordo della nave vi sono alcuni libici. A riferirlo la stessa compagnia armatrice che comunica come si è "in costante contatto con l'Unità di crisi della Farnesina e il Ministero per collaborare e coordinarci con le autorità". La nave ha lasciato il porto di tripoli dirigendosi a nord ovest, fuori dalle acque territoriali libiche
Questa mattina "il comandante dell'Asso 22 avvisa la compagnia che si sono presentati a bordo anche militari libici armati, che gli è stato intimato di sospendere tutte le comunicazioni e vengono imbarcati in coperta due gommoni fast boat. La compagnia si è attivata con tutti i canali a sua disposizione (militari, commerciali e locali) per ricevere informazioni e istruzioni e per coordinarsi con le autorità. Alle 13,00 la compagnia è stata avvisata dal suo rappresentante locale che l'Asso 22 stava lasciando il porto di Tripoli, dirigendosi fuori dalle acque territoriali verso nord-ovest.
Nelle foto a sinistra, Antonino Arena e Giorgio Coppa.
Chi sono i tre pozzallesi presi in ostaggio
Si tratta del capo macchina Salvatore Boscarino, 51 anni, sposato e padre di sei figli, Nino Arena, 31 anni, primo ufficiale di macchina, Giorgio Coppa 24 anni, ufficiale di coperta. Davanti all'abitazione di Boscarino, si sono radunati un gruppo di marittimi pozzallesi, per avere notizie sulla sorte dei loro compagni in missione di lavoro in Libia.
«Sono riuscita a sentire mio marito ieri sera – racconta la moglie Rosaria Agnello Modica - mi ha detto che erano stati bloccati dalla gendarmeria di Gheddafi e che non potevano togliere gli ormeggi per fare rientro in Italia. Mi ha rassicurata che non hanno subito violenze. Mi ha poi detto che mi avrebbe richiamato, ma non l’ho più sentito. Sono preoccupatissima – conclude – anche perchè vedo i miei figli piangere». Preoccupazione pure fra i familiari di Giorgio Coppa. «Nessuno ci ha avvertiti - ha raccontato la fidanzata Chiara- abbiamo appreso la notizia dalla tv. Ci aspettavamo una chiamata dalla Farnesina, anche per avere delle rassicurazioni, ma fino a questo momento non c'è stato alcun contatto. E' stata invece la compagnia di navigazione, questa mattina, attraverso un suo rappresentante, ad informarci dell'accaduto. L'ultima volta che ho sentito Giorgio è stato due giorni fa».
La Farnesina: "Liberateli". Forse è un sequestro
L'Unità di Crisi della Farnesina - ha riferito l'Ansa - sta seguendo "con attenzione" la situazione. "Non sappiamo quali siano le intenzioni dei libici", ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini, aggiungendo che il rimorchiatore "è stato noleggiato dall'Eni" e che per quanto a sua conoscenza "adesso lo stanno portando a una raffineria dell'Eni". Poi l'inversione di rotta.
Il titolare della Farnesina ha fatto sapere anche che è stato chiesto un intervento "alla Turchia, che sostiene in questo momento gli interessi dell'Italia in Libia perché l'ambasciata italiana è chiusa"; dovrebbe essere infatti la Turchia a chiedere che il governo libico dia "immediatamente il via libera alla partenza della nave italiana". La situazione è monitorata da una nave della Marina militare, il pattugliatore Comandante Borsini, che si trova nell'area.
L'Asso 22, secondo la ricostruzione della società armatrice, era giunto a Tripoli venerdì scorso dal porto di Mellitah, località a 120 chilometri dalla capitale libica, dove la compagnia opera stabilmente dal 2004, "per una normale attività richiesta dai noleggiatori". L'Augusta opera da sette anni nel porto di Mellitah, a 120 chilometri da Tripoli e a 30 dal confine tunisino.
L'antefatto
L'equipaggio di un rimorchiatore d'altura italiano (Asso ventidue) è stato trattenuto nel porto di Tripoli da uomini armati: a bordo otto italiani, fra cui tre pozzallesi, due indiani e un ucraino.
I tre pozzallesi sono Salvatore Boscarino, 51 anni, Antonino Arena, di 32, e Giorgio Coppa, 24 anni.
Alla notizia del rimorchiatore italiano bloccato a Tripoli con undici uomini di equipaggio fra cui tre pozzallesi, il sindaco della città marinara Giuseppe Sulsenti ha immediatamente contattato il prefetto per avere attraverso la Farnesina notizie più precise sul sequestro della nave e sull’evolversi della situazione.
“Nell’esprimere la solidarietà mia personale e dell’Amministrazione comunale nei confronti delle famiglie dei tre marittimi pozzallesi a bordo – dice il sindaco Giuseppe Sulsenti – desidero tranquillizzarle sull’esito positivo della vicenda avendo avuto conferma che i componenti l’equipaggio stanno tutti bene e che il governo italiano ha immediatamente attivato i canali necessari per risolvere il problema di carattere internazionale, considerata la presenza a bordo, oltre agli otto italiani, di due indiani e di un ucraino.
Da questo momento abbiamo attivato al Comune un gruppo di lavoro in grado di seguire l’evolversi della vicenda”.
Gli on.li Ammatuna e Lupo sulla vicenda del rimorchiatore italiano trattenuto nel porto di Tripoli: “Chiediamo che il governo italiano assista, in maniera migliore e più celere, i familiari dei marinai bloccati in Libia”.
“Abbiamo appreso con grande preoccupazione la notizia del rimorchiatore italiano trattenuto da uomini armati nel porto di Tripoli. Sul natante, appartenente alla società armatrice “Augusta Offshore”, si trovano due marittimi indiani, un ucraino e otto italiani,. Tre degli italiani sono marinai pozzallesi. Ci siamo attivati subito - presso la Prefettura, la società armatrice e l’unita di crisi della Farnesina – per avere notizie più dettagliate sulla vicenda. Abbiamo anche informato dell’evento l’on. Fassino, responsabile della sezione esteri del Partito Democratico. Stiamo monitorando costantemente l’evolversi della situazione e speriamo che al più presto tutti i marinai trattenuti a bordo del rimorchiatore possano far ritorno alle loro famiglie. Non si può, comunque, non sottolineare il fatto, estremamente spiacevole, che i congiunti dei marinai bloccati nel porto di Tripoli abbiano appreso la notizia dagli organi di informazione. Chiediamo che il governo italiano assista, in maniera migliore e più celere, i familiari dei marinai fermati in Libia”.
Redazione
21/05/2012 - 15:35
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1
21/03/2011 10:48
IO MI SENTO ITALIANA, MA...
Paola
Sono rimasta esterrefatta. Su Ansa.it riportano: "L'Asso 22 due anni fa sali' all'onore delle cronache per una importante operazione di soccorso di immigrati di cui fu protagonista: era il marzo del 2009 quando il rimorchiatore riusci' a mettere in salvo oltre 350 migranti al largo delle coste libiche. (...) In seguito al quell'operazione la Cgil Campania chiese che all'equipaggio del rimorchiatore fosse conferita la medaglia al valor civile." Ed ora quelle stesse persone, medaglia al valor civile, si trovano in ostaggio! Ma la cosa che più mi fa arrabbiare è che il governo, a partire dallo psico-nano, non ha ancora avuto nessuna parola di conforto nei confronti dei familiari. Questa è l'Italia. Tutto è in funzione del petrolio! A distanza di pochi giorni dall'Unità del nostro Paese, mi vergogno, non di essere italiana, ma di essere rappresentata da gente egoista e ladra.