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Venerdì 25 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 13:03 - Online: 209 - Visite: 8388607

29/03/2011 23:54

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Superstrada Ragusa-Catania, la protesta il 14 aprile con una marcia lenta

Si parte dall'aeroporto di Comiso

Superstrada Ragusa-Catania, la protesta il 14 aprile con una marcia lenta

Ragusa - “Il tempo dell’attesa è finita. Non ci bastano dichiarazioni d’intenti e buoni propositi ma soltanto atti concreti per sbloccare l’iter procedurale e rimuovere gli ostacoli burocratici all’avvio della comparazione delle offerte da parte dell’Anas per l’individuazione del concessionario della nuova autostrada Ragusa-Catania”.
Lo afferma il presidente della Provincia Franco Antoci che, a nome del comitato ristretto che segue l’iter della Ragusa-Catania, ha annunciato le azioni di protesta che si metteranno in campo nei prossimi giorni per cercare di sbloccare l’iter burocratico. La prima azione eclatante è l’organizzazione di una marcia lenta dall’aeroporto di Comiso sino all’aeroporto di Catania per il 14 aprile, successivamente si chiederà un incontro al presidente dell’Ars Francesco Cascio affinché metta in agenda una risoluzione del parlamento siciliano per l’autostrada Ragusa-Catania e una protesta davanti al Ministero dell’Economia a Roma per la mancata firma del ministro Tremonti all’atto di trasmissione della delibera del Cipe per la registrazione della Corte dei Conti.
“Vogliamo mantenere alta la protesta – aggiunge Antoci – perché su tutto l’iter vogliamo chiarezza e certezza sia da parte del Governo Regionale che di quello Nazionale. Il presidente Lombardo deve annullare la lettera del 30 agosto scorso in cui revocava il finanziamento di competenza della Regione Siciliana per la parte pubblica e il ministro Tremonti deve firmare l’atto propedeutico per far partire la comparazione delle offerte tra le tre imprese che concorrono ad essere il concessionario dell’opera”.

 

Lo stato dell'arte dell'opera pubblica

I soldi ci sono, finalmente. Ma, per la verità, i soldi c'erano già. C'erano i soldi messi dallo Stato per realizzare la nuova superstrada Ragusa-Catania e c'era la parte della Regione, i famosi 217 milioni che stavano lì, belli, chiari ed inequivocabili scritti sul libro del Fas firmato e controfirmato da Stato e Regione siciliana. E anche nella controversia politica e di impostazione presente e futura sulla realizzazione e della gestione che ha diviso (e divide in sostanza) Stato e Regione, non ci sono elementi tali che possano far recedere o revocare finanziamenti, progetti, prospettive.
Ieri, mentre qui a Ragusa si consumava l'ennesimo momento di analisi, di protesta, di dibattito, di dichiarazione di stato di guerra, è venuta fuori la storia della lettera del ministro Matteoli e della presa d'atto del governo siciliano, per cui ogni ostacolo, di fatto, alla realizzazione della superstrada sarebbe superato. Acqua sul fuoco, anche se qui nel Ragusano politici, amministratori, rappresentanti dei sindacati e delle categorie produttive continuano a mantenere il loro profilo tutto sommato pacato e responsabile, anche se sino abbastanza rotti le scatole tutti. Rotti di questo tira e molla, di questi annunci spot, del rimpallarsi tra Roma e Palermo responsabilità sui ritardi, sui no, sui mezzi sì, sui ni.
Converrà, allora, nel giorno in cui i rappresentanti del Comitato permanente per la Ragusa-Catania stanno per decidere quali azioni di lotta intraprendere, ricordare come stanno, le cose e come, al di là della lettera del ministro Matteoli e delle dichiarazioni dell'assessore Russo, che non hanno aggiunto nulla a quel che si sapeva già, la situazione resta stagnante.
La disponibilità dell'intero Fas, resta per la Sicilia vincolato all'ultima fase dell'intesa che dovrà essere sottoscritta dal ministro Fitto con tutte le regioni destinatarie dei finanziamenti. Il che, come abbiamo scritto tante volte, non impedisce che progetti deliberati possano essere avviati, anche perché le delibere del Cipe possono essere revocate solo dal governo di fronte a inadempienze delle stazioni appaltanti. E qui siamo a tutt'altra storia. Il caso più emblematico è proprio quello della Ragusa-Catania. Lo sa Matteoli, che venerdì ha scritto alla Regione cose note. Così come la Regione sapeva che non poteva unilateralmente revocare nessun cofinanziamento. Il punto è un altro ed è molto più serio. La questione è che quel progetto è il più avanzato tra quelli che stanno nel Fas, mancano due passi per far partire i lavori. Il che significa che nel momento in cui Tremonti dovesse firmare, dovrebbe anche cominciare a cercare i quattrini da metterci. Bel problema. Perché già il Fas è servito a coprire in questi anni tutti i problemi che il governo ha dovuto affrontare, dal terremoto alle multe per le quote latte agli ammortizzatori sociali. Poi c'è stato il taglio del 10% per tutti per rispettare i conti, il che ha ridotto il fondo siciliano a poco più di 3,6 miliardi. Dunque? Dunque sono 3,6 miliardi sulla carta, mica stanno in banca o nel cassetto di Tremonti. Se il ministro dovesse firmare farebbe quel passo che lo costringerebbe a trovare i fondi. 'Na parola. Oggi a Catania il presidente della Provincia, Giuseppe Castiglione, ha invitato ad un convegno sul sistema dei trasporti nel Mediterraneo, il ministro Raffaele Fitto, l'uomo del Fas. E anche Castiglione, ha spiegato ieri, chiederà in questa sede una risposta definitiva al ministro amico e collega di partito: l'accordo con la Regione c'è, la cabina di regia può decollare, diamo un senso alla spesa e agli investimenti e ai progetti. Ma quando si parte e come? Naturalmente l'ultima parola spetta sempre e solo a Giulio Tremonti e anche lì bisognerà intervenire rapidamente, cercando una scorciatoia e convincendo il ministro che se per un attimo oltre al risparmio pensasse allo sviluppo, beh è di questo che stiamo parlando.

Redazione

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