19/04/2011 14:59
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Pozzallo - Sino a quando le istituzioni locali sono disposte a sfidare la fortuna?
Questo l’interrogativo che pone il Coordinamento Ibleo di Forza Nuova al Prefetto di Ragusa e alle autorità politiche e sanitarie della Provincia.
Quanto accade in questi giorni a Pozzallo, presso il Centro di Prima Accoglienza, è il sintomo del pressappochismo e della superficialità con cui viene gestita l’accoglienza degli immigrati sul nostro territorio. Assistiamo sgomenti all’ostinato sproloquio da parte della classe politica locale, e non solo, che affolla i media con panegirici sulla solidarietà e su come il fenomeno migratorio sia una risorsa della quale l’Europa non possa più fare a meno, distogliendo in tal modo l’attenzione della pubblica opinione da questioni di ordine primario come quella della sicurezza.
Il coordinatore cittadino di Forza Nuova Pozzallo, Dott. Mormina, continua nella sua nota chiedendo come è possibile essersi accorti che un migrante somalo fosse affetto da una malattia estremamente contagiosa solo dopo il ricovero dello stesso presso l’ospedale “Maggiore” di Modica, a seguito delle ferite e lesioni riportate nel corso della rissa con le forze dell’ordine (a cui và tutta la nostra solidarietà per l’operato svolto in condizioni certamente non agevoli).
Nel sottolineare che la patologia riscontrata al migrante in questione è contagiosa per via aerea, e che la stessa richiede, per la sua gravità, non meno di 6 – 8 mesi di terapia costante e di successivo monitoraggio e controllo per verificare l’assenza di ulteriori residui focolai, ricordiamo come già nell’ottobre del 2009 il direttore sanitario dell'ospedale Maggiore di Modica, a proposito di emergenze sanitarie connesse ai fenomeni migratori, si esprimesse in questi termini:..."dati rilevanti mostrano le nuove malattie che la globalizzazione ha portato anche in provincia. Si tratta della malaria, scabbia, parassitosi, aids e lue. Sfatando però il terrore di pandemie è necessario rivisitare alcuni concetti di patologia utilizzando un approccio medico e terapeutico diverso che tenga conto non solo di queste nuove patologie ma anche dei servizi di prevenzione".
Ci chiediamo, pertanto - conclude la nota del Dott. Mormina - cosa sia realmente cambiato, alla luce della emergenza in atto, nelle prassi di chi ha il compito di vigilare sui problemi di ordine sanitario connessi agli arrivi dei migranti.”
Redazione
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