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Venerdì 25 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 16:22 - Online: 224 - Visite: 8388607

04/06/2011 18:12

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Il Giornale: La Camusso e la tentata violenza sessuale a Romina Licciardi

Un articolo del 10 aprile 2011

Il Giornale: La Camusso e la tentata violenza sessuale a Romina Licciardi Il Giornale: La Camusso e la tentata violenza sessuale a Romina Licciardi

Roma - Solidale con i precari, a patto che siano degli altri datori di lavoro, indifferente a quelli spuntati come funghi dentro il suo sindacato, magari licenziati dopo anni in nero. Severissima con chi discrimina le donne, ma tiene alla larga quelle che segnalano abusi e discriminazioni dentro la sua organizzazione. A giudicare i primi mesi di segreteria, Susanna Camusso sembra poco fedele al suo Dna femminista. Più in linea, semmai, con la tradizione politica italiana, secondo la quale i valori diventano relativi se la ragione di partito lo impone.
Sicuramente la sindacalista più potente del Paese ha un debole per le manifestazioni e lo ha mostrato fin dall’inizio. In prima fila nella piazza di «Se non ora quando». Presente e visibile al Palasharp per la kermesse di Libertà e giustizia con Roberto Saviano. Ieri il segretario generale della Cgil ha partecipato alla manifestazione dei precari che lei stessa ha voluto. Era in testa al corteo di Roma e teneva lo striscione con lo slogan «Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta». Ventiquattr’ore prima, davanti alla sede di Corso d’Italia, manifestavano i licenziati dalla Cgil, un coordinamento che unisce gli ex dipendenti - per lo più donne - che hanno fatto causa al sindacato-datore. 
Casi che si contano sulle dita di una mano, secondo una nota della segreteria uscita in polemica di un servizio del Tg1 sulla manifestazione contro il sindacato. Molti di più, secondo il comitato che li rappresenta. In tutto un trentina. Di alcuni di questi il Giornale si è occupato, da Simona Micieli, licenziata dopo anni di contratti in nero e promesse non mantenute, a Romina Licciardi, che ha denunciato una tentata violenza sessuale. Altri stanno venendo fuori, con denunce - segnalano gli ex dipendenti di Cgil - di lavoro irregolare, mobbing, molestie, rappresaglie. 
Venerdì avevano chiesto un incontro con il sindacato, ma non ci sono riusciti. Ieri volevano parlare dal palco dove si sono succeduti giovani con storie simili alle loro, ma nemmeno questa possibilità - denunciava ieri Micieli - è stata concessa dal sindacato più piazzaiolo d’Europa. Per tutta risposta loro faranno un presidio permanente davanti alla sede centrale del sindacato. 
Iniziativa che potrebbe cadere nel silenzio. Difficile mettere in discussone la più grande e influente organizzazione del Paese, come dimostra la sospensione di tre sindacalisti della Cgil trentina che avevano messo le storie dei licenziati dalla Cgil in un blog e il silenzio stampa (fatte rare eccezioni) che ha accompagnato la manifestazione di venerdì. «Vorrei vedere - si commentava dalle parti della Cisl - se fosse successo a noi. Paginate e servizi Tg come se piovesse». 
Il sindacato-datore inflessibile non fa notizia e la contraddizione non fa paura a Camusso, che ieri ha accusato gli altri due segretari, Raffaele Bonanni della Cisl e Luigi Angeletti della Uil, perché non sfilavano con lei: «Il problema è proprio alla testa». 
Bonanni: «Non eravamo invitati. Comunque sul precariato ci stiamo muovendo con altre associazioni per un’iniziativa che porti a una proposta seria». Replica soft, ma che nasconde la classica critica dei riformisti alla Cgil: i problemi non si risolvono in piazza, ma proponendo. E, aggiungerebbero i licenziati della Cgil, anche con un po’ di coerenza.

 

 

Il Giornale

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