05/07/2011 11:42
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Santa Croce Camerina - Blocco delle autorizzazioni per la realizzazione del terzo pozzo in contrada Tresauro e avviare una fase risarcitoria nei confronti della Enimed per il presunto inquinamento delle falde acquifere.
Questo il "responso" della conferenza di servizio organizzata dal Comune di Santa Croce alla presenza dei responsabili dell'Arpa, di Legambiente, del Genio civile e dei Comuni di Ragusa e Santa Croce. Dopo l'inquinamento di Fonte Paradiso Mirio, in attesa del responso delle indagini della magistratura, il Comune di Santa Croce, attraverso l'ufficio legale, chiederà un risarcimento danni alla ditta o, in alternativa, la realizzazione di un pozzo per attingere l'acqua potabile. "Un incontro che ha sortito gli effetti sperati -. Il Comune di Santa Croce deve tutelare gli interessi della collettività e la salute dei propri concittadini. Per questa ragione, nella sede dell'assessorato all'Ambiente, chiederemo la revoca di tutte le autorizzazioni rilasciate nel 2003 per la creazione del terzo pozzo". Legambiente saluta in maniera positiva l'esito dell'incontro. "Le nostre preoccupazioni e perplessità, suffragate da dati e indagini, sono state condivise anche da altri protagonisti del territorio. Salutiamo in maniera positiva l'esito dell'incontro e chiediamo con forza di sospendere tutte le autorizzazioni rilasciate per la creazione del terzo polo". Legambiente ha chiesto, per una maggiore efficienza ed efficacia dell'iniziativa, che gli Enti mettano a disposizione tutta la documentazione nella loro disponibilità: relazioni, carteggi, e analisi aggiornate, compresa quella relativa all'iter autorizzativo/gestionale del pozzo Tresauro 2. L'associazione ambientalista auspica che si avvii nella cittadina iblea un reale percorso di gestione partecipata della risorsa idrica e del territorio. L'Arpa, con la diretttrice Maria Grazia Antoci, ha snocciolato dati e numeri relativi ai parametri sulla salubrità delle acque. "I parametri sono nella norma, anche le analisi dei cosidetti pozzi sentinella - conclude Antoci -. La classe politica, semmai, si deve interrogare sull'opportunità di rilasciare altre autorizzazioni per la perforazione del sottosuolo in prossimità di sorgenti d'acqua".
Redazione
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