04/08/2011 15:59
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Ragusa - Partirono probabilmente dalla zona di Alessandria, in Egitto. E arrivarono negli Iblei intorno al 70 dopo Cristo.
Gruppi, anche numerosi, di intere famiglie giudee preferirono stabilirsi tra Modica e Cava d’Ispica, tra Kamarina e Kaukana, tra contrada Piombo e Comiso.
Del loro passaggio su queste terre sono rimasti pochi resti, e tutti legati alla sfera magico-esoterica del culto dei morti. Dal 30 luglio e fino al 30 ottobre questi reperti sono in mostra al Museo di Kamarina, nell’ambito di una iniziativa presentata dal Direttore del Parco Archeologico di Kamarina, Giovanni Distefano.
“La assidua presenza della menorah, il candelabro a sette bracci che identifica il culto ebraico – spiega l’archeologo – rende facile la individuazione di oggetti, soprattutto lastre tombali, risalenti a nuclei abitativi giudei nelle nostre zone. Si tratta di reperti recuperati nel corso di diverse campagne di scavo, distanti nel tempo anche di decenni. Sono stati studiati anche da alcuni colleghi esperti in materia, come Nicolò Bucarla, una autentica autorità nello studio delle antiche presenze ebree, che proprio per discutere ed illustrare le peculiarità dei nostri reperti in mostra, verrà a Kamarina a tenere una serie di conferenze. Quello che a noi interessava mettere bene in evidenza – sostiene Distefano – è la confermata presenza di nuclei di ebrei già nel primo secolo dell’era volgare, presenza che si spiega con i reperti, anche se, e la cosa non è meno interessante, abbiamo a disposizione oggetti che testimoniano anche una sorta di sincretismo religioso, in cimiteri dove vennero contemporaneamente inumati cristiani, ebrei ed anche pagani. Una sorta di multiculturalismo, quantomeno a livello di necropoli”.
La presentazione della mostra, che il Direttore Distefano ha curato insieme al suo staff e con il patrocinio di enti locali e club service, si è tenuta nel cortile del Museo kamarinese, luogo che si conferma “magico” per l’atmosfera che riesce a creare, tra i sarocofagi, le anfore, i reperti recuperati in mare e il tutto tra le ciclopiche mura di quanto rimane del Tempio di Giunone. E all’invito di Distefano hanno risposto oltre trecento persone (di sabato, 30 luglio) interessate a quanto illustrato dall’archeologo Distefano, e non solo al buffet di dolci della tradizione ebraica offerto da una pasticceria modicana.
In realtà quella della presentazione della mostra “Ebrei, Kamarina e dintorni”, è stata l’ennesima dimostrazione della grande voglia di cultura, di conoscenza della storia locale da parte di ampie fasce della popolazione (al Museo erano anziani e ragazzi, ragusani e forestieri) ed anche, ne deriva, di quanto grandi siano le potenzialità di un turismo di elite legato alle evidenze storiche, nello specifico archeologiche, di un territorio che continua a riservare sorprese dal punto di vista storico. “E’ così – conferma Distefano – nonostante noi a Kamarina e zone limitrofe non scaviamo più da anni, per mancanza di finanziamenti”.
Unica riserva, volendola muovere, alla bella iniziativa kamarinese, quella della prevista conferenza del rabbino capo di Siracusa, Stefano Di Mauro che, invitato di sabato a parlare presso il Museo, ha ovviamente rispettato (non poteva non farlo, proprio lui rabbino) i precetti legati alla festività del sabato ebraico. Tra questi, come è noto, il divieto a fare tutto, compreso viaggiare, se non dopo il tramonto. Questo ha fatto si che Di Mauro a Kamarina è giunto poco prima dell’una di notte quando ad ascoltarlo non erano più gli oltre trecento delle ventuno, ma poco meno di trenta “fiduciosi”.
Saro Distefano
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04/08/2011 17:25
MA CARO SARO DISTEFANO
Un Uomo libero.
il ch.mo prof. Giovanni Distefano dovrebbe sapere (o forse l'ha dimenticato) che C/da San Biagio di Scicli fu uno dei più importanti insediamenti ebraici del ragusano. Lo sanno tutti e tutti hanno finto di non saperlo per rendere possibile l'ubicazione di una oscena e pericolosa discarica megacomprensoriale. Scicli fu con Modica la città del Val di Noto con una tra le più importanti comunità ebraiche. Se vieni a Scicli ti faccio vedere ancora le tracce (grazie a Dio!) non cancellate di questa presenza che aveva nel quartiere di San Giuseppe il suo ghetto: basti pensare che la via San Giuseppe era una volta chiamata via della giudecca e le sinagoghe sono tuttavia individuabili. Giovanni Distefano queste cose le sa. Non so, però, fino a quando gli interessano.