18/08/2011 15:16
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Ragusa - Eni a Gela mette mano al portafogli e, come ogni anno, dona 70.000 euro all’amministrazione comunale per far fronte alle spese degli spettacoli estivi. A Ragusa invece assistiamo, per mano di Eni, a un presunto sversamento di liquido di perforazione e probabile inquinamento di una falda acquifera.
La Fonte Paradiso, nel comune di Santa Croce, a otto chilometri di distanza dalla concessione S. Anna, dove Eni perfora il sottosuolo per i pozzi petroliferi di Tresauro, è stata oggetto di attenzioni da parte dell’Arpa regionale e della magistratura, con l’iscrizione sul registro degli indagati di ben 9 tecnici di Enimed, società del gruppo Eni che gestisce l’estrazione del petrolio a Ragusa, per presunto inquinamento di falda.
E proprio in virtù di quella concessione, la S. Anna, pozzi Tresauro, Eni, assieme a Edison e Irminio, le compagnie petrolifere che traggono ricchezza dal nostro sottosuolo, parteciperà con circa 400.000 euro alla riqualificazione di Piazza Libertà a Ragusa. Il protocollo d’intesa è stato siglato nell’estate del 2010 dal Sindaco Dipasquale congiuntamente ai vertici delle tre società petrolifere, che s’impegnavano, in quota proporzionale, alla spesa di 1, 3 milioni di euro complessivi per il recupero architettonico di Piazza libertà.
Eni, occorre ricordarlo, è presente nel nostro territorio da più di 50 anni. Forse, Ragusa, è l’insediamento industriale più antico nel meridione d’Italia da parte del cane a sei zampe. O forse ancora, le “pipe da pesca”, le pompe di superficie per la presa del greggio dalla strana forma di pipa-martello, del petrolio del ragusano rappresentano la storia di Eni in campo di estrazione, e fino a 40 anni fa, anche di produzione idrocarburi.
Ma 400.000 euro in 50 anni di occupazione e perforazione suolo pubblico, sono, numeri alla mano, poco più di 8.000 euro l’anno per le casse del Comune di Ragusa. Meno di una riscossione TOSAP per piccola attività commerciale riscontrabile nel comprensorio. Troppo poco per il petrolio ragusano.
Forse il sindaco Dipasquale non ha mai fatto bene i conti con Eni per il petrolio estratto a Ragusa. E neppure i suoi oppositori politici a dire il vero ci hanno mai pensato al tesoretto che incassa Eni dallo sfruttamento del sottosuolo ragusano, senza versare nulla o niente in cambio. O, tutti insieme, maggioranza e opposizione, a Ragusa, fanno finta di non saperlo. Sarebbe il caso di richiamare Eni, per le installazioni industriali che insistono sul nostro territorio, Enimed e Polimeri Europa su tutte, a un più forte impegno sociale verso una collettività, quella ragusana, che da 50 anni ha dato loro grande accoglienza. Nel bene e pure nel male.
Nella foto, spettacolo di lingue di petrolio, infuocato
Giuseppe Savà
20/08/2011 - 22:27
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18/08/2011 23:58
Gennaro Mancuso
C'è da aggiungere che le royalties ENI le paga alla regione siciliana, e solo un piccolo storno viene destinato a Ragusa per l'incomodo di avere le trivelle a portata di barocco. Ma nè il sindaco e nè altri politici avranno mai il coraggio di rinfacciare ad eni lo sfruttamento a costo zero del sottosuolo ragusano.