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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 21:27 - Online: 81 - Visite: 8388607

08/09/2011 23:18

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Giro della Padania, il Giro che non Lega

Se Bartali fosse vivo...

Giro della Padania, il Giro che non Lega

Firenze - Gl’è tutto sbagljao, l’è tutto da rifahe

Così avrebbe sentenziato l’intramontabile Gino Bartali, campione di Ponte a Ema, alla vista di ciò che sta accadendo in questi giorni al mondo del pedale nazionale con il Giro della Padania.

 

Sul Giro

Ho sentito il Bossi jr presentare in TV la manifestazione sportiva. Con toni confusi e a tinte fosche delineare la geografia del Giro. Esistono Giri ciclistici di regioni d’Italia storicamente ormai riconosciuti (Giro del Lazio, della Toscana, d’Emilia, ecc fino all’importantissimo Giro di Lombardia classica autunnale internazionale  - detta delle foglie morte – facente parte del calendario ProTour). Il Giro dalle maglie Verdi attraversa un territorio che labilmente si riconosce e poco concretamente si configura, perché di una topografia aperta senza limiti amministrativi certi … è un fatto solo propagandistico e poco sportivo.

La Padania non esiste!

È un progetto politico delirante e secessionista della Lega Nord fondato sull’egoismo territoriale e sul razzismo. E il Giro ciclistico della Padania è al servizio di quel progetto.

Infatti, la partenza? Dal luogo simbolo della Lega Nord: Paesana (Cuneo). Da Paesana ogni anno - di questi giorni di settembre - lo stato maggiore del Carroccio, subito dopo il prelievo dell'acqua con l'ampolla alle sorgenti del Po, tiene il comizio che apre la Festa dei popoli padani. Quando il Giro d’Italia tiene unita tutta l’Italia accomunata da una passione che corre su due ruote

 

Sui ciclisti.

Il bello del ciclismo su strada, è proprio la strada. La strada con le asperità inattese, le sue sorprese. La sorpresa di essere fermati con motivazioni politiche, raramente, ha fatto parte della vita di una corsa ciclistica. Qualche rivendicazione sindacale per  reclamare diritti sacrosanti dei lavoratori, sempre dai ciclisti compresa e condivisa.

La vita del ciclista – che spesso a  stento ha finito le scuole dell’obbligo e se lo ha fatto perché appunto d’obbligo – risponde ad una logica solo muscolare. Respiro e contrazioni, pulsazioni e forza, questa è la legge del pedalare. Le strategie di corsa sono elementari e facilmente prevedibili, anche quando ricche di fantasia. Il ciclista è spesso uno strumento pubblicitario radio diretto dall’ammiraglia, dal cuore pulsante e zeppo di sentimento. Poche domande si pone sui motivi di una contestazione e spesso non ne penetra i significati: al ciclista importa pedale. Pedalanti sono i suoi vicini. Quello è il suo lavoro. Campa per la fatica e con la fatica. Se alla fatica vengono aggiunti anche gli schiaffi: allora oltre che sofferenza questo sport diventa supplizio.

 

Il ciclismo nobile e dalla luce vivida di un tempo, è molto distante dal clamore di questo Giro, di corsa sempre vera e dai motivi per l’occasione strumentalizzati. Dove l’apostolato politico annulla ogni ideologia comunitaria e di solidarietà nazionale. Lui, Bartali – mangia ostie – pedalava le strade dell’ultima guerra su una bici speciale che nel telaio trasportava soldi e documenti falsi per gli ebrei nascosti. Le portava nella canna della sella. Da Firenze a Roma. Rischiava molto, ma così si allenava, Bartali. E così salvò la vita ad almeno 800 persone. Solidarietà … oggi svanita.

 

Gl’è tutto sbagljao, l’è tutto da rifahe

Ellj Nolbia

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