25/09/2011 13:07
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Modica - Le accuse e le successive ritrattazioni di Bruno Arrabito sono argomento di discussioni.
L’uomo aveva raccontato di tangenti incassate dall’ex parlamentare Peppe Drago, dal fratello Carmelo, ex assessore al Bilancio del Comune, e dall’ex sindaco, Piero Torchi, con i quali è coimputato con altre quattordici persone nel processo davanti al Gup, Patricia Di Marco, per l’inchiesta “Modica Bene”.
Dichiarazioni spontanee rese da Arrabito, rese note in udienza dal pubblico ministero, Francesco Puleio, ottenute il giorno dopo l’arresto, il 19 agosto scorso, direttamente in Procura. Il 29 agosto l’uomo era stato riportato al terzo piano del Palazzo di Giustizia da dove era andato via dopo appena cinque minuti dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha detto se le sue dichiarazioni fossero vero o false: si è solo avvalso del silenzio. Nei verbali del suo interrogatorio riguardo l’arresto per estorsione ci sono cinque pagine con “omissis”.
“Siamo all’oscuro della presunta ritrattazione di cui è stata data notizia – dice l’avvocato Bartolo Iacono, che difende insieme a Luigi Piccione l’ex sindaco di Modica – . Se c’è qualcosa in proposito il PM ha l’obbligo di renderla nota, se intende avvalersi delle precedenti spontanee dichiarazioni, a prescindere dalla loro ammissibilità e di ogni altro profilo attinente alla valutazione di merito. Siamo del tutto indifferenti alla ritrattazione come lo eravamo rispetto alle precedenti dichiarazioni, ma nello stesso tempo rammaricati dal fatto che questo processo, in contrasto con quanto emerge delle indagini, continui a schizzare fango che forse neppure la sentenza di assoluzione potrà lavare, con grave nocumento dell’onorabilità delle persone coinvolte”. Reagisce anche Piero Torchi.
“ Non ho mai attaccato la magistratura, né mai avuto atteggiamenti scomposti. Ho solo chiesto, come dovrebbe accadere in ogni Paese civile, di essere giudicato in tempi ragionevoli e per questo ho rinunciato, volontariamente, alle tutele di un processo ordinario che, visti i tempi del processo, la data cui risalgono i fatti, ed i tre gradi di giudizio, ci avrebbe accompagnato verso una comoda prescrizione; per questo ho scelto il rito abbreviato, accettando le eventuali prove raccolte dall’accusa e rinunciando, sempre volontariamente e convintamente a portarne altre a discolpa, pur di dimostrare in tempi ragionevoli la mia innocenza”.
Saro Cannizzaro
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