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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 21:27 - Online: 66 - Visite: 8388607

18/10/2011 16:02

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I funerali di Paolo Ferro: La vita va amata

Ciao, Paolo

I funerali di Paolo Ferro: La vita va amata I funerali di Paolo Ferro: La vita va amata

 Scicli - "La vita è come un vaso di creta: fragile, delicata. Va rispettata, amata". Don Rosario Sultana parla alla folla commossa che in chiesa, a Donnalucata, e fuori, in piazzetta è venuta a dare l'ultimo saluto a Paolo Ferro.

"A volte questo vaso si può rompere, può andare in frantumi. Questo è successo alla vita di Paolo.  Ma esiste un vasaio, che può ricomporre il vaso, farlo di ferro, e garantire a noi tutti la vita eterna: egli é Dio".

La voce di Don Rosario è venata di commozione, si spezza a tratti. Le comunità di Scicli e Donnalucata si sono fermate oggi per dare l'ultimo saluto a questo ragazzo morto in un incidente autonomo, sabato notte, lungo la vecchia Modica-Marina di Modica. C'era il sindaco di Floresta, paesino in provincia di Messina, di cui è originaria la mamma di Paolo, il sindaco di Scicli, la comunità parrocchiale di Donnalucata e il paese nella sua interezza.

E c'erano gli alunni della mamma di Paolo, insegnante, che hanno letto delle lettere alla professoressa: "Anche se sta attraversando un momento di grande dolore, speriamo che riesca a trovare la forza di tornare a farci lezione".

Un’atmosfera sospesa, irreale, ha permeato la pizzetta antistante la chiesa di Santa Caterina da Siena. Una ragazza, durante il funerale, non regge all’emozione, scoppia in un pianto solitario, mentre tutti gli altri contengono il loro dolore. “Morte, dov’è il tuo pungiglione? Dov’è la tua vittoria?”

La lettura del passo di San Paolo aiuta tutti a riflettere: la nostra debolezza è il peccato, ma solo la fede in Dio aiuta a superare il dolore per la scomparsa di una persona cara. Tra fede e ragione, oscilla tra questi due poli il sentimento di cordoglio delle persone colpite dal lutto presenti all’ufficio funebre. In chiesa c’è anche Saverio, l’amico di Paolo che si trovava con lui in auto al momento della tragedia. Ha gli occhiali neri, gli occhi neri come gli occhiali. Resta in piedi, composto, quasi in tanche. Accanto alla bara il papà, Guglielmo, dipendente del consorzio di bonifica, come il figlio, che aveva conseguito la laurea di agronomo, Pina, la mamma, insegnante, il fratello Francesco. Don Sultana parla del momento educativo del dolore. Ai lati dell’altare ci sono i bambini delle scuole medie, molti sono alunni della mamma di Paolo. Cantano le lodi a Dio, che invitano a credere nella Resurrezione dei Giusti. “E’ opportuno che i ragazzini partecipino di questo momento. La vita degli altri, la loro morte, deve essere di insegnamento per ognuno di noi”.

E Paolo ha lasciato un segno. Indelebile.

 

Redazione

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