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Sabato 26 Maggio 2012 - Aggiornato 25/05/2012 21:27 - Online: 97 - Visite: 8388607

27/10/2011 16:19

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Kamarina, il teatro che non c'è

Perchè il teatro lì non è mai esistito

Kamarina, il teatro che non c'è

Ragusa - Personalmente, sono contentissimo che il Parco Archeologico di Kamarina collabori con la Pro Loco di Ragusa per portare ben quaranta giovani archeologi a scavare nell’antica sub-colonia siracusana. Vanno “alla ricerca” del teatro greco.

Bellissima iniziativa, lo dico con estrema sincerità. Ma è con altrettanta sincerità che sento il dovere di precisare alcune piccole, insignificanti cosette.

La prima. La collaborazione tra un organismo come il Parco Archeologico (entità che, con la nuovissima riforma della struttura dei Beni ambientali e culturali della Regione è alla stesso identico livello della Soprintendenza) ed una associazione locale come la degnissima Pro Loco, può fare soltanto piacere (almeno a me lo fa), con la fondata speranza che si tratti di una collaborazione seria, professionalmente valida e foriera di risultati, quali essi siano. Del resto, la collaborazione tra Giovanni Di Stefano (archeologo ragusano attualmente direttore del Parco oltre che docente di archeologia all’Università di Cosenza) e la famiglia Papa-Recca (da sempre animatori ed amministratori della Pro Loco di Ragusa) è storia antica, e sovente ha permesso il raggiungimento di grandi risultati, un esempio per tutti: la mostra dei quattordici antichi elmi al Palazzo Garofalo di Ragusa ora sono un paio d’anni.

Altra precisazione: sappiamo tutti che lo Stato non fornisce di fondi la Regione, che a sua volta non fornisce di fondi le Soprintendenze che non possono quindi “scavare” nelle numerosissime e ricchissime aree archeologiche. Vero è che chi scava – e con molta lena – non manca, assolutamente. I tombaroli sono in piena attività, un tempo solo notturna ormai anche diurna, anche in aree archeologiche molto conosciute, non essendoci, purtroppo, una adeguata cura e custodia, oltre che sorveglianza. Ecco perché il fatto di avere fondi e disponibilità per far “scavare” quaranta giovani archeologici sia una bellissima opportunità, da sottolineare per importanza scientifica e per possibili, auspicabili scoperte.

Infine, ultima, ma forse più importante precisazione. I quaranta giovani archeologi scopriranno chissà cosa, a Kamarina, sulle orme di Paolo Orsi, Biagio Pace, Nino Di Vita, Luigi Bernabò Brea, Paola Pelagatti e Giovanni Di Stefano (in strettissimo ordine cronologico). Ma quello che loro cercano, almeno a leggere i comunicati e i tantissimi articoli apparsi su tutta la stampa locale, è una cosa precisa: il teatro greco (non potrebbe che essere greco, appare evidente) di Kamarina.

In tal senso, auguriamo loro tutta la possibile fortuna (posto che perizia e talento non mancano, in uno ai moderni strumenti che Orsi non sognava nemmeno), e però, c’è un però. Sono infatti convinto, per informazioni assunte (anche presso archeologi che ben conoscono la cuspide ibea), per studi effettuati, e per intuito supportato dal nulla, che a Kamarina il teatro non ci sia. O, meglio: non ci sia più. I quaranta giovani archeologi potranno al massimo trovare i resti dell’emiciclo kamarinese, ma non a Kamarina, bensì a pochi chilometri ad Ovest. Non è nuova, infatti, la convinzione che il teatro (o quanto di esso rimaneva) sia stato smontato pezzo a pezzo ed i blocchi di arenaria utilizzati come fondazioni e mura della vicina città di Terranova, già Gela. Ma quanto vorremmo sbagliarci in questa nostra convinzione!

 

Saro Distefano

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